Monica Frassoni: «Con i Verdi l’industria automobilistica avrebbe avuto meno fondi»

Articolo pubblicato il 26 marzo 2009
Articolo pubblicato il 26 marzo 2009

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La leader dei Verdi in Europa è stanca del fatto che Durão Barroso sia un giorno liberale e un altro statalista. Secondo lei, è giunto il momento che una donna sia Presidente della Commissione europea.

Sarebbe potuta essere una grande Presidente della Commissione europea secondo i suoi compagni di partito. Tuttavia, l'italiana Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi europei, non potrà nemmeno essere rieletta come europarlamentare dopo le elezioni europee del giugno del 2009. Nonostante si presenti con i Verdi italiani, la nuova legge elettorale approvata sei settimane fa cancellerà in un solo colpo la presenza dei piccoli partiti nell'emiciclo europeo: la soglia per accedervi in Italia ha raggiunto il 4%.

Immagini se i Verdi vincessero le elezioni europee in giugno...

«Tre cose cambierebbero molto velocemente: la questione ambientale, quella energetica e quella dei diritti individuali. Sono le tematiche per le quali abbiamo lottato in questi ultimi cinque anni, soprattutto contro la destra».

Tuttavia, non negherà che questo Parlamento e questa Commissione di destra siano stati abbastanza sensibili nei confronti del vostro discorso ecologista...

«Si sbaglia, questo Parlamento e questa Commissione sono composti da esseri umani razionali che non hanno potuto negare i fatti, le prove e le relazioni scientifiche. Sono stati costretti ad accettare che qualcosa andava fatto. Ma vi è ancora una scarsa percezione dell'urgenza di questo problema climatico».

Fra chi?

«Fra la maggioranza di coloro che decidono a livello europeo (leggasi i governi del Consiglio Europeo, ndr). Una cosa sono gli obiettivi dichiarati e una cosa diversa sono le norme applicate. Ad esempio, abbiamo approvato una strategia sulle risorse energetiche, ma con elementi alquanto ambigui che ci possono condurre in una direzione errata. Quale? Che pare sia necessario dare priorità all'investimento di denaro pubblico nel famoso Sistema di stoccaggio dell'anidride carbonica. Si tratta di uno spreco inconcepibile, poiché la tecnologia non sarà pronta prima del 2050 e riguarda solo un materiale fossile. Tutto questo procedimento non fa altro che sottrarre risorse indispensabili alla ricerca e allo sviluppo di energie rinnovabili e dalle campagne di efficienza energetica. Per quanto riguarda la vittoria delle lobby dell'industria automobilistica, l'esempio è ancora più chiaro: se noi avessimo la maggioranza al Parlamento, il Consiglio europeo non avrebbe approvato con tanta facilità gli aiuti a fondo perso dati all'industria automobilistica».

Non crede che l'industria automobilistica meriti questi aiuti?

«L'idea di Sarkozy in Francia è la stessa di quella di Brown nel Regno Unito: “British job for British workers” (lavoro britannico per lavoratori britannici). Molto miope. Io, invece di dare denaro all'industria automobilistica a fondo perso, penserei di più a riconvertire i loro lavoratori».

Crede che si dovrebbe "comunitarizzare" l'energia?

«Credo che sia necessario dare più competenze all'Europa per decidere le linee guida della politica energetica: deve essere condotta a livello europeo. Si devono costruire riserve comuni di gas e di petrolio per situazioni come quella dell'inverno scorso quando si sentì la mancanza di maggior solidarietà fra i paesi colpiti dal taglio del gas russo. Inoltre, se uno Stato non vuole scommettere sull'energia nucleare, non deve essere obbligato a farlo. Ad ogni modo, sono contraria al fatto che l'Unione europea finanzi lo sviluppo dell'energia nucleare».

Ritiene che con l’effetto serra e i problemi climatici le persone considerino con più serietà i Verdi?

«Ma no! Continuano a esserci Paesi, come la Germania, in cui il 50% della popolazione ritiene necessario ascoltare i Verdi per affrontare il cambiamento climatico; Paesi come la Spagna o l'Italia in cui non c'è alcuna sensibilità o ce n'è sempre meno; e paesi come la Francia, dove i grandi partiti sono stati contaminati dalle idee ecologiste».

Secondo i sondaggi, in vari paesi vi è l'impressione che i due gruppi europei che possono uscire vincitori dalle elezioni sono i Verdi e l'Unione per l'Europa delle Nazioni (Uen). La prospettiva la spaventa?

«Non ho questa percezione. I partiti “antisistema” ed euroscettici come la Uen hanno più rappresentanti se c'è bassa affluenza alle elezioni. Ad ogni modo, l'idea di "rinazionalizzare" tutto mi preoccupa. Non mi piace quello che dice Sarkozy di “achetez français” (comprate francese)».

Ritiene che Durão Barroso meriti un altro mandato alla guida della Commissione?

«Per niente. Dobbiamo lanciare quanto prima una campagna "Stop Barroso". Sarebbe necessario pensare a una candidata alternativa, e dico “candidata” perché è giunto il momento di avere una Presidente della Commissione. Tuttavia, è vero che mi preoccupa che la sinistra, e in particolare i socialisti, non partecipino alla battaglia: Zapatero ha dato il suo sostegno a Barroso. È molto grave».