Milano e i suoi “99 luoghi segreti”: «La città più irriducibile e nascosta d’Italia»

Articolo pubblicato il 24 aprile 2015
Articolo pubblicato il 24 aprile 2015

Descrivere una città come Milano in un tweet non è per nulla facile. Ma Manuela Alessandra Filippi, “irriverente storica dell’arte”, riesce in 140 caratteri a coniugare sintesi ed efficacia: «A #Milano 99 luoghi segreti per raccontare la storia della città più irriducibile e nascosta d’Italia, capace di rinascere dalle sue ceneri». E ci fornisce  la chiave per scoprire luoghi inaccessibili.

Sono esattamente 99 i luoghi che Manuela Alessandra Filippi ha scovato e raccontato in “Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Milano” (Palombi Editore). Perché Milano «ha un lato tenuto in scarsa considerazione da chi la vive da poco, da chi viene per lavoro e pensa che sia la città di moda, design e finanza» racconta. L’autrice è fondatrice e presidente di Città nascosta, associazione che dal 2010 si occupa di promuovere il patrimonio storico, artistico e culturale della città normalmente non accessibile. Filippi ci riceve nella sede dell’associazione che, situata in un piccolo cortile in via del Bollo e a un passo dalla Chiesa di San Sepolcro, potrebbe benissimo essere uno dei 99 luoghi segreti.

cafébabel: Nel libro definisce Milano “una città nascosta, come una gentildonna che non è abituata a mettersi in mostra”. Come è riuscita a scoprire i 99 luoghi?

La regola aurea che mi do quando vado a vivere in un posto, è scoprire dove ho deciso di vivere e conoscere la città. Sei anni fa, quando mi sono trasferita qui, ho trascorso i primi sei mesi dedicandomi alla scoperta della città, con una bicicletta, una mappa e dei libri trovati in una libreria antiquaria. Tutto quello che scoprivo era sorprendente e inedito.

cafébabel: Quanto è importante per un milanese conoscere questi luoghi?

Per qualsiasi cittadino è importante conoscere la propria città in modo approfondito e avere dimestichezza con la bellezza. Entrando in contatto con luoghi così si stimola il senso di appartenenza e consapevolezza del posto in cui si vive. Senza l’educazione alla bellezza, si rimane immersi nella “notte in cui tutte le vacche sono nere”, dove tutto è uguale.

cafébabel: Non si vive la città…                                                            Esatto, diventa una sorta di dormitorio, dove ti trovi a vivere senza sapere bene perché. Quello che fa Città nascosta è proprio stimolare il desiderio di conoscenza.                                                                                                                                                                                                             cafébabel: Nei luoghi descritti nel libro troviamo sia l’antichità, sia la modernità. Qual è la principale caratteristica di Milano?                                                                                                            La capacità di riconfigurarsi a seconda dei tempi e la vocazione verso il prossimo (e nel libro c’è proprio una capitolo dedicato alla Città del bene, ndr). Milano esprime ancora oggi una profonda e attenta azione verso il prossimo, nonostante la crisi e le difficoltà.

cafébabel: Il luogo più rappresentativo della città? 

Secondo il sentire del turista direi il Duomo, la Galleria, il Castello Sforzesco e il Cenacolo.

cafébabel: Questi però sono quelli più comuni. Secondo lei invece?

È difficile, e infatti non ho inserito il Duomo e il Castello, perché sono sotto gli occhi di tutti. Proprio perché raccoglie la vocazione alla riconfigurazione e il culto della memoria, penso al Memoriale della Shoah. L’unico, in Italia, realizzato in un luogo di deportazione, il Binario 21 della Stazione Centrale. È forte tanto quanto il Museo ebraico di Berlino, però è un luogo fisico di deportazione. Un altro luogo penso sia lo scavo del Foro romano sotto i piedi dell’Ambrosiana. Milano è stata capitale dell’Impero fino al 402, e di questa città non rimane quasi nulla: il lavoro di messa in luce di una porzione del foro è una bella impresa di recupero di un pezzo di storia.

cafébabel: Parliamo del libro, come lo descriverebbe?

Lo considero un affresco, non una guida. Ogni singola chiave è la tessera di un mosaico, che ricomposto ricostruisce la storia della città. Ed è la ragione per cui ho scelto l’ordine cronologico: si apre con il Foro e si chiude con il Palazzo UniCredit; in mezzo c’è la storia della città.

cafébabel: Dal Foro Romano, ai grattacieli di Porta Nuova. Quanto è cambiata Milano nella sua storia?

Milano è come l’araba fenice, si è reinventata mille volte. È stata la città più bombardata d’Italia, oggetto di un chirurgico attacco degli angloamericani nella Seconda guerra mondiale. Distrutta e devasta almeno cinque volte, è sempre rinata. Ogni singola pietra in piedi deve suscitare amorevolezza, perché è sopravvissuta a tutto: dai bombardamenti alle speculazioni edilizie. Da una parte c’era l’orrore della guerra e del dopoguerra, dall’altra una storia bellissima di famiglie milanesi che si sono battute per tenere in piedi i loro palazzi.

cafébabel: Quali sono le potenzialità di Milano?

Milano ha potenzialità incredibili. Se governato con lungimiranza e messo a sistema, questo patrimonio potrebbe diventare il volano della città, ma anche un modello per altre città italiane e un punto di riferimento per città europee, perché Milano fin dal Medioevo ha sempre prodotto idee, pensieri e innovazioni. Qua è stato costruito il primo canale della storia, il Naviglio grande.

cafébabel: L’Expo è alle porte, la città è pronta?

Un’occasione così meritava di avere al comando persone più sagge e lungimiranti, capaci di pensare che un Expo non vale sei mesi ma vale una vita. Malgrado io sia un’inguaribile ottimista ho la sensazione che questa carta si sia giocata pensando poco al futuro e concentrandosi troppo nel presente.