Moro, Mattarella, La Torre: tra verità nascoste e depistaggi 

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 15 gennaio 2016

Perché sono stati uccisi Aldo Moro, Pio La Torre e Piersanti Mattarella? Quali intrecci esistono tra mafia e politica? Segreti, misteri di Stato e depistaggi sono stati l'oggetto del convegno tenutosi a Catania lo scorso martedì. Cafébabel vi racconta le parti più interessanti.

«L’impegno per la ricerca della verità deve essere concreto, non retorico. Questa è la battaglia che dobbiamo continuare a combattere». Con queste semplici e allo stesso tempo roboanti parole, il pm Antonino Di Matteo, attualmente nemico numero uno della mafia, si rivolgeva martedì 12 gennaio ai tanti ragazzi presenti all’Università di Catania durante il convegno “Le verità nascoste: da Aldo Moro a Piersanti Mattarella e Pio La Torre” dell’Auditorium dei Benedettini. Un evento organizzato dai Laboratori d’Ateneo “Territorio, ambiente e mafie” Giambattista Scidà in collaborazione con l’Associazione “Memoria e Futuro”, “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e l’Associazione antimafia “Fuori dal Coro”. Il convegno moderato dal Presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, Alessandro Galimberti, patrocinato dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania e dedicato alla memoria di Elena Fava, ha cercato, grazie al contributo deio relatori, di fare chiarezza su quelle zone grigie, quei misteri e coni d’ombra che ancora oggi non consentono una lettura veritiera e attendibile della storia italiana.

Da Portella della Ginestra, passando per Piazza Fontana arrivando fino al delitto Moro, ai terrorismi, agli omicidi eccellenti e alle ultime stragi del ’92 e ’93. Eventi legati dai segreti e i misteri di Stato. E’ stata solo mafia o c’era dell’altro? Perché dopo più di trent’anni non conosciamo ancora gli esecutori materiali dell’omicidio Mattarella? E perché dopo quattro processi non sappiamo la verità sul delitto Moro? Perché venne ucciso Pio La Torre? Queste e altre domande hanno costituito il punto di partenza delle numerose e interessanti riflessioni dei relatori presenti. Cafébabel vi racconta le parti salienti di un’intera giornata dedicata a quegli uomini morti perché credevano in ciò che facevano. Perché erano sicuri di poter cambiare le cose.

Tranfaglia: «Si poteva stroncare il terrorismo sul nascere al contrario è stato incentivato»

Il primo intervento che ha aperto l’incontro è stato quello del professore, storico e politico Nicola Tranfaglia, il quale ha riletto la storia da Moro alle stragi del ’92-’93, sottolineando i tantissimi buchi neri dentro i quali sono insabbiate le stragi più sanguinose del nostro paese: «Moro ebbe il tempo di capire il gioco sporco della politica e quando cercò di distaccarsene, molti italiani seguirono le sue intenzioni. Questo distacco dalla politica oggi è indubbiamente più forte a causa delle collusioni che alcuni pezzi delle istituzioni intrattengono con le organizzazioni mafiose».

Limiti: «In Italia ci sono poteri occulti…»

Ancora più incisivo l’intervento della giornalista Stefania Limiti, autrice di molti libri-inchiesta sui rapporti tra mafia e Stato. «In quegli anni bui, gli apparati dello Stato organizzarono un’operazione di deviazione, di depistaggio della verità, precisa e mirata. Studiare i delitti Moro, Mattarella e La Torre è fondamentale per capire quella parte di storia successiva legata alle stragi e non solo».

Laudani: «Dobbiamo avere la forza di rompere la pigrizia, di conoscere, informarci e parlare di certi argomenti»

Dopo Stefania Limiti, ha preso la parola Adriana Laudani, avvocato e deputato regionale del Pci. Lei conosceva molto bene La Torre e durante il suo intervento, commosso e accorato, dagli occhi scende qualche lacrima: «Abbiamo bisogno di giustizia e di verità. I continui depistaggi non fanno altro che intossicarci e impedirci di guardare il presente con la mente aperta». Poi su La Torre dice: «Aveva già capito tutto. Diceva sempre di parlare non di mafia ma di un sistema politico-affaristico-mafioso. Per questo è importante destare le nostre coscienze e suscitare un movimento democratico di massa».

Purgatori: «Raccontare e ricordare gli ultimi trent'anni della storia del nostro paese è come trovarsi davanti ad un tavolo zoppo, senza una gamba…»

A chiudere la prima parte del convegno, dopo l’intervento del Professore Ernesto De Cristofaro, il quale ha spiegato dal punto di vista tecnico la genesi della legge Rognoni-La Torre, è stato il giornalista, scrittore e sceneggiatore Andrea Purgatori. Eclettico, imprevedibile e volutamente polemico, Purgatori prima di focalizzare l’attenzione sui temi del convegno, si è lasciato andare a un’invettiva contro il sistema dell’informazione italiano: «Raccontare e ricordare gli ultimo trent'anni della storia del nostro paese è come trovarsi davanti ad un tavolo zoppo, senza una gamba. L'informazione, in Italia, non ha eguali nel mondo occidentale per lo stato di forte crisi che vive. Mettere le mani su giornali e televisioni è importante perché dà potere. I padroni dei giornali sono assicuratori, banchieri, tutto meno che editori. Pochi tutelano l'informazione. Ci stanno cancellando la memoria».

Finita la prima parte del convegno verso le 13.30, dopo un piccolo rinfresco, arrivano le forze dell’ordine per bonificare la sala. Alle 16, infatti, è atteso il magistrato più scortato d’Italia, il pm Antonino Di Matteo. L’intervento delle forze dell’ordine si protrae per molto tempo. Niente può essere lasciato trascurato: cani addestrati, artificieri, polizia e carabinieri monitorano gli ingressi.

Dopo l’arrivo del pubblico, sono già le 15.30 quando Giuseppe Lo Bianco, giornalista de "Il Fatto Quotidiano" e storica penna de "L’Ora", inizia il suo intervento. Il giornalista palermitano analizza il delitto Mattarella tra buchi neri e depistaggi: «Falcone indagò sul delitto Mattarella perché lo considerò punto di svolta della storia della mafia, proprio perché gli omicidi dell’ex presidente della Regione e quello di La Torre fanno parte di quegli ‘ibridi connubi’ di cui parlava il magistrato palermitano». Conclude Lo Bianco: «Siamo un paese che con le stragi ha costruito propria storia repubblicana e la classe dirigente non ha fatto altro che cancellare le tracce utili alla scoperta della verità».

Sorrentino: «Siamo di fronte a verità negate, non nascoste…»

Le parole di Armando Sorrentino, avvocato costituitosi parte civile Pci - Pds nel processo La Torre, pesano come macigni: «Quello che ci hanno raccontato non è completamente vero, anzi, in parte corrisponde a bugie e depistaggi. Le verità sulle stragi, su questi delitti non sono state nascoste ma negate, il che è peggio. La realtà è complessa e al contempo chiara, ma si fa di tutto per ignorarla. I servizi segreti, gli apparati istituzionali hanno giocato un ruolo fondamentale nelle bombe che hanno insanguinato il nostro paese. Mancano dei pezzi di verità che lo Stato ha negato ai cittadini».

Di Matteo: «Credo nella coscienza antimafiosa di tantissimi giovani siciliani»

Durante l’intervento di Sorrentino è entrato Di Matteo accolto con uno scrosciante applauso. Proprio al pm sono affidate le conclusioni di questa giornata ricca di spunti di approfondimento e riflessioni. Di Matteo dopo aver ricordato Elena Fava, sorella di Pippo Fava scomparsa poche settimane fa, si è rivolto con passione ai tanti ragazzi presenti in aula: «Credo nella coscienza antimafiosa di tantissimi giovani siciliani, una passione che non dovete mai perdere, ma alimentare costantemente con l’informazione e l’approfondimento». Poi il pm ribadisce il legame, sempre più stretto, tra mafia e politica: «Dietro gli omicidi eccellenti c'è una convergenza di interessi mafiosi e di altri poteri imprenditoriali, finanziari e istituzionali. Ecco perché è importante non abbassare mai la guardia, non perdere la memoria, trovare la forza e il coraggio di andare avanti, di non ritenere chiuse le pagine del passato, di continuare ad indagare per cercare la verità».

Durante il convegno, tra l'intervento di un relatore l'altro, sono stati proiettati alcuni video in cui varie personalità esponenti dell'antimafia nazionale, tra cui la fotografa Letizia Battaglia, l'ex magistrato Gherardo Colombo, il professore Nando Dalla Chiesa, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l'avvocato Umberto Ambrosoli e molti altri, hanno spiegato in 60 secondi perché è importante continuare a cercare la verità in più di settant'anni di stragismo ancora irrisolto. E secondo voi, perché è importante?

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