Migrazione: L'Unione europea insiste e firma

Articolo pubblicato il 05 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 05 ottobre 2016

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Il vertice del 28 e 29 giugno ratifica gli accordi sulla gestione del flusso migratorio e in particolare sulla delocalizzazione dei controlli alle frontiere. Nessun cambiamento di rotta, l'Unione europea e gli stati non si rimettono in discussione.

Gli accordi di Rbat (2006), il processo di Karthaum (novembre 2014) e il vertice sulla migrazione a La Valletta ( 11 e 12 novembre 2015)... molte procedure prima che gli Stati membri si decidono ad adottare un piano d'azione preciso in tema di migrazione, con lo scopo quindi di "lottare contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno che riguarda il dislocamento degli immigrati".

In particolare questi accordi prevedono dei fondi fiduciari (ancora in fase di negoziazione) "una sorta di Juncker per l'Africa" secondo la Rappresentanza permanente della Francia con l'obiettivo di "lottare contro le cause profonde della destabilizzazione, degli spostamenti forzati e l'immigrazione irregolare, rinforzando le prospettive economiche e le opportunità, la relienza delle persone vulnerabili così come la sicurezza e lo sviluppo", secondo il piano esecutivo del vertice de La Valletta.

Dalla teoria alla pratica

Gli accordi UE-Turchia, che si sono conclusi il 18 marzo 2016, inducono a una logica di esternalizzazione che soprintende alla gestione dei flussi migratori da parte dell'Unione europea.

In sostanza le autorità turche si sono impegnate a riprendersi tutti gli immigrati arrivati in Grecia, tra cui anche i siriani. In compenso la Turchia ha ricevuto 3 miliardi di euro in aggiunta ai 3 miliardi ricevuti nel 2015, così come un'accellerazione del processo di adesione all'Unione europea.

Inoltre L'UE si adopera per ogni siriano rinviato in Turchia, affinchè i siriani rimasti nei campi profughi turchi vengano rinviati in Europa. Secondo il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker questo meccanismo vuole "evitare ulteriori morti nel Mediterraneo" e ostacolare il traffico d'esseri umani.

Tuttavia il bilancio è contrastato. Da un lato è evidente una riduzione del passaggio degli immigrati per le isole greche (e di fatto nei principali paesi d'accoglienza in Europa, considerato dal Consiglio come uno dei principali lati "positivi"). Dall'altro, invece, si registra un aumento dei flussi provenienti dall'Egitto e dalla Libia attraverso una rotta marittima che passa per il centro del Mediterraneo (Italia). D'altronte il numero dei morti in mare è aumentato. Da gennaio 2016 l'Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM) ha calcolato 2467 morti per la rotta del Mediterraneo centrale. Le persone annegate sono 681, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2015, quando il numero degli arrivati è diminuito da 70 356 persone nel 2015 a 65 752 nel 2016 in questa rotta marittima.

Nonostante questi dati allarmanti, durante la conclusioni del vertice, l'UE si congratula per la buona riuscita dell'accordo EU-Turchia e dichiara di voler estendere questo modello anche  ai paesi africani, esternalizzando il controllo dei flussi migratori attraverso i fondi fiduciari per lo sviluppo, il cui accesso sarà condizionato al controllo delle partenze.

"Una serie di misure esortative positive e negative saranno integrate alle politiche commerciali e di sviluppo dell'UE come ricompensa ai paesi che si mostrano desiderosi di voler cooperare in modo efficace con l'UE in materia di gestione dei migranti", precisa un comunicato stampa della Commissione europea del 7 giugno 2016.

Reazioni delle ONG

Come reazione, un collettivo della ONG, European Council on Refugees and Exiles (ECRE) composto tra l'altro dall'ONG per la protezione dei diritti dell'uomo e diritti d'asilo (Amnesty International, Asylum aid, Belgian Refugee Council...) che comprende più di 100 ONG di 38 Paesi, ha pubblicato un comunicato stampa che denuncia la politica europea in materia di migrazione e sottolinea i possibili pericoli di questo tipo di accordo.

"Il piano propone di utilizzare l'aiuto, il commercio e altri fondi per incoraggiare i paesi a ridurre il numero di migranti che arrivano sulle coste europee. (...) Questo è ispirato all'accordo UE-Turchia che ha lasciato migliaia di persone bloccate in Grecia in condizioni alquanto disumane. Inoltre riguarda in modo particolare centinaia di bambini, che non essendo accompagnati, vengono tenuti in centri di detenzione mentre potrebbero restare nelle unità di polizia".

Questo comunicato riflette il rifiuto dell'ONG Medici senza frontiere di accettare in futuro i fondi dell'Unione europea, questo per manifestare il suo disaccordo con una politica migratoria europea giudicata scandalosa. " MSF denuncia i politici di dissuasione ditruttrice dell'Europa e il tentativo insistente di respingere lontano dalle coste europee le persone e le loro sofferenze". precisava Jerome Oberreit, segretario generale del MSF internazionale in un comunicato.

Questi appelli sono stati volutamente ignorati dai dirigenti europei. Le conclusioni a cui giunge il vertice del 28 giugno 2016 non presentano alcuna ambiguità."Bisogna aumentare i controlli e le misure di sicurezza alle frontiere esterne dell'Europa", ha affermato invece Jean-Claude Juncker.