Montenegro: nuova gioventù, vecchio potere

Articolo pubblicato il 05 agosto 2016
Articolo pubblicato il 05 agosto 2016

Il Montenegro è l'unico paese dei Balcani occidentali i cui confini non hanno mai visto una guerra civile né uno spargimento di sangue. Anzi, una volta sono stati loro gli aggressori, hanno attaccato città straniere, mandato truppe nei territori vicini e commesso crimini di guerra. I giovani, però, a differenza dei loro vicini, in 25 anni non hanno mai assistito a un cambiamento.

È una domenica stranamente tranquilla a Podgorica. A vedere le strade mezze vuote non sembrerebbe che l'attuale situazione politica si sia impossessata di tutto il paese – domani (il 16 giugno), in parlamento, è previsto il voto di fiducia. 

Secondo Ilija Gajević, studente di lingue e letteratura, il Primo Ministro montenegrino Milo Ðukanović rimarrà al potere, così come ci è rimasto negli ultimi 25 anni. Ho incontrato Ilija in un parco, di fronte alla statua di Petar II Petrović-Njegoš, il famoso poeta e governatore montenegrino della dinastia dei Petrovič. Mi dice, con un tono leggermente deluso: «Chissà cosa penserebbe di noi Njegoš se ci vedesse ora. Forse è meglio non saperlo».

Chi è Milo Ðukanović?

Ilija non era ancora nato quanto Ðukanović iniziò a costruire le fondamenta della sua carriera politica. In qualità di giovane membro del partito di Tito, grazie alla rivoluzione anti-burocratica degli ultimi anni Ottanta, Ðukanović arrivò in cima alle liste della Lega dei Comunisti del Montenegro. In quel periodo le proteste di massa dei cittadini insoddisfatti della situazione economica iniziarono a flirtare con l'idea di nazionalismo, che da lì a poco si sarebbe diffusa in tutto il paese, e costrinsero la leadership del vecchio partito a dimettersi. I seggi vacanti vennero rimpiazzati da Milo Ðukanović e dai suoi amici e alleati più stretti. 

Dopo il crollo del comunismo, nel dicembre del 1990, in Montenegro si tennero le prime elezioni. Caso strano, la Lega dei Comunisti vinse le elezioni con la maggioranza assoluta, e poco dopo cambiò il nome in Partito Democratico dei Socialisti (DPS). Sono 25 anni che in Montenegro il Partito Democratico è al governo. Milo Ðukanović venne eletto per la prima volta Primo Ministro il 15 febbraio 1991 – il giorno del suo ventinovesimo compleanno – cosa che lo rese il più giovane Primo Ministro d'Europa. Ilija è nato un anno e mezzo dopo. Nonostante abbia vissuto in una democrazia parlamentare e sia già andato a votare tre volte, in tutta la sua vita non ha mai visto una situazione politica diversa. «Non ho mai pensato alla possibilità di un cambio di governo» afferma Ilija.

Ðukanović è stato Primo Ministro per sette volte, e una volta Presidente del Montenegro. Anche se si è dimesso due volte per risolvere delle faccende private, poi è sempre tornato a dedicarsi al DPS. Secondo The Independent, Ðukanović è il ventesimo presidente più ricco del mondo. Anche i suoi parenti più stretti sono decisamente benestanti. Il fratello del Primo Ministro, Aco Ðukanović, è proprietario della Prva Banka (Prima Banca), l'unica istituzione finanziaria che lo Stato appoggiò durante la crisi economica del 2008, donando ad essa  44 milioni di euro. La sorella del Primo Ministro, il famoso avvocato Ana Kolarević, è stata coinvolta nello scandalo della Telekom montenegrina. Nel 2005, in circostanze quantomeno discutibili, l'importante società di telecomunicazioni venne privatizzata. Secondo quanto scoperto dagli investigatori statunitensi, la Telekom ungherese (affiliata dell'omonima compagnia montenegrina) avrebbe corrotto diversi funzionari montenegrini con 7.35 milioni di dollari per comprare la società. Pare che tra questi funzionari corrotti ci fosse un avvocato: proprio la sorella del "più alto funzionario del governo".

Accesso negato, introdurre la tessera del partito

Qualche numero: il Montenegro ha circa 620.000 abitanti, 40.000 dei quali sono disoccupati. Secondo l'Agenzia per il Lavoro del Montenegro, un terzo delle persone al di sotto dei trent'anni non ha lavoro. Il ventottenne Aleksa Bečić, Presidente dei Democratici (il partito di opposizione), sottolinea che la disoccupazione è una faccenda controversa nel Paese. Sostiene che la ragione principale di questo problema sia il nepotismo dei politici e la corruzione all'interno delle istituzioni pubbliche.

«Il nostro sistema di valori essenziali, la vera e propria spina dorsale della nostra società, si è spezzato. La qualità, le competenze e l'istruzione hanno ormai un ruolo marginale nel successo dei giovani. La realtà è che avere la tessera di un partito è l'unico modo per avere qualche opportunità» sostiene Aleska. Tuttavia, secondo fonti locali e internazionali, la credibilità dell'ormai venticinquenne governo del DPS è stato profondamente minato dalle accuse di brogli elettorali. Lo scandalo scoppiato nel 2013 ha infatti dimostrato che durante le elezioni del 2012 il DPS utilizzava i fondi dello Stato e denaro pubblico per comprare i voti.  «Vi ricordate la dichiarazione di Zoran Jelić (l'ex direttore dell'Agenzia per il lavoro, n.d.r.) fatta durante una riunione del partito, quando ha detto che ogni membro vale 4 voti?» chiede Aleska. L'ufficio del pubblico ministero ha risposto che «Nessuno dei partecipanti ha commesso un reato punibile dalla legge», pertanto non è mai stata avanzata nessuna accusa. E poco dopo la moglie di Jelić, Vukica, è diventata capo dell'Agenzia per il lavoro. Attualmente Jelić è un membro del DPS in Parlamento.

L'esercito dei giovani del DPS

Il Consiglio dei Giovani del DPS è formato da circa 15.000 membri, più della base elettorale di alcuni degli altri partiti, e ciò lo rende la più grande organizzazione giovanile del Montenegro. La sua struttura gerarchica è come quella del DPS: 23 comitati municipali e centinaia di comunità locali in cui ognuno ha il proprio ruolo.

Nikola Pešić, un ventisettenne laureato in economia manageriale, è a capo del Consiglio dei Giovani del DPS. Spera di avere una carriera politica di successo, ma sa che non riuscirà a fare la stessa strada del suo idolo politico. «C'è un solo Milo Ðukanović. Nessuno potrà mai essere come lui» dice Nikola.

Quando gli chiedono se preferirebbe far parte di un corpo legislativo o esecutivo, Pešić confessa di vedersi eletto Ministro in futuro, ma aggiunge: «Sono pronto ad andare dove richiede il partito e dove il partito pensa che possa contribuire maggiormente». A differenza di Ilija, secondo Nikola non c'è niente di strano se in Montenegro c'è lo stesso governo da venticinque anni. Riconosce, però, che rispetto alle altre democrazie europee, quella del Montenegro è fuori dal comune. «Sono orgoglioso e onorato di far parte di un'organizzazione che ha superato tempi difficili ed è riuscita a rimanere al potere per così tanto tempo» confessa Nikola, sorridendo. 

"Vi siete divertiti, adesso prendete la vostra roba e sparite!"

Gli oppositori del DPS talvolta organizzano delle proteste, ispirate principalmente a questioni nazionaliste. Le divisioni tra i serbi e i montenegrini sono sempre state un argomento scottante, e questo soprattutto a partire dal referendum del 2006, quando il Montenegro votò per l'indipendenza dalla Serbia. Ma il DPS sfrutta ancora queste divisioni nazionaliste per offuscare i veri problemi sociali. 

«Problemi come la violenza domestica e la violenza contro la comunità LGBT, ad esempio, oppure gli stipendi e i benefici per le pensioni degli impiegati sono considerati meno importanti» racconta Aleksandar Novović. Cinque anni fa, quando ha iniziato a organizzare le proteste studentesche, aveva una visione ben diversa. Negli ultimi 25 anni le proteste giovanili hanno raggiunto un livello nazionale solo una volta, nel 2011, quando gli studenti scesero in piazza per richiedere condizioni scolastiche migliori. Migliaia di manifestanti invasero le strade, sperando in quella che avrebbe potuto diventare qualcosa di simile alle Primavere Arabe. Aleksandar e i suoi colleghi della facoltà di Scienze Politiche erano in prima fila. «Considerando come è andata, gli studenti sarebbero dovuti uscire dal loro piccolo mondo ed ed esigere molto di più, non solo dei semplici benefit come lo sconto alla mensa e l'istruzione gratuita. Gli studenti si sarebbero dovuti comportare da cittadini, e non avrebbero dovuto chiudere gli occhi di fronte agli altri problemi» dice Aleksandar.

Le loro ambizioni tuttavia non sono mai state soddisfatte. In seguito si scoprì che i rappresentanti ufficiali degli studenti avevano le tessere del DPS, e poco dopo l'idea di ribellarsi finì nel dimenticatoio.  «Sostanzialmente, abbiamo potuto protestare finché il sistema ce lo ha permesso. Dopo un po' ci hanno detto: "Adesso che vi siete divertiti, prendete la vostra roba e sparite"» racconta Alexandar.

La resistenza silenziosa

Adesso Aleksandar vive nella periferia di Podgorica con suo padre e la sua ragazza, in un villaggio chiamato Mareza. Ha delle capre e pensa di prendere anche delle galline, ha il suo orto e mangia principalmente quello che produce nella sua fattoria. «Possiamo essere estrosi e creativi quanto vogliamo, ma non potremo mai scappare dall'inquadramento creata dal nostro sistema» si lamenta. «Il sistema ci dice cosa possiamo e non possiamo fare». Ha deciso di opporsi al sistema creandosi una vita tutta sua, in campagna. Una forma di resistenza silenziosa, ma ostinata. Ha dedicato parte della sua fattoria alla creazione di un orto urbano, in cui le persone possono piantare i propri ortaggi, un'iniziativa sociale gratuita e aperta a tutti. 

«Il problema dei giovani d'oggi è che non hanno il coraggio di rischiare e di essere impulsivi. Quelli che vogliono fare gli artisti oppure girare il mondo non lo possono fare perché, prima di tutto, devono avere i soldi per mangiare. E allora rinunciano ai loro sogni e alle loro ambizioni, si trovano dei lavori umili e scendono a compromessi» dice Aleksandar. Una sua ex compagna di classe, Ana Bogavac, afferma di non voler scendere a compromessi. È una giornalista, ha da poco finito un Master in Scienze Politiche e Comunicazione alla School of Economics and Political Science di Londra. Al momento non ha un lavoro fisso perché non vuole lavorare in Montenegro, visti gli standard attuali. «La maggior parte delle notizie pubblicate dai media in questo periodo è ben lontana dal concetto di giornalismo, e io non ho intenzione di lavorare a modo loro» dice Ana con decisione. Secondo lei, la chiave di volta per risolvere i problemi in Montenegro è l'istruzione delle nuove generazioni, per fare in modo che le persone studino e utilizzino le risorse naturali montenegrine (come la terra fertile, una bellissima costa e le riserve di bauxite). Cita con orgoglio il suo caro amico Vuk Uskoković: «Nel corso degli ultimi 25 anni il governo ha dimostrato la sua incapacità di utilizzare queste risorse. Il fatto che una nazione mediterranea, così ricca di risorse naturali, si trovi in una situazione economica così disastrosa, è il risultato non solo dell'avarizia e dell'avidità dei politici, ma anche di una generale ignoranza e incompetenza».

Nel frattempo, il governo di Milo Ðukanović è riuscito a ottenere il voto di fiducia in parlamento. Benché la piccola coalizione del SDP abbia revocato la sua fiducia al DPS, Ðukanović è riuscito a prevalere grazie ai voti del Pozitivna Crna Gora (Il Montenegro Positivo, n.d.r.), un partito dell'opposizione che è sparito dalla scena politica ma che ha ancora dei seggi in Parlamento. La corruzione politica, ancora una volta, ha avuto la meglio. «L'abuso del sistema è ormai diventato una cosa ovvia, e più ne siamo coscienti, più opportunità abbiamo di cambiare le cose» dice Ilja. «È ora di costruire una vera e propria cittadinanza montenegrina».La prima opportunità di cambiamento ci sarà a ottobre, in concomitanza con le elezioni parlamentari. Dopo essere stato accusato più e più volte di frode elettorale, il Primo Ministro Đukanović ha proposto all'opposizione quattro incarichi e la vice presidenza, così da compromettere il prossimo processo elettorale. Per la prima volta nella storia politica del Montenegro l'opposizione ha la possibilità di ottenere un ruolo al governo. Forse, a ottobre, Ilija riuscirà a vedere un cambiamento.

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Testo: Jelena Kulidžan

Fotografie: Tomislav Georgiev 

Oltre i cliché. Oltre l'odio. Oltre il passato. 25 anni dopo l'inizio della guerra nei Balcani, il progetto editoriale Balkans&Beyond di cafèbabel Berlin presenta le storie che illustrano la vita e la politica in Bosnia Erzegovina, Macedonia, Croazia, Kosovo, Slovenia, Serbia, e Montenegro. Questo progetto è finanziato dall'Allianz Kulturstiftung e da Babel Deutschland, con il sostegno morale di tutta la comunità di Babel International.