Monaco di Baviera: lutto e paura dopo la sparatoria

Articolo pubblicato il 26 luglio 2016
Articolo pubblicato il 26 luglio 2016

La sparatoria in un centro commerciale a Monaco di Baviera ha catturato l'attenzione dei media di tutto il mondo. Per ore non si è capito se si trattasse di un attentato di matrice terroristica. La paura dei cittadini è del tutto comprensibile, spiegano alcuni, e ora si sta cercando di far luce sul passato del killer.

La paura si diffonde

Le stragi degli ultimi mesi si sono susseguite a un ritmo tale che è impossibile non accorgersi dell’aria tesa che si respira in Europa. La sicurezza del nostro continente, abbastanza tranquillo fino a poco tempo fa, viene minacciata a intervalli di tempo sempre più ravvicinati. La preoccupazione tra i cittadini aumenta, indipendentemente dal tipo di crimine che viene commesso, sparatoria o attentato terroristico che sia.  A celebrare l’attacco di Monaco di Baviera sono stati soprattutto i simpatizzanti dello Stato Islamico. [...] Sui social network ci si domanda sempre più spesso cosa debba ancora succedere prima che i politici si adoperino per adottare le giuste misure volte a garantire la sicurezza dei cittadini. [...] Affermare che  purtroppo dovremo abituarci a tali eventi non riporterà in vita i morti, ma alimenterà solo la paura che ci pervade.

Právo, Repubblica Ceca, 25/07/2016

La Germania evita le questioni 

Dopo la sparatoria a Monaco di Baviera, la Germania ha evitato il confronto con la questione della minaccia terroristica. Insieme ad altre questioni importanti, come quelle riguardanti l'efficacia della polizia. Lo scorso fine settimana il lavoro degli agenti è stato ampiamente applaudito, malgrado l’enorme confusione di venerdì sera. [...] Ma la questione più difficile è capire come si sarebbe comportata la polizia se si fosse trattato di un attentato pianificato da un commando terroristico ben addestrato. [...] La Germania ha vissuto ore di paura, temendo di essere stata colpita da un attentato come Francia e Belgio. Quando si è capito che non era così, la tensione politica si è immediatamente allentata. È stata comunque una tragedia, ma almeno la cancelliera Angela Merkel non ha dovuto difendersi e ha potuto vestire i panni della madre che dà conforto al proprio paese. Ma la questione rimane ancora aperta. [...] Il clima positivo con cui i rifugiati erano stati accolti a Monaco in autunno si era già spento con le violenze avvenute la notte di Capodanno a Colonia.

Nrc Handelsblad, Paesi Bassi, 25/07/2016

Conclusioni affrettate e incitamento all'odio

L'autore della strage è un ragazzo diciottenne di Monaco di Baviera, nato in Germania da genitori iraniani. Era in cura psichiatrica. Ciò che ci deve fare riflettere sono le recriminazioni diffusesi sui social network quando ancora non si sapeva nulla del killer, se non che era "tedesco, di origini iraniane". [...] "Grazie Angela!" [...] è stato uno dei post più gentili pubblicati dai cittadini tedeschi. La sera del massacro la polizia ha voluto sottolineare che il ragazzo «viveva in Germania da più di due anni». Il messaggio che doveva assolutamente passare invece era questo: «qualunque cosa si nasconda dietro a questa follia, l’autore della strage non è arrivato in Germania come rifugiato, e sicuramente non con la grande ondata di migranti dell'anno scorso». 

Kurier, Austria, 25/07/2016

Un ragazzo triste e sconfitto 

Le informazioni sul passato del killer servono a fare luce sulla tragedia. Non dobbiamo illuderci. Anche le migliori politiche di prevenzione possono rischiare di non raggiungere tutti i giovani, e ancora meno gli adulti. Ma è comunque giusto adottarle: il loro obiettivo è quello di garantire a tutti una vita migliore, sensibilizzando su questioni come il bullismo, aiutando chi è in crisi a capire ciò che sta attraversando e dando ascolto alle minacce che un potenziale killer ha già fatto trapelare. Compassione? La proviamo soprattutto per le vittime, i loro amici, i familiari e tutti coloro che hanno dovuto assistere alla strage. Tuttavia, malgrado la mostruosità del massacro, è giusto provare compassione anche per il ragazzo. Da una parte perché nessuno lo ha saputo aiutare. Dall'altra per mostrare a tutti i suoi potenziali imitatori che si trattava di una persona triste e sconfitta, non di un supereroe che cerca di riprendersi la sua rivincita. Si trattava di un ragazzo che avrebbe potuto avere una bella vita.

Zeit Online, Germania, 25/07/2016

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