Minsk, Lukashenko non parla bielorusso

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 11 ottobre 2012
Siamo a Minsk, dove il russo è la seconda lingua ufficiale. Il bielorusso, all'87° posto tra gli idiomi parlati nel mondo, è usato solo dalla minoranza. Come ci conferma una giovane giornalista, "quelli che parlano russo sono spesso pro-Lukashenko". Ma non è escluso che i due gruppi possano vivere assieme. Anche nella stessa famiglia.

Il suono della “duda” anima il vasto paesaggio verde che si estende sul villaggio di Ozertso ("Aziartso" in bielorusso), fuori Minsk. Le fisarmoniche suonano insieme ai pifferi, che oscillano con la duda – la piccola cornamusa nera nazionale, ricavata dallo stomaco della vacca. Sotto i rami di un albero Veronika e Max, 20 anni, si avvicinano come una coppia mitica. Per la sua terza visita al Kamyanitsa Folk Festival, la 23enne ha confezionato il tradizionale “stroy”, o vestito, che sta indossando seguendo le immagini del libro e guidata dalle mani della madre. “Salvaguardiamo la musica tradizionale, parliamo alle generazioni più vecchie, facciamo foto e ricostruiamo questi stroisas”, spiega la studentessa dell’Istituto di Cultura bielorusso. Dietro di noi il lamento si fa più forte, mentre Veronika mi ringrazia caldamente per il mio interesse.

In Bielorussia, la lingua originale è parlata nelle regioni occidentali, come Mir e Nezvish.

Solo in pochi parlano bielorusso

Grazie” in bielorusso è “dziakuj”, non “spasiba”. Inoltre, è “bielorusso” – il nome incoraggia richiami imperiali, ma non c’è eredità russa qui. Il cordone sovietico della Bielorussa è stato tagliato nel 1991. L’indipendenza ha portato una sola lingua ufficiale fino all’arrivo del presidente Alexander Lukaschenko nel 1994. Ancora influenzato dal vicino a Oriente, la Bielorussia ha avuto due lingue ufficiali a partire dal 1995. Le mappe delle due nuove linee metropolitane e delle fermate degli autobus portano i segni giornalieri di questa vigorosa transizione: si possono leggere, infatti, in entrambe le lingue. Tuttavia, la popolazione di 9,49 milioni di abitanti generalmente parla russo. Secondo le statistiche ufficiali, il 20% della popolazione parla il bielorusso (ma le agenzie private stimano la percentuale al 3-5%),  paragonabile al gaelico parlato dalla popolazione scozzese. Perché mai i giovani dovrebbero parlarlo se i loro nonni non lo fanno? Loro che lo hanno evitato nel secondo dopoguerra, quando le condizioni economiche li portarono a lavorare in Russia?

Ales Herasimenka, 25 anni, ha studiato bielorusso per un’ora a settimana a scuola, nei sobborghi di Minsk. La sua “transizione” è avvenuta all’università. “È il primo passo”, dice. “Quando incontri persone che già lo praticano”. Il secondo passo è usarlo nella vita di tutti i giorni, il terzo è usarlo con la famiglia. “Dopo l’università hai bisogno del russo per trovare lavoro, a meno che tu non sia giornalista, poeta o imprenditore. Il quarto passo è assicurarti che tua moglie o tuo marito lo parli”.

È difficile trovare un’altra persona che non condivida la tua stessa visione del paese

Volia Chajkouskaya sembra aver seguito il modello non ufficiale per parlare il bielorusso alla perfezione. La 24enne lavora per il giornale in lingua bielorussa Zvyazda, è una poetessa che ha già pubblicato dei libri e si gode il suo matrimonio di successo con il marito di lingua russa. Ha, tuttavia, già superato il primo step. “Sono nata vicino Vitebsk, vicino alla frontiera con la Russia. Dopo essere entrata a scuola, dove c'era un contesto linguistico marcatamente bielorusso, ho rinunciato alla mia lingua d'infanzia”, dice mentre ci sediamo in un freddo ma soleggiato parco non lontano dall’iconica piazza Victory. Volia riesce a parlare bielorusso con i parenti di suo marito, ma ci tiene a ricordare che la Bielorussia resta divisa in due realtà. “Quelli che parlano russo sono spesso pro-Lukashenko, il bielorusso è il “'linguaggio dell’opposizione'”. “ Cosa significa questo per la sua vita di tutti i giorni? “È difficile trovare un’altra persona che non condivida la tua stessa visione del paese”, sorride.

Non abbiamo bisogno di istruzione

Herasimenka lavora per il giornale giovanile in lingua bielorussa generation.by. “Non andrà allo stesso modo di 34mag.net”, dice, riferendosi a una rivista simile che ha finito per pubblicare qualche articolo in russo. “I nostri 200 scrittori insieme all’organico centrale di dieci persone, per lo più studenti, cercano di costruire il proprio mondo all’interno di una dittatura. Parliamo liberamente del governo. Potremmo perdere la libertà, quindi non riveliamo mai il nostro indirizzo al telefono”. Come giornalista della pagina culturale, Volia crede che la politica entri sempre in modo naturale. Il suo capo è un “Lukashist” (sostenitore di Lukashenko, ndr). Lei scrive della mancanza di fondi per la produzione di film o per le gallerie, ma il suo lavoro passa attraverso la “correzione”; un regista che ha fatto un film controverso, per esempio, potrebbe vedere il suo nome cancellato dalla stesura finale.

"Scrivo spesso su quello che vedo. Soprattutto d'amore e filosofia"

I futuri figli di Volia saranno bilingue, dice con sicurezza, ma la sfida è fare che questo accada in tutto il paese, dove il 20% dei bambini impara il bielorusso (2006). Andrus Klikonou, del "Gruppo della lingua bielorussa per i genitori", ammette che far crescere bambini a Minsk è una sfida. Mentre Kolya, il bambino-mascotte di Lukashenko, erede in linea diretta e terzo figlio, si esercitava con una pistola placcata d’oro alla tenera età di sei anni, i tre figli di Andrus si incontrano in un gruppo clandestino organizzato con il passaparola. “Si possono anche mandare i figli in Polonia”, offre Ales. Come con le “culture seconde” nelle società, il fatto che i figli finiscano per praticare o meno la lingua nella quale sono stati educati, è un’altra storia.

Il dialetto della prigione

In un chioschetto, un gruppo di ragazzi sembra indignato nel sentirci parlare una lingua straniera nel bel mezzo della notte. Cambiamo argomento. Vanno via. “Stavano parlando 'il dialetto della prigione'”, dice la nostra guida. Lukashenko è deriso perché parla 'Trasianka', o il russo 'pidgin'. Dieci minuti dopo, al Graffiti Bar, bielorussi e turisti russi si tuffano nei suoni funk di James Brown che strilla dal muro. Un ballerino nero ruba la scena parlando in inglese, la comunità gay si mescola liberamente e i giornalisti conosciuti prima girano con le loro visiere abbassate. 

"L'October Graffiti Bar accoglie una piccola orchestra behind the bar, con 25 musicisti che si esibiscono a un pubblico di 40 persone", spiega Lazuk.

Il direttore artistico, Andrew Lazuk, 22 anni, mette fine ai rumori circa il fatto che la maggior parte dei concerti acustici notturni nel “pub-club” in questione preferiscano band di lingua bielorussa. “Non possiamo permetterci grandi artisti”, dice francamente. “Sono amici che hanno bisogno di un’occasione; non puoi fare tanti soldi o diventare famoso in Bielorussia. È per questo che la gente viene qui”.

Scendendo dalla collina nel villaggio di Ozertso si passa da basse case di legno nero e agenti di polizia a enormi palcoscenici e scenografie di baldoria folk. Il vento ci sbatte oltre gli alberi fino al backstage, dove incontriamo un allegro Alek Hamenka, con indosso una giacca di velluto. Il cantante leader del gruppo folk anni ’90, i Palac, è il programmatore creativo del Kamyanitsa; la quarta edizione annuale del 2012 è stata guidata dall’architettura nativa e curata dal museo dell’eredità etnica. “Il Festival, da leggero, si è fatto sempre più audace” dice, con un cenno verso l’ingombrante presenza della polizia. “È stato quasi censurato perché una delle band ha cantato in un altro concerto di argomenti politici delicati; altri sono stati messi sulla lista nera, come Krambambula”.

Aleksander Demidenko e Vladimir Koslov sono i membri della band post-metal Relikt, una delle otto band che si esibiranno stasera. “Andando avanti con l’età, abbiamo sentito sempre più lo spirito bielorusso”, dicono. I ventenni, da Svietlahorsk nel sud-est del paese, ridono del fatto che parlino in entrambe le lingue, a seconda della situazione e delle persone. “Ci piace cantare in bielorusso, ci sentiamo a nostro agio. Quando viaggiavamo per l’Europa la gente ci chiedeva perché i bielorussi parlano russo. Possiamo rappresentare il nostro paese nel mondo e creare un background musicale con la nostra cultura e la nostra storia. Come gli NRM, una leggendaria rock band, i primi a cantare in bielorusso. Volevamo essere più di un gruppo di ragazzi che attrae ragazze e spacca quando suona rock. La Bielorussia ha le proprie radici profonde e la propria anima e natura – foreste, paludi, laghi, campi.” Per quanto riguarda Alek Hamenka, lui rimane neutrale a livello politico; è appena sceso dal palco dopo aver duettato selvaggiamente con un gruppo di nonne russe danzanti. “La lingua non è un criterio da queste parti,” offre come spiegazione.

*Graffiti, Lane Kalinina 16, Minsk.

Questo articolo è scritto con il supporto del Ministero degli affari esteri lituano, nel quadro del progetto “Made in Belarus”. Un ringraziamento speciale va a Maryia S, Dmitry K e AH.

Foto di copertina: (cc) Paval Hadzinski/ flickr/hadzinski.livejournal.com/; foto delle "duda", cortesia della pagina Facebook ufficiale di © Aleh Hamenka; ritratti di Volia e Ales: © NS; Graffiti Bar cortesia di © the folks at the pub-club; Aleh Hamenka, cortesia di © palac.org; video: (cc) Re1ikt