Migranti di Calais: un altro paio di Maniche

Articolo pubblicato il 24 novembre 2014
Articolo pubblicato il 24 novembre 2014

Circa 2300 migranti cercano di sopravvivere per le strade di Calais, estremo nord della Francia, sui terreni abbandonati delle zone industriali o negli squat, sperando d’attraversare la Manica. Sopraffatta dalla situazione, Natacha Bouchart, sindaco di Calais, implora l’aiuto del Regno Unito. Ma questi sembra fare orecchie da mercante.

«Che li lascino andare in Inghilterra!», reclamano gli abitanti di Calais quando si parla delle migliaia di migranti di passaggio nella loro città. Che siano eritrei, etiopi, sudanesi o siriani, questi uomini e donne dal passato ben diverso l’uno dall’altro hanno qualcosa in comune: la speranza di un futuro migliore su suolo britannico. David Lacour, presidente di Solid’rassociazione che gestisce un centro d’accoglienza in cui sono ospitate 50 persone tra donne e bambini, conferma: «Vogliono tutte andare in Inghilterra. Per loro è il paradiso».

Eldorado o no, vogliono andarci tutti

«Laggiù hanno parenti o amici», spiega Lacour. Alla rete di conoscenze si aggiungono la perfetta padronanza della lingua e dei progetti per il futuro. Come un giovane siriano che, con un buon inglese, afferma: «Mio fratello è riuscito superare lo stretto 13 giorni fa. L’ho sentito al telefono, ha di che vivere e sta bene. Lo raggiungerò». Da parte sua, il sindaco di Calais, Natacha Bouchart, lamenta una politica britannica troppo «pro-immigrazione», additando i 36£ di sussidio settimanale che la Gran Bretagna eroga ai richiedenti asilo e che, secondo lei, li attira come una «calamita».

Video di alcuni migranti che provano a prendere un ferry 

Tanti fattori che, a torto o a ragione, alimentano da anni il mito di un Eldorado inglese. «Gli hanno venduto un sogno», riassume il presidente di Solid’r, denunciando una pubblicità a favore della Gran Bretagna che inizia ad infastidire parte degli stessi inglesi. «I migranti pensano che qui staranno meglio ma si sbagliano», spiega una donna di Dover. È lì che giungono i traghetti provenienti da Calais. «Qui non c’è più lavoro, i giovani sono costretti a lasciare la città per trovarne uno», aggiunge la sorella della donna.

Ma il mito è duro a morire ed il numero di immigrati che si accalcano alle porte di Calais continua a crescere. In appena tre mesi è passato da 1500 a 2300, secondo i dati forniti dal prefetto della regione Pas-de-CalaisDenis Robin. Un’attrazione irrefrenabile per la Gran Bretagna che ha spinto Natacha Bouchart a richiedere l’intervento di Londra. Lo scorso 28 ottobre, ai deputati d’oltemanica, il sindaco francese ha detto senza esitazione: «La frontiera dovrebbe essere sul suolo britannico perché è vostra responsabilità accogliere o meno il numero di migranti che volete».

«È chiaramente un problema della Francia»

La Gran Bretagna non condivide l’idea ed ha intenzione di lasciare tutto in mano ai francesi. Ciò che mette in discussione è l'abolizione dei controlli alle frontiere dei paesi europei stabilita dall’accordo Schengen. Entrato in vigore nel marzo 1995, l’accordo permette la libera circolazione delle persone, qualunque ne sia la nazionalità. «Dire che sta a noi intervenire non è giusto. I migranti dovrebbero essere fermati al loro arrivo in Europa. Avete firmato Schengen, ora spetta a voi occuparvene». È questa l’opinione di Gale ed Eddy, inglesi di passaggio a Calais, i quali non capiscono perché le autorità francesi non prendano le misure necessarie per far fronte ad un tale afflusso

Dall’altra parte della Manica, il deputato conservatore della regione di Dover, Charlie Elphicke, non ha dubbi : «La Francia non può fare di un suo un nostro problema. Deve riconsiderare Schengen e controllare come noi la frontiera, stabilendo chi può entrare e uscire dal nostro territorio». E il governo di Cameron, in effetti, prende sempre più provvedimenti per aumentare i controlli all’entrata del terriotorio. Si vanta quindi d’aver aggiunto 400 uomini a protezione della frontiera, di ricorrere a cani addestrati a trovare le persone che si nascondono nei camion e di utilizzare del diossido di carbonio per rilevare la presenza umana.

Per Charlie Elphicke il numero crescente di migranti a Calais è proprio la prova dell’efficacia dei rinforzi alla frontiera. Sembra invece non considerare che la maggior parte dei migranti che stazionano a Calais rischia la propria vita per un solo motivo: raggiungere l’Inghilterra. «Il sindaco di Calais non sa quel che dice. Non tutti i migranti vogliono andare in Inghilterra. Se così fosse, com’è possibile che l’anno scorso solo 25mila persone hanno chiesto asilo alla Gran Bretagna e più di 65mila alla Francia?»

Si dice anche un po’ frustrato perchè su queste questioni raggiunge un’intesa maggiore con il governo socialista e non con il sindaco UMP (Unione per un Movimento Popolare) di Calais. «Ci accordiamo senza consultarla. Natacha Bouchart sembra preoccuparsi più dell’ascesa del Front National che della gestione della città», sottolinea ironicamente.

«Solo l’UKIP può tirarci fuori di lì»

A sentire il deputato di Dover, i conservatori inglesi non esitano neanche ad affrontare i punti della campagna del partito populista UKIP che ha fatto dell’immigrazione e dell’euroscetticismo il proprio cavallo di battaglia. Charlie Elphicke condanna così un «cambiamento sociale» troppo grande dovuto al precedente governo laburista che lasciava «entrare tutti»  e voleva «cambiare la popolazione». «La gente può accettare dei piccoli cambiamenti a lungo termine, ma se rimette in causa questi cambiamenti, è accusata di razzismo», aggiunge. Per questo conservatore dalle idde chiare in materia di immigrazione, il suo partito non fa altro che rispondere alle aspettative degli elettori. Perché, secondo i sondaggi, l'immigrazione è diventata, a metà anno, la principale preoccupazione degli inglesi, superando le questioni economiche.

A Dover, per alcuni, è anche motivo di preoccupazione. «Certe storie d’aggressione a Calais non sono affatto rassicuranti», afferma una signora prima d’aggiungere esitante:  «la città è piena di migranti… e non certo dei migliori». Un’atmosfera d’ansia che, secondo Charlie Elphicke ed il Daily Mail è alimentata anche dalle politiche espresse dall’amministrazione comunale di Calais, tra le quali la proposta del vicesindaco di «pagare a tutti i migranti un biglietto per l’Ingilterra, cosa che angoscia la popolazione», ha detto il deputato.

Tale politica intransigente e molto critica nei confronti di Francia vuole essere rassicurante, ma sarà ascoltata quanto quella del leader dell’UKIP? Per questa inglese di Dover, il cui marito lavora a Calais, «solo Nigel Farage può tirarci fuori di lì». Come il 27,5% degli elettori britannici, confessa: «alle elezioni europee gli ho dato il mio voto».