Milano: il lato reggae della city meneghina

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2009
Articolo pubblicato il 03 dicembre 2009
Dei colori panafricani "red, green and gold" della cultura Rastafari, le notti milanesi non si fanno mancare nessuna sfumatura.

Forse tutto ha avuto inizio il 27 giugno del 1980, quando Robert Nesta Marley, passato alla storia come Bob Marley, giunse all'aeroporto milanese di Linate per il primo degli unici due concerti che l'indiscussa star del reggae tenne in Italia in tutta la sua carriera (il secondo fu allo Stadio Comunale di Torino). In quell'occasione Milano fu testimone esclusivo di un evento epocale che vide circa 100 mila persone riversarsi, sin dalle prime ore del pomeriggio, sul prato dello Stadio di San Siro, per la prima volta adibito a ospitare un evento non sportivo. Da allora, le "good vibes" del verbo reggae non hanno più smesso di risuonare nei club, per le strade e nelle cuffiette degli affezionati seguaci del genere.

Vito War e I-Tal Sound

L'Italia, e Milano in particolare, devono soprattutto al veterano Vito War la promozione della musica reggae e della cultura giamaicana e Rastafari. Sin dagli anni ’80 questo pioniere milanese del reggae inizia a organizzare i primi concerti di band italiane ora affermate, come gli Africa Unite, i Sud Sound System e i Pitura Freska. Nel 1988 comincia la sua avventura radiofonica con il network di Radio Popolare conducendo il programma Reggae Radio Station, il più longevo format radiofonico specializzato in musica reggae in Italia ancora on air. Oggi Vito War continua nella sua "mission", infiammando le dancehall di Milano e del resto d'Italia, spesso spalleggiato da più giovani promoter del genere, tra cui gli I-Tal Sound. Protagonisti della promozione del reggae in Italia dal 1998, gli I-Tal Sound hanno ospitato, in 10 anni di attività, i più importanti sound italiani e dato il via a collaborazioni internazionali che hanno portato a Milano il famoso DJ David Rodigan (UK) e numerosi artisti giamaicani, come i tanto discussi Sizzla o il "Profeta" Capleton, The King of Fire.

La settimana milanese del reggae

Le notti milanesi iniziano a tingersi di Giamaica sin dai primi giorni della settimana. Il martedì sera, un suggestivo giardino di un palazzo di corte tipicamente milanese, lo spazio polifunzionale Corte Regina di Viale Monza, abbandona le vesti diurne del centro benessere e indossa quelle del reggae, con sound d’eccezione quali Vito War, Irie Soldiers e Golden Bass. Il mercoledì dalle 19 alle 21 in Porta Romana, per le "queen" e i "king" della dancehall, Suna, coreografa dell’Italian Dance Hall Queen Crew e terza classificata all’European DHQ Contest 2008, tiene delle lezioni in cui si possono imparare passi vecchi e nuovi, dal Pon di River al Gully Creepa, le tecniche dei trick acrobatici, i metodi di wining, i balli in coppia e in gruppo. E per chi volesse proseguire con la “danz” sino alle prime ore del mattino, il Molotov di Via Cesare da Sesto apre le porte all’inequivocabile appuntamento del "Mercoleweed".

Il giovedì il reggae è residente in Via Watteau al centro sociale Leoncavallo, il primo locale live ad ospitare in Italia, nel 1989, uno dei più famosi gruppi italiani del genere in lingua salentina: i Sud Sound System. Nella grande hall dell’ingresso, così come nel piccolo e accogliente “Baretto” del giardino del Leonka, grandi nomi internazionali si alternano a giovani produzioni indipendenti del panorama italiano.

Nel week end il popolo milanese del reggae “se la balla” nei patinati club Circolo Magnolia, in zona Linate, e Live Club di Trezzo sull’Adda, senza comunque dimenticare di fare un salto nei più “under” ma numerosi centri sociali e spazi autogestiti che da sempre diffondono il genere con la medesima passione: SOS Fornace, Casa Loca, CSO Cantiere, etc.

Un giamaicano a Milano

«Nelle serate reggae vedo finalmente il vero volto cosmopolita di questa città»

Ma oltre ogni club e promoter, è la "massive" che ha reso Milano un’autentica meta europea del reggae. E tra questi aficionados, non potevano mancare gli “originali”, ovvero i giamaicani residenti a Milano, il cui numero sfugge persino agli archivi del Consolato Generale di Giamaica a Roma.

Molti di questi lavorano di giorno e cantano la notte, come Ragien Nesta Lawrence aka High Priest, nato troppo tardi per conoscere personalmente l'icona del reggae, ma l’essere cresciuto nel distretto di St. Ann a pochi passi da Nine Mile, il luogo che ha dato i natali a Bob Marley, non poteva che infondere nelle sue vene il verbo del reggae.

«La musica reggae è vera perché ti mostra la vita nella sua totalità: il bene e il male, il povero e il ricco - dice High Priest - e la musica reggae a Milano è ancora più vera: è capace di unire sotto lo stesso tetto culture differenti che, danzando liberamente, si incontrano nel messaggio di One Love, One Heart. Nelle serate reggae di questa città vedo finalmente il vero volto cosmopolita di Milano».