Microcredito: l'idea di Muhammad Yunus

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 26 gennaio 2015

Il microcredito: una tecnica alternativa di contrasto alla povertà o un'occasione per l'Occidente? Dalle tontine fino alla Grameen Bank, una sintesi di questa pratica e della sua efficacia.

I dati del Programma Alimentare Mondiale, l'agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza alimentare in tutto il globo, parlano di circa 805 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo. La gran parte di queste vive in paesi in via di sviluppo, dove il 13% della popolazione è denutrita. In particolare, l'Asia ospita la più alta percentuale di affamati (circa 525 milioni). I problemi della fame e della povertà sembrano caratterizzare il nostro attuale modello di sviluppo economico, come quelli precedenti, se non l'intera storia della società umana. L'expo 2015 di Milano, intitolata Nutrire il pianeta, energia per la vita, testimonia come questi problemi siano motivo di seria apprensione per l'umanità.

Neanche la dottrina economica ha potuto sorvolare su queste problematiche, individuandone le cause talvolta nella cultura di una collettività o addirittura nel clima di un territorio, e proponendo come rimedi precisi modelli di sviluppo, teoricamente efficaci, ma in realtà troppo complessi per poter essere adottati da paesi che si trovano in condizioni di arretratezza. Invece, come spesso accade, sono proprio le idee più semplici ad essere le migliori. Quella di Muhammad Yunus è sia semplice, sia utile. Yunus è il padre del microcredito moderno, un sistema di piccoli prestiti a tasso molto agevolato per chi vuole avviare un'attività commerciale, basato sull'unica garanzia della fiducia tra creditore e debitore.

Per la verità, quella del microcredito è una pratica che già conosce alcune forme di attuazione nella storia dell'Europa occidentale, precisamente tra il XV e il XVI secolo. Basta pensare alle cosiddette tontine, associazioni di stampo familiare-economico i cui partecipanti pagavano una quota al momento del loro ingresso, andando ad alimentare una cassa comune che rimaneva fonte di credito per l'intero gruppo; oppure ai famosi Monti di Pietà, nati in Italia nello stesso periodo. Entrambe queste strutture, però, erano più che altro indirizzate verso il credito al consumo e non fornivano quindi risorse economiche per la produzione in senso stretto. Ciononostante, queste vecchie forme posseggono un forte elemento di continuità con il microcredito moderno: la grande importanza conferita alla crescita umana e alla solidarietà tra gli individui.

La Grameen Bank

Yunus iniziò la sua attività di microfinanziamento in Bangladesh, dopo la grave carestia del 1974 che sconvolse l'intero paese ed assottigliò ulteriormente le condizioni di vita della popolazione, il cui reddito pro capite nel 2012 è stato di 1.963 dollari (rispetto ad una media mondiale di 11.750). L'economista bengalese era convinto che le ragioni della povertà del paese non dipendessero dalla scarsa predisposizione locale alle attività commerciali, quanto dalla mancanza di capitale e risparmio; ed era ancora più convinto che «l'elargizione di denaro non costituisce una soluzione, né a breve né a lungo termine. [...] Anzi, dal punto di vista del destinatario, la carità può avere effetti devastanti. Infatti, chi raccoglie denaro mendicando non è motivato a migliorarsi».

Nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bank (letteralmente "banca del villaggio"), prima banca al mondo a concedere prestiti ai più poveri basandosi non sul parametro della garanzia in funzione del rischio, bensì sulla pura fiducia. Il suo primo prestito fu di soli 27 dollari ed a beneficiarne fu un gruppo di donne produttrici di mobili in bambù del villaggio di Jobra. Le tecniche creditizie della Grameen Bank si evolverono rapidamente verso il finanziamento collettivo a gruppi di donne: ad ognuna di queste veniva prestata una somma compresa tra i 150 ed i 300 dollari.

In un documento del 1995 intitolato Performance and sustainibility, la Banca Mondiale ha stimato i benefici dell'iniziativa Grameen: innanzitutto, a testimonianza del fatto che il sistema funziona, è arrivata la percentuale di insolvibilità dei clienti di Yunus, pari al solo 1%, mentre la percentuale delle banche ordinarie  si aggira solitamente intorno al 6-7%. Inoltre, la Grameen Bank è stata definita finanziariamente praticabile, nel senso che i profitti percepiti dall'ente hanno superato abbondantemente i costi di gestione. Non meno importanti sono poi, oltre agli ottimi risvolti economici, le conseguenze sociali e culturali del microcredito in Bangladesh: la Grameen Bank ha infatti puntato con decisione sulle donne come destinatarie dei microfinanziamenti, essendo ritenute da Yunus più assennate e più inclini a dedicarsi alla famiglia, con ricadute considerevoli sull'emancipazione femminile. Parallelamente, non va sottovalutato nemmeno il numero di persone strappate alle mani degli usurai. Dal momento della sua nascita, la Grameen Bank ha erogato più di 5 miliardi di dollari ad oltre 5 milioni di richiedenti.

Nel 2006 Muhammad Yunus è stato insignito del premio Nobel per la pace, ma non di quello per l'economia. La ragione? Come si legge nella motivazione del prestigioso risconoscimento, «la pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino il modo per uscire dalla povertà».

La prospettiva del microcredito in Occidente

Il modello di microcredito ideato dalla Grameen Bank è stato applicato in molti altri paesi in via di sviluppo e anche li ci si è concentrati sul finanzia-mento di imprese femminili. Tuttavia, la pro-spettiva più interessante riguarda l'applicabilità del microcredito nell'Occidente industria-lizzato, dove la povertà è tutt'altro che un fenomeno residuale (in un paese "ricco" come l'Italia, ad esempio, nel 2013 il 12,6% delle famiglie si trovava in povertà relativa, mentre il 7,9% in povertà assoluta). Anche se gli enti che erogano microfinanziamenti sono presenti da tempo nei paesi ricchi, appare inevitabile che la loro prospettiva sia ridotta. Nei cosiddetti paesi del Terzo mondo (o in quelli in via di sviluppo), infatti, i progetti finanziati sono di dimensioni ridottissime e spesso di natura primaria. Va inoltre aggiunto che i mercati sono di gran lunga insaturi e che, quindi, piccole somme di denaro possono instaurare un relativo processo di sviluppo economico. 

Nei paesi sviluppati, queste possibilità tendono naturalmente a ridursi per i costi degli investimenti, per i rischi a questi connessi e per il livello di complessità generale della società (basta pensare all'iter burocratico necessario per avviare un'attività). Considerando poi i maggiori capitali richiesti per realizzare l'investimento, la garanzia patrimoniale finisce per assume un'importanza non secondaria.

La regolamentazione vigente (ovvero il Nuovo Accordo sui requisiti minimi di capitale firmato a Basilea, comunemente noto come Basilea II) impone alle banche dei paesi membri l'accumulazione di riserve commisurate al rischio di credito. Nel caso specifico delle istituzioni del microcredito, ciò può comportare obblighi di riserva particolarmente severi e, di conseguenza, un maggior costo del debito per i loro clienti.