Moldavia: caos nel Paese più povero d’Europa

Articolo pubblicato il 07 aprile 2009
Articolo pubblicato il 07 aprile 2009

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Dopo la rielezione dei comunisti 20mila manifestanti hanno preso d’assalto il Parlamento per contestare il risultato. E qualcuno reclama l’unione con la Romania.

Articolo di Ulrich Heyden.

Martedì, due giorni dopo le elezioni parlamentari nella Repubblica di Moldavia, in cui i comunisti già in carica hanno vinto con poco più del 50% dei voti, nella capitale Chişinău è dilagato il caos totale. Circa 20mila manifestanti, soprattutto giovani uomini, hanno preso d’assalto il Parlamento ed hanno incendiato la residenza del Presidente comunista, Vladimir Voronin. Già lunedì i rappresentanti dei partiti sconfitti, il leader del partito liberal-democratico Moldova (Ldpm), Vladimir Filat, ed il capo della coalizione Moldavia Democratica, Serafim Urekjan, avevano annunciato delle proteste di massa: secondo loro i voti sarebbero stati truccati. Gli osservatori dell’Osce lunedì avevano però dichiarato che le elezioni si sono svolte in modo tranquillo, in un’atmosfera pluralistica e secondo gli standard internazionali. Neanche l’Ue aveva messo in dubbio il risultato. L’opposizione però la pensa diversamente ed adesso chiede un nuovo spoglio dei voti.

Riunificare la Moldavia e la Romania

Durante i disordini sono stati feriti 30 uomini, poliziotti e manifestanti. La notizia della morte di un uomo è stata invece smentita dal direttore del primo soccorso di Chişinău, Juri Vasiljuk: il medico ha infatti spiegato che alcuni gruppi hanno tentato di «accendere l’opinione pubblica» con notizie del genere. I disordini nella capitale moldava, in cui vivono oltre mezzo milione di persone, ricordano la rivoluzione dei tulipani all’inizio del 2005 in Kirghizistan: anche allora dalla protesta contro i risultati truccati si è sviluppato il caos totale e giovani uomini vagavano per il centro della città depredandolo. Come ha mostrato la televisione russa, la polizia a Chişinău era inferiore ai manifestanti per numero e per tattica. Senza ostacoli i manifestanti hanno tirato delle pietre contro il Parlamento, hanno bruciato le bandiere rosse del Partito comunista in carica, hanno lanciato i mobili del Parlamento per strada ed hanno fatto un falò con sedie e tavoli. Dei testimoni oculari hanno raccontato ad Echo Moskvy, emittente radio critica nei confronti del Cremlino, che all’entrata della residenza del Presidente era stata innalzata la bandiera romena e sul tetto quella dell’Ue. Già dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica una parte della popolazione simpatizza con l’idea di unificare la Moldavia e la Romania.

Prima delle elezioni i comunisti avevano aumentato gli stipendi e le pensioni, ma nel complesso la situazione sociale della Moldavia è particolarmente critica. Il reddito medio mensile è di circa 124 euro, diverse centinaia di migliaia di abitanti di questa piccola Repubblica riescono a mantenere la propria famiglia solo andando a lavorare in Russia o in Italia. Ma il Presidente Voronin celebra comunque la Moldavia come un’isola della stabilità: grazie a massicci interventi statali, il Leu moldavo rimane stabile nonostante la crisi finanziaria. I comunisti sostengono l’entrata nell’Ue ma vogliono intrattenere allo stesso tempo dei buoni rapporti con la Russia, importante mercato per i prodotti agricoli della Moldavia.

Il 5 maggio il Parlamento dovrà eleggere il nuovo Presidente. Voronin, 68 anni con già due mandati alle spalle, non può ricandidarsi, ma, secondo le sue dichiarazioni, ha già scelto il proprio successore. Per ora il Presidente non ne vuole rendere pubblico il nome. Voronin vuole tenere ancora le redini del Paese anche dopo aver terminato il proprio mandato e, se possibile, andrà a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio o del Parlamento.

L'autore di questo articolo, Ulrich Heyden, fa parte della rete di corrispondenti di N-ost.