Mondiali in Brasile: generazione playstation a casa!

Articolo pubblicato il 03 luglio 2014
Articolo pubblicato il 03 luglio 2014

I cal­cia­to­ri che at­tual­men­te su­da­no nei campi da cal­cio bra­si­lia­ni ap­par­ten­go­no alla "Ge­ne­ra­zio­ne Play­sta­tion". Nel mondo del cal­cio ac­ce­ca­to dalla tec­ni­ca, i gio­ca­to­ri veri as­so­mi­glia­no sem­pre di più ai loro alter ego vir­tua­li. I vi­deo­gio­chi ri­pro­du­co­no fe­del­men­te la real­tà o il cal­cio vero si sta tra­sfor­man­do in un vi­deo­gio­co? 

Oggi, il modo mi­glio­re per espri­me­re la pro­pria ve­ne­ra­zio­ne per un gio­ca­to­re come Lio­nel Messi, è di­chia­ra­re con en­tu­sia­smo: "è come nella Play­sta­tion". Com­pren­si­bil­men­te anche gli stes­si cal­cia­to­ri pro­fes­sio­ni­sti amano gio­ca­re con la loro con­sol­le, quan­do non sono in campo. Al­cu­ni gio­ca­to­ri sono per­si­no con­vin­ti che gio­ca­re di fre­quen­te alla Play­sta­tion possa au­men­ta­re le pos­si­bi­li­tà di suc­ces­so in campo.  

Con un'oc­chia­ta al te­le­scher­mo, oggi non si rie­sce più a di­stin­gue­re una si­mu­la­zio­ne dalla tra­smis­sio­ne di una par­ti­ta dei mon­dia­li in Bra­si­le. La mi­mi­ca fac­cia­le e i mo­vi­men­ti delle star del cal­cio in­ter­na­zio­na­le sono state cat­tu­ra­te così rea­li­sti­ca­men­te dal vi­deo­gio­co svi­lup­pa­to dalla EA Games (FIFA), che a volte sono i gio­ca­to­ri ori­gi­na­li a sem­bra­re poco rea­li­sti­ci. Sem­bre­reb­be pro­prio che l'o­dier­na ge­ne­ra­zio­ne di cal­cia­to­ri altro non sia che l'a­va­tar di sé stes­sa.  

nike: una mac­chi­na di in­cu­bi

La Nike ha re­cen­te­men­te tra­smes­so una scon­cer­tan­te pub­bli­ci­tà per i mon­dia­li. Per sal­va­re il cal­cio scen­do­no in campo Cri­stia­no Ro­nal­do, Ney­marInie­sta & co. con­tro i cloni della Per­fect Inc., che "non ri­schia­no mai nulla" (men­tre i gio­ca­to­ri della Nike "ri­schia­no tutto"). Il patto: se gli ori­gi­na­li per­do­no con­tro i cloni, al­lo­ra i primi do­vran­no giu­ra­re che non gio­che­ran­no più a cal­cio. Alla fine di un match com­bat­tu­to, gli ori­gi­na­li rie­sco­no a im­por­si sui cloni. Il su­per­po­ten­te re­gi­sta-bu­rat­ti­na­io dei cloni, nelle sem­bian­ze di Steve Bu­sce­mi, è inor­ri­di­to. Il tutto sa­reb­be una sto­ria a lieto fine, se la Nike non in­ter­ve­nis­se at­ti­va­men­te con la sua mac­chi­na del mar­ke­ting, fa­cen­do sì che i cal­cia­to­ri di­ven­ga­no es­se­ri vir­tua­li. Il co­los­so ame­ri­ca­no ha così ri­bat­tez­za­to il por­to­ghe­se Ch­ri­stia­no Ro­nal­do con l'ap­pel­la­ti­vo "CR7" – che suona come R2D2 di Star Wars. In pra­ti­ca, è la Nike stes­sa a co­strui­re i cloni, in­ve­ce di scon­fig­ger­li. 

A quan­to pare, la Nike in­ter­vie­ne anche quale mano in­vi­si­bi­le nelle for­ma­zio­ni delle squa­dre che spon­so­riz­za.  Le di­ce­rie ri­guar­do al fatto che l'a­zien­da abbia man­da­to in campo le pro­prie icone con­tro il vo­le­re degli al­le­na­to­ri, re­sta­no piut­to­sto per­si­sten­ti. Chi ave­va­mo detto che era il bu­rat­ti­na­io? 

Lo spot della Nike: The Last Game

nella ca­ver­na di pla­to­ne

Tor­nia­mo in Bra­si­le: du­ran­te il gioco di aper­tu­ra tra i pa­dro­ni di casa e la Croa­zia, a Sao Paulo, non riu­sci­va­mo a cre­de­re ai no­stri occhi. Quel­li che, dopo un fallo, la­men­tan­do­si del­l'ar­bi­tro, si ro­to­la­no a terra in su­per-slow-mo­tion sono gio­ca­to­ri veri? È stato ne­ces­sa­rio get­ta­re una se­con­da oc­chia­ta, anche piut­to­sto ac­cu­ra­ta, per ca­pi­re che si trat­ta­va pro­ba­bil­men­te dei gio­ca­to­ri che ci aspet­ta­va­mo, in carne e ossa. I gio­ca­to­ri ci ve­ni­va­no mo­stra­ti, at­tra­ver­so le te­le­ca­me­re, da tutte le pro­spet­ti­ve pos­si­bi­li e im­ma­gi­na­bi­li: i pori del viso di cia­scun cal­cia­to­re non sono mai ap­par­si così gros­si nem­me­no ai loro fa­mi­lia­ri. La tra­smis­sio­ne della par­ti­ta è così iper­rea­li­sti­ca che i gio­ca­to­ri sem­bra­no vir­tua­li. 

Ci tro­via­mo forse tutti in­trap­po­la­ti nella pla­to­ni­ca ca­ver­na del cal­cio? Quel­li che cre­dia­mo es­se­re gio­ca­to­ri reali non sono altro che le loro ombre. L'i­dea del cal­cio viene ora con­ser­va­ta sol­tan­to sui campi di terra bat­tu­ta e sulle spiag­ge, lon­ta­no dai gran­di stati. Ep­pu­re regge. 

spa­gna: gra­zie per aver fal­li­to!

La Spa­gna, cam­pio­ne del mondo, con il suo fal­li­men­to ai mon­dia­li ci ha li­be­ra­ti dalle ca­te­ne. La squa­dra, che ul­ti­ma­men­te è stata due volte di se­gui­to cam­pio­ne d'Eu­ro­pa e una volta cam­pio­ne del mondo, aveva mec­ca­niz­za­to il cal­cio fino a di­ven­ta­re l'in­car­na­zio­ne del per­fe­zio­ni­smo nella staf­fet­ta del pal­lo­ne. Chi negli ul­ti­mi anni abbia visto una par­ti­ta della na­zio­na­le spa­gno­la, po­te­va avere l'im­pres­sio­ne che si trat­tas­se di una squa­dra di cloni. La­scia­va­no scor­re­re la palla con di­sin­vol­tu­ra tra le loro file fino a che non ap­pa­ri­va un varco.  Il gioco si era tra­sfor­ma­to in scien­za e la squa­dra era av­vol­ta da un'au­ra di per­fe­zio­ne cli­ni­ca. Per il loro ul­ti­mo ti­to­lo mon­dia­le hanno avuto bi­so­gno di ap­pe­na otto goal in sette par­ti­te. Più ef­fi­cien­ti di così si muore. 

Nel giro di due sole par­ti­te la si­tua­zio­ne si è ri­bal­ta­ta. L'in­can­te­si­mo della na­zio­na­le spa­gno­la è stato in­fran­to dal­l'O­lan­da e dal Cile, tanto che gli ibe­ri­ci sono stati co­stret­ti ad an­da­re in va­can­za prima del pre­vi­sto. Il caso della Spa­gna non si la­scia rap­pre­sen­ta­re me­glio: il tra­mon­to di Golia e la ver­ti­gi­ne della vit­to­ria di Da­vi­de. Nes­su­no vuole ve­de­re il cal­cio come un flus­so co­stan­te e pre­ve­di­bi­le, così come viene rap­pre­sen­ta­to nello spot della Nike. Mo­men­ti im­pre­ve­di­bi­li e l'eb­brez­za della vit­to­ria degli sfi­dan­ti: la mac­chi­na del cal­cio vir­tua­le non co­no­sce que­sto di­rit­to dei de­bo­li. È tempo di met­te­re la Play­sta­tion in sof­fit­ta.