Montenegro, l'Ue gioca con il fuoco

Articolo pubblicato il 18 maggio 2006
Articolo pubblicato il 18 maggio 2006

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Il 21 maggio 600.000 cittadini montenegrini si pronunceranno sull’indipendenza del Paese. L’Ue ha imposto una maggioranza del 55% perché i risultati siano validi. Rischiando così di aggiungere confusione alla crisi.

Il Montenegro è la piú piccola delle due Repubbliche che formano la Federazione di Serbia e Montenegro. Si tratta di una federazione di comodo in cui le due entità statali collaborano unicamente in materia di difesa e di politica estera. Il risultato degli Accordi di Belgrado del marzo 2002. All’epoca la paura che un’indipendenza del Montenegro potesse portare ad una decisione prematura sullo statuto finale del Kosovo fece tentennare Bruxelles. Per soddisfare Podgorica, che non ha mai smesso di reclamare la propria autonomia da Belgrado, è stata adottata una moratoria di tre anni alla fine dei quali si potrebbe votare per l’indipendenza.

Gli uni contro gli altri

Da allora Milo Dijkanovic, Premier montenegrino, non è stato in grado di condurre il suo paese verso l’indipendenza. Sostenuto dal Partito Socialdemocratico e da una coalizione di partiti rappresentanti la minoranza albanese (7% della popolazione) e bosniaca (12%), il Premier si è impegnato in un coraggioso processo di riforme economiche e sociali volte a contrastare l’immobilismo di Belgrado. In maggio la sospensione dei colloqui intrapresi con Belgrado in vista dell’accordo di stabilizzazione e di associazione ha ulteriormente accentuato la volontà di emancipazione del Montenegro. Per gli indipendentisti il cammino del Montenegro verso l’Unione europea è ostacolato delle politiche controproduttive della Serbia, tra le quali il rifiuto di consegnare il generale Ratko Mladic, ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia.

Nel campo dei sostenitori della Federazione di Serbia e Montenegro si ritrovano invece i principali partiti di destra. Sostenuti apertamente da Belgrado e dal 37% di serbi che vivono nel Montenegro, essi insistono sui pericoli di uno stato “privatizzato” dalla coalizione al potere. Uno stato diventato, a loro parere, una sorta di “paradiso delle attività illegali”. Gli unionisti vedono nell’indipendenza una minaccia perchè incoraggerebbe la minoranza albanese a rivendicare maggiore autonomia. Uno scenario che ricorda le radici dei conflitti armati in Kosovo ed in Macedonia.

Una situazione inestricabile

Imponendo una maggioranza del 55% per il riconoscimento dell’indipendenza, l’Unione europea spera di tenere sotto controllo la Serbia, dove il nazionalismo è stato esacerbato dalla morte di Milosevic. Ma Bruxelles vorrebbe anche favorire i negoziati sullo statuto finale del Kosovo e la legittimità di un eventuale Stato montenegrino indipendente. Una posizione molto ambigua che rischia di scontentare tutti. Infatti un risultato superiore al 50% ma inferiore al 55% non permetterebbe il riconoscimento dell’indipendenza del Montenegro, anche se sostenuto dalla maggioranza. Un’ipotesi di questo tipo porterebbe ad una deriva politica ed alla fine dell’attuale federazione. Qualunque sia il risultato del referendum l’Unione europea deve assumersi le proprie responsabilità ed agire in modo pragmatico. L’indipendenza del Montenegro deve essere accettata se una maggioranza si pronuncia a favore. E risolvere la questione del Montenegro una volta per tutte è il miglior rimedio ai mali della Serbia.