Ministro degli Esteri Ue: non è fantapolitica

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2005
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Articolo pubblicato il 31 gennaio 2005

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La Costituzione lo propone, la storia lo esige: la diplomazia europea del futuro sarà finalmente coordinata da una sola personalità. Analisi.

Cosa direbbero oggi i padri fondatori dell’Europa sulla creazione della figura del Ministro degli Esteri europeo prevista dapl Trattato costituzionale? Sarebbero fieri della nostra Costituzione?

Ciò che ancora oggi sembra fantapolitica era già stato teorizzato più di 50 anni fa, nel 1954, quando per un rifiuto francese sfumò di un soffio l’istituzione della Comunità Europea di Difesa, un organismo federale che prevedeva anche la creazione di un esercito europeo. Il Trattato di Maastricht, gli stravolgimenti geopolitici in seguito alla caduta del comunismo, i primi focolai di guerra nella ex-Jugoslavia, renderanno palese nei primi anni 90 la necessità di uno sforzo comune europeo anche in politica estera. Così l’obiettivo di una Politica estera e di sicurezza comune (Pesc) entrò a pieno titolo nel Trattato di Maastricht subendo poi importanti modifiche nei successivi trattati di Amsterdam e Nizza. Dalle parole si è passati ai fatti con la creazione nel 1999 della figura di Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza e di vari comitati a sostegno della sua attività diplomatica. Il Trattato di Nizza ha introdotto inoltre la possibilità per gli Stati membri di instaurare una cooperazione rafforzata anche nel campo della politica estera e di sicurezza comune. L’introduzione dell’euro, che ha contribuito ad unire le coscienze europee, e l’incombere della minaccia terroristica sull’Europa dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, hanno reso sempre più attuale l’argomento, fino alla definitiva consacrazione avvenuta con la crisi irachena: la realizzazione di una politica estera europea è diventato tema di dibattito in tutto il Continente e non solo.

Chi è il nuovo Ministro degli Esteri?

I sondaggi lo confermano: i cittadini europei appoggiano pienamente la Pesc e auspicano un suo ulteriore sviluppo. Ma la nuova Costituzione europea ha soddisfatto le loro aspettative? L’istituzione del Ministro degli Affari Esteri viene unanimemente considerata una dei maggiori progressi della nuova Carta costituzionale. Tecnicamente si tratta di una sorta di fusione delle funzioni dell’Alto rappresentante per la Pesc e del Commissario alle Relazioni Esterne, ma il ministro disporrà anche di nuovi “poteri”: per esempio dell’importantissimo diritto di iniziativa, precedentemente in mano alla Commissione. Sarà anche vicepresidente della Commissione, il che aumenterà il suo prestigio. Le sue funzioni saranno essenzialmente tre: rappresentare l’Ue nelle questioni di politica estera e di sicurezza comune, condurre il dialogo politico a nome dell’Unione ed esprimere la posizione europee nelle organizzazioni internazionali, nonché in occasione di conferenze internazionali. Potrà quindi, su richiesta degli Stati europei che ne fanno parte, essere chiamato ad esprimere la posizione dell’Unione davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Presupposto fondamentale per svolgere il suo ruolo, è che l’Unione abbia effettivamente una posizione unitaria su un’ampia serie di temi. Ma da chi viene decisa la linea della Pesc? Il ministro ha più che altro una funzione di rappresentanza e coordinamento, ma le decisioni continueranno a venir prese dal Consiglio dei Ministri, l’organo che rappresenta gli interessi degli Stati. Verrà mantenuto il criterio dell’unanimità e gli Stati membri disporranno sempre di un diritto di veto, due grossi ostacoli alla nascita di un’Europa politica.

A quando le ambasciate dell’Ue?

Ma allora quali effetti avranno le riforme riguardanti la Pesc nelle relazioni internazionali? L’istituzione del Ministro degli Esteri, per quanto richiesta a gran voce, resta per ora solo una rivoluzione formale più che sostanziale. Ma un incarico ad una grande personalità potrebbe conferirle un importante valore aggiunto. Il successo di una carica “ad personam” con così grande visibilità dipenderà in definitiva dal carisma e dall’abilità del nuovo ministro e da come egli riuscirà a sfruttare gli spazi che gli concede la nuova Costituzione. Sarà anche un’occasione per avvicinare i cittadini alla politica dell’Unione e scacciare il mito della “burocrazia” di Bruxelles. Il Ministro sarà supportato da un servizio diplomatico costituito da delegazioni presenti in quasi 125 paesi (Servizio europeo per l’azione esterna): saranno le nostre ambasciate del futuro?