Microsoft: scaduto il termine per il ricorso

Articolo pubblicato il 15 novembre 2007
Articolo pubblicato il 15 novembre 2007

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Abuso di posizione dominante. È questa l'accusa per la quale il colosso americano deve pagare una multa di 497 milioni di euro imposta dalla Commissione Ue.

Il 17 Settembre 2007 la Corte di Giustizia europea ha inflitto alla Microsoft una multa di 497 milioni di euro imposta dalla Commissione Ue per violazione delle norme antitrust. Il colosso americano aveva due mesi di tempo per fare ricorso. Il tempo è scaduto e Microsoft pagherà la sua multa. È la più alta sanzione economica nella storia legale dell’Europa. L'azienda di Bill Gates è stata punita più severamente rispetto a quanto non accada generalmente alle istituzioni dell’Ue che non rispettano i diritti dei cittadini.

Il j'accuse del Tribunale Ue

In questo caso, l'accusa di abuso di posizione dominante ha due motivazioni. La prima è il rifiuto di Microsoft a "comunicare le specifiche di compatibilità alle aziende concorrenti", impedendo loro di rendere i software pienamente compatibili con il sistema Windows. In altre parole, la mancata comunicazione delle specifiche è un ostacolo al funzionamento di alcuni programmi delle società rivali sui Pc Windows. Microsoft si difende sostenendo che non vedeva la necessità di spiegare alcunché, dal momento che esistono altri cinque metodi che dal punto di vista tecnico assicurano la compatibilità dei programmi. Aggiungendo che queste informazioni erano protette dai diritti di proprietà intellettuale. Per tutta risposta il Tribunale Europeo di primo grado ha dichiarato che questi cinque metodi garantivano solo una minima penetrazione delle compagnie rivali sul mercato.

Niente musica al lavoro

La seconda ragione è che "su Windows 2000, Windows Media Player è già installato", il che dà luogo ad un altro abuso di posizione dominante. Microsoft sostiene che se ci fossero stati due Pc allo stesso prezzo, uno fornito di player ed uno senza, nessuno avrebbe comprato quest’ultimo. Il Tribunale Europeo di primo grado è convinto che Microsoft violi il diritto delle compagnie di proibire al proprio personale di ascoltare della musica sul lavoro.

Tuttavia sarebbe sbagliato descrivere come del tutto inutile il ricorso in appello di Microsoft contro le decisioni della Commissione. L’istituzione europea ha suggerito che Microsoft paghi gli stipendi agli esperti che dovrebbero controllare la Società.

Guerra tra potenti

Ciò che è veramente interessante è il fatto che la Corte di Lussemburgo ha esercitato il ruolo di una Corte d’appello dopo che erano esaurite le azioni legali disponibili nel sistema giudiziario degli Stati Uniti. In sostanza, questo è un conflitto tra Microsoft e i suoi rivali americani di Sun Microsystems (cioè Stanford University Networks Microsystems, che guadagna circa 14 milioni di dollari, contro i 44 di Microsoft). L’azione legale aveva preso il via negli Stati Uniti ed era terminata con un accordo, ma le aziende concorrenti non erano completamente soddisfatte, ecco perché la causa ha raggiunto l’Europa. La Commissione ha definito il mercato geografico della società accusata 'il mondo'. In diversi passaggi della causa, si fa riferimento a Microsoft come a un 'potere globale'. I giudici hanno preso in considerazione gli effetti negativi della violazione al di fuori dell’area economica europea. In effetti, questa è indirettamente, una vera e propria proclamazione della competenza universale di cui è investita la Corte di Lussemburgo. In altre parole, l’Ue si considera competente a sanzionare una compagnia per le violazioni fatte in un mercato non europeo.

La legge è uguale per tutti, ma...

L’ultima questione è in che modo si sia stabilita la sanzione di 497 milioni di euro. L’Ue ha applicato "il principio dell'effetto deterrente sufficiente'. La Commissione e i giudici hanno deciso che la multa doveva essere più alta della semplice proporzione al danno, in modo che Microsoft non tenti di ripetere l’infrazione. Tuttavia ci sono migliaia di casi in cui la Commissione e i Governi nazionali violano le leggi europee a danno del singolo cittadino, delle corporazioni e di altre persone giuridiche. In questi casi, le Corti europee non applicano mai il principio dell’effetto deterrente sufficiente. Ne è un esempio il caso bulgaro 'Nachova' del 26 febbraio 2004. Kuncho Angelov e Kiril Petkov, due ragazzi bulgari di 21 anni con origini romane erano ubriachi quando sono stati uccisi da un poliziotto che aveva una carabina automatica e che li voleva arrestare. La Corte Europea dei Diritti Umani assegnò solo 11mila euro alla madre della vittima come compensazione per il danno economico e per quello morale.

Questo approccio è una pratica corrente anche della Corte di Giustizia Europea.

Stanislovas Tomas è consulente per l’Industria e il Commercio internazionale presso il Parlamento Europeo e dottorando in legislazione dell'Ue alla Sorbona di Parigi.