Moratinos: “Siamo agli sgoccioli delle politiche nazionali”

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2005
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Articolo pubblicato il 28 febbraio 2005

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Il ruolo dell’Europa secondo Miguel Ànguel Moratinos, Ministro degli Esteri di quella Spagna che con il suo “sì” del venti febbraio ha dato il via ai referendum sulla Costituzione.

Il signor Moratinos ci aspetta nella sua casa, riempita di oggetti decorativi provenienti da tutti i paesi in cui ha lavorato. Da sempre favorevole a quel fervore europeo fatto di culture differenti e interessi comuni, si mostra più che convincente.

Il Trattato Costituzionale consacra il coordinamento in materia di politica estera: che vantaggi economici garantirà nell’insieme all’Ue?

Il ministero degli affari esteri è qualcosa di rivoluzionario; favorirà la cooperazione allo sviluppo, le relazioni estere e la difesa. Certamente la maggior parte delle decisioni che si prenderanno richiederanno l’unanimità del Consiglio, ma al Ministro europeo degli affari esteri sarà permesso di fare proposte da approvarsi tramite maggioranza qualificata .

Il progresso nella costruzione europea passa per una cessione di sovranità da parte degli Stati membri?

Assolutamente. In questo momento assistiamo alla cessione di molte competenza in materia economica ed in materia di cittadinanza, giustizia, libertà, e sicurezza. Ma si avvicina il momento più difficile: la cessione di sovranità in materia di politica estera e di difesa (ci sono già certe competenze cedute). In effetti il concetto tradizionale di cittadinanza è stato superato nel XXI secolo.

In che modo l’applicazione del Trattato Costituzionale faciliterà o ostacolerà un ulteriore processo costituente emanato dal Parlamento Europeo?

Quello che stiamo vivendo suppone un passo storico di superamento di ciò che i critici hanno sempre chiamato “Europa dei mercanti”. Diamoci un po’ di tempo affinché i cambiamenti facciano il loro corso. Inoltre, la Convenzione ha costituito un metodo differente, un dibattito al quale hanno partecipato molti settori della vita politica e sociale, invalidando le critiche di deficit democratico. La Convenzione venne creata attraverso un lungo confronto affinché ci fosse abbastanza tempo per discutere, ed oggi ci incontriamo con un modello d’Europa meno governamentalizzato e con più equilibrio dei poteri.

Evidentemente, il testo non è sacrosanto; in questo senso mi richiamo alla frase di Paul Hazard secondo la quale “l’Europa è un idea in movimento che non si accontenta mai”.

La scomparsa di politiche estere in Europa si deve ad una confrontazione di interessi o ad una mancanza di coordinazione politica?

Assistiamo agli ultimi sgoccioli delle politiche nazionali. C’è consenso sulla necessità di restare uniti e la coordinazione avanza con la creazione del Ministero europeo degli affari esteri.

Lei è a favore di una diplomazia appoggiata su accordi commerciali ed economici di cooperazione, come con l’Iran o con l’Euromed, o più a favore di una forza militare preparata ad intervenire in conflitti internazionali?

L’Europa è rispettata per il suo peso economico e commerciale, ma è politicamente debole e in questo va cambiata. Deve possedere capacità di dissuasione. La diplomazia se non ha un braccio militare, oggi come oggi, manca di credibilità, e per tanto ha meno influenza. L’Europa si sta dotando di una capacità militare sufficiente.

L’Ue è divenuta negli ultimi 4 anni il primo socio commerciale della Cina. È una questione di diplomazia o solo di abilità commerciale?

È stata una questione di abilità commerciale. La verità è che è mancata una strategia politica. Il modello cinese ci ha colto tutti di sorpresa.

Lei crede la creazione di questa figura di Ministro degli affari esteri vada a incidere concretamente nella politica estera, come ad esempio nelle relazioni con gli Usa, o con la Russia, il Medio Oriente, ecc.?

Il ministro degli affari esteri avrà delle competenze generali e comincerà col concentrarsi sulla creazione di un servizio esteriore europeo, ovvero, di una diplomazia europea.

Che ventajas avrà per l’Europa l’entrata della Turchia?

È il grande dibattito strategico. L’Europa deve sostenere il grande sforzo della Turchia. Con esso si potrà provare che l’Islam, la democrazia e la modernità sono compatibili. Inoltre dimostrerebbe che l’Europa non è nemica dell’Islam e su ciò insiste molto la proposta di Alleanza di Civilizzazioni da parte di José Luis Rodriguez Zapatero. Sarebbe più facile con una frontiera diretta con l’Iraq o il Vicino Oriente.

Alcuni detrattori del Trattato Costituzionale dicono che questo serva solo per blindare le frontiere dell’Ue e che non è generoso con gli immigranti. Cosa ne pensate?

Bisogna ridefinire concetto di “vicinato” europeo con il circolo dei paesi limitrofi. La Costituzione crea meccanismi che attirano il resto del mondo verso le sue frontiere.

Crede nei possibili traguardi raggiungibili da un’Europa a più velocità?

Credo che il processo di ratificazione riuscirà. Ma una cosa è certa: se la Costituzione non verrà ratificata si dovrà cercare un altro metodo di integrazione. E sono convinto che paesi europeisti come la Spagna non freneranno la Costituzione.