Mister Terrorismo: “Dialogare con l’Islam moderato”

Articolo pubblicato il 07 marzo 2005
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Articolo pubblicato il 07 marzo 2005

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Cafè babel incontra l’olandese Gijs de Vries, responsabile del coordinamento europeo della lotta anti-terrorismo.

Lei è il primo coordinatore antiterrorismo dell’Ue. Per i media semplicemente lei è “Mister Terrorismo”. Come ci si sente con un titolo del genere sulle spalle?

Difendere le nostre popolazioni contro il terrorismo non è certamente un lavoro individuale. È una responsabilità cruciale per i governi nazionali dei 25 paesi dell’Ue. Per questa ragione i primi ministri di questi paesi hanno discusso misure contro il terrorismo ben 4 volte l’anno scorso. Ciò dimostra che tale argomento viene considerato molto seriamente ai livelli politici più alti, il luogo dove vengono prese le decisioni per difendere l’Europa contro il terrorismo.

Esiste una reale volontà di collaborare in quest’ambito delicato?

Abbiamo visto l’adozione di importanti nuove legislazioni europee: basti pensare alla lotta contro il riciclaggio di denaro e alla protezione dei passaporti contro la falsificazione attraverso l’introduzione di standard biometrici. Procurarsi denaro e viaggiare sarà sempre più difficile per i terroristi.

Stiamo anche migliorando la cooperazione tra i nostri servizi di sicurezza creando, a Bruxelles, un centro di valutazione dei pericoli, che raggruppa analisti dei nostri servizi di sicurezza e dell’intelligence nell’analisi congiunta dei pericoli che minacciano l’Europa. Si tratta comunque di solo pochi esempi delle concrete azioni intraprese dall’Europa.

Pensa che la sua organizzazione si evolverà in un quartier generale dei servizi segreti europeo?

Non nell’immediato futuro, dal momento che i nostri governi non hanno ancora preso decisioni a riguardo. Il nostro obbiettivo non è creare nuove istituzioni centrali, ma lavorare partendo da basi preesistenti; appoggiandosi ad istituzioni nazionali già presenti, favorendo al loro interno lo scambio di informazioni e la collaborazione aldilà dei confini nazionali. In altre parole abbiamo assunto un modello orizzontale e non piramidale.

Come membro ufficiale della Convenzione Europea che ha illustrato il Trattato Costituzionale, quali sono le sue aspettative nei confronti della Costituzione riguardo la coordinazione della sicurezza interna?

Credo ci siano tre modi in cui il nuovo trattato potrà rendersi utile. Primo, renderà i nostri governi più efficienti nella lotta contro il terrorismo in quanto saranno capaci di prendere decisioni sulla base di un voto di maggioranza e non più dell’unanimità, come avviene attualmente. Se si aspetta l’unanimità, ci si dilunga troppo. L’abbiamo visto con l’elezione del nuovo direttore di Europol: c’è voluto più di un anno perché gli stati membri raggiungessero l’unanimità necessaria. Non puoi essere efficiente se per qualsiasi decisione devi aspettare così a lungo. Secondo, il trattato rafforzerà il controllo parlamentare europeo: se vogliamo agire di più a livello europeo, dobbiamo essere sicuri che i diritti dei nostri cittadini, i quali votano per il Parlamento, siano ben protetti: ovvero dobbiamo agire in una dimensione democratica. Terzo, pure i nostri diritti come cittadini saranno meglio protetti, dal momento che l’Unione Europea aderirà alla Convenzione Europea sui diritti umani. Quindi, con la costituzione, si avrà più efficienza, un controllo più democratico, ed una miglior tutela dei diritti dei cittadini.

Secondo la Ong britannica Statewatch “su 57 misure europee anti-terrore, 27 avevano ben poco a che fare con l’antiterrorismo”. L’anti-terrorismo è dunque un pretesto per invadere i nostri diritti civili?

No, sicuramente no. Se lo fosse, i nostri giudici nazionali ce lo avrebbero detto. Tutti quanti devono rispettare la Convenzione Europea sui diritti umani. I giudici valutano in ultima sede qualora tali diritti vengano infranti, e fino adesso non hanno mai preso azioni contro l’Unione Europea.

E cos’ha da dire riguardo a quelle misure che fan sempre parte della legislazione contro il terrorismo, che di per sé stesse non sono illegali, ma che sono mirate alla criminalità normale e non specificatamente contro il terrorismo?

Non capisco tutte queste preoccupazioni. Prendiamo il caso degli avvisi di garanzia europei: indubbiamente questi possono essere usati anche per velocizzare l’estradizione per crimini diversi dal terrorismo, ciononostante si tratta di un’arma importante nella lotta contro il terrorismo. Francamente, penso che i nostri cittadini vogliano la miglior protezione contro il terrorismo. E ci stiamo adoperando in quella direzione, ma ovviamente dobbiamo rispettare l’equilibrio dei diritti umani nella lotta contro il terrorismo.

Il terrorismo come risultato di una frustrazione e di un odio individuali, non può essere completamente estirpato dai mezzi di una semplice politica di sicurezza. In che modo lei può cooperare con altri dipartimenti, come quelli del Commercio e dello Sviluppo, per aiutare a creare un clima in cui il terrorismo radicale non possa evolvere?

Sì, è vero, è molto importante considerare i motivi di fondo che possono fomentare rancori che sono alla base della crescita del terrorismo. Questo è il motivo per cui l’Unione Europea cerca di aiutare i paesi africani, per esempio, nel provvedere stabilità durante i conflitti internazionali. Stiamo fornendo 250 milioni di euro per la pace e la sicurezza in Africa. C’è un stretta cooperazione tra la Commissione Europea, i nostri stati membri ed il Consiglio nel dare assistenza ad un’area che spazia dal Marocco all’Indonesia. Inoltre, stiamo intraprendendo un “dialogo inter-culturale”, dove analizziamo le tradizioni dell’Indonesia in rapporto all’islam. L’Indonesia è un esempio molto interessante in quanto, pur essendo la nazione islamica più grande al mondo, è anche una democrazia. L’Indonesia dimostra che l’Islam e la democrazia non sono incompatibili, come Bin Laden sta cercando di farci credere. Quindi, per lavorare con i musulmani moderati, prevenire il terrorismo è molto importante nella strategia europea. Più forti diverranno i musulmani moderati, maggiori possibilità avremo di prevenire il terrorismo islamico.