Monica Stambrini: il porno (non) è roba per soli uomini

Articolo pubblicato il 17 marzo 2016
Articolo pubblicato il 17 marzo 2016

Nato sulla scia delle proteste contro la cultura della donna-oggetto, il progetto italiano Le Ragazze del Porno vuole produrre e girare 10 corti diretti da altrettante registe italiane. Basta col dire "siamo donne e dobbiamo fare film erotici… Noi vogliamo fare proprio porno!" per sdoganare questo genere e dare dignità alle donne. Monica Stambrini ci racconta il suo punto di vista.

Il binomio donna-pornografia scomoda l’inconscio, innesca moralismi di vario genere, ma può dare adito a riflessioni di ampia veduta. Lo sa bene Monica Stambrini, classe 1970, regista e ideatrice di Le Ragazze del Porno, un progetto di cortometraggi porno girati da dieci registe italiane. Il progetto nasce nel 2013, con il movimento d'opinione Se non ora, quando?, che ha portato donne (e uomini, per fortuna) della società civile nelle piazze delle più grandi città italiane, per dire no agli scandali sessuali dell’allora premier Silvio Berlusconi e alla dilagante cultura delle "olgettine".

We want porn!

«In questi raggruppamenti ciò che mi lasciava più perplessa,» dice Monica Stambrini, «era questa suddivisione tra schieramenti: donne contro donne. L’alternativa era essere o la donna intellettuale e attivista politica, o l'olgettina. Per questo motivo mi piaceva l'idea di riappropriarsi della sessualità in maniera un po' provocatoria, un po' aggressiva. Il porno mi sembrava la chiave per ricucire queste divisioni interne ad un genere». 

Fondamentale è l’input della giornalista Tiziana Lo Porto e del suo articolo sui Dirty Diaries di Mia Engberg, un’antologia di cortometraggi svedesi. Non sarebbe stato bellissimo fare lo stesso in Italia? «Vogliamo uscire dal ghetto del modo comune di pensare che "siamo donne e dobbiamo far l’erotico…". Noi vogliamo fare proprio porno!».

Ma per le Ragazze del Porno arriva inesorabile lo scontro con la parte benpensante del Paese. Quella parte che storicamente fatica a definirsi laica e vorrebbe scrollarsi di dosso il peso di una cultura della sessualità che, seppur emancipata negli anni ’70, forse non è ancora pienamente consapevole. Come dar vita ad un progetto cinematografico di pornografia valido, indipendente e collettivo? E come rompere l'oligopolio di Youporn e Pornhub?

«Ne abbiamo parlato molto in giro,» continua Monica Stambrini, «c’era molto entusiasmo anche da parte dei produttori, che sono stati i nostri principali interlocutori, ma poca volontà di mettersi in gioco. Perciò abbiamo pensato che la soluzione migliore fosse il crowdfunding. Il nome del progetto, provocatorio e un po’ ironico, si è rivelato essere una grande mossa di marketing. Ragazze e porno nella stessa frase ha creato un cortocircuito che ci ha dato subito grande visibilità!».

Un porno pop, godibile e politico

Il tema pornografia è in sé molto delicato e naturalmente apre la strada a non pochi dibattiti. Da Erika Lust, che dice di fare porno «per i suoi figli», ai rinomati saggi di Andrea Dworkin, femminista radicale americana secondo cui «la pornografia incarna la supremazia maschile»; tra ansie emancipatrici e condanne morali, le Ragazze del Porno spiccano per la proposta di un porno «pop, godibile, consapevolmente politico».

Monica strizza l’occhio a Rocco Siffredi, si dice molto favorevole al mainstream ed elogia la protagonista del suo film, Valentina Nappi. Rincara la dose: «Noi siamo democratiche: non miriamo alla nicchia, vogliamo andare al cinema. La forza del nostro progetto è proprio il suo ampio raggio di fruizione, vogliamo arrivare ai più e ribaltare il pre-concetto di porno legato solo alla masturbazione casalinga o all’individualità». Non a caso la prima mondiale di Queen Kong – questo il titolo del primo corto – sarà presentata al al Queens World Festival di New York il 18 marzo.

Queste Ragazze hanno le idee chiare: non vogliono cambiare il porno in quanto tale, ma piuttosto creare «un nuovo genere cinematografico, una sorta di realismo sessuale», che arrivi a cambiare il cinema con l’audacia della pornografia e la freschezza pop di un approccio femminile. «Voglio rappresentare la sessualità per il semplice piacere di farlo,» afferma Monica, «e il fine non è necessariamente soddisfare un desiderio. Io cerco il piacere di mettermi in scena: siamo artiste, siamo autoprodotte, siamo totalmente libere, ci prendiamo il diritto di fare quello che ci piace. Ma noi vogliamo far capire che porno non è un genere di serie B».

Non si tratta di negare il paradigma “maschiocentrico”, ma superarlo: con il queer non si combatte tra sessi, ma contro il concetto stesso di lotta tra i sessi. «Ciò che più mi disturba è l’ipocrisia e i tabù che si vedono nella TV italiana. È vietato scoprire il seno o il sedere, ma in realtà il gioco è quello di una grande allusione, di un ammiccamento pervasivo. Nel porno questa ipocrisia non c’è».

E non c’è da stupirsi se Youporn esplode di video amatoriali di basso livello con protagoniste dodicenni thailandesi: «Bisogna essere consapevoli che quello che ti piace sessualmente è quello che tu culturalmente per una vita hai costruito o assimilato». E qui agiscono le Ragazze del Porno: «In questo senso il nostro lavoro sì, è culturale. La creazione di nuovi paradigmi culturali è la grande sfida del nostro modo di fare porno».

Una pornografia consapevole

«Ogni divieto crea chiusure, tabù, è sempre una restrizione di libertà. Con il porno vogliamo al contrario vivificare la donna, e far capire che il porno può non essere negazione della donna, anche se sullo schermo vedi un uomo dominante. La soluzione non è abolire il porno, ma arrivare a che le donne si approprino del porno». Che ad un porno più aperto, liberatorio e consapevole, possa far seguito una società più libera, più aperta e inclusiva delle libertà individuali? 

Forse è il caso che tutti gli uomini inizino a pensare che la "parità di genere" non consiste solo nell’avere gli stessi diritti di voto o percepire un certo stipendio a parità della mansione svolta, ma anche di eccitarsi di fronte a un porno. Forse è anche il caso che noi donne iniziamo a rivendicare il sacrosanto diritto di poterlo fare a casa, davanti al pc, oppure la sera, al cinema con le amiche. Perché no?

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Milano.

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Mind the Gap presenta #Sheroes: una serie di ritratti di giovani europei che difendono la parità di genere e lottano contro le discriminazioni.