Michel Herbillon: con la comunicazione europea nel sangue

Articolo pubblicato il 26 novembre 2005
Articolo pubblicato il 26 novembre 2005

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Spiegare meglio l’Europa? In un rapporto dello scorso giugno al Primo Ministro francese, il deputato Michel Herbillon propone quaranta soluzioni per rimediare all’ignoranza dei francesi. Piccola lezione di comunicazione in favore dei Venticinque.

Parigi, Assemblea Nazionale, una fredda mattina di novembre. Metal detector, guardie repubblicane, badge elettronico obbligatorio…«Sembra Fort Knox, i parlamentari sono in seduta plenaria per passare in esame il bilancio di previsione», mi sussurra Michel Herbillon mentre mi accompagna nei dedali intonacati di questo tempio della democrazia.

Cinquantaquattro anni, sguardo blu ghiaccio, il deputato della Val de Marne e sindaco di Maisons-Alfort, alla periferia di Parigi, membro del partito di maggioranza di destra Ump, mi accompagna a fare un giro nel suo regno.

Quant’é bella la Repubblica

Il nostro uomo è un amante delle cose belle: membro del consiglio di amministrazione del Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou, ha diretto per molti anni Artcurial, un centro di produzione artistica con lo scopo di «rendere l’arte accessibile al maggior numero di persone possibile». I nostri passi scivolano, attutiti dalla spessa moquette che tappezza i corridoi parlamentari. Nel corso di questa incursione ovattata, Herbillon indica con un sorriso il salone per il parrucchiere dei deputati e infine mi mostra la biblioteca dell’Assemblea, rifugio silenzioso ove vecchie opere dal dorso bronzeo riposano al centro di scaffali in legno decorati con velluti.

«Delacroix ha dipinto i soffitti», mormora il mio interlocutore. Ritorno al “chiosco” dei deputati: affreschi in ceramica di Sèvres, profili e vani vetrati che danno su un giardino con il lungosenna come sfondo. «Amo la cultura», professa questo esteta, «l’Opera italiana, la letteratura tedesca… L’Europa passa attraverso i suoi valori culturali intrinseci, i nostri scrittori, compositori, pittori … Possiamo perfettamente essere amici degli americani senza per questo dover accettare l’egemonia delle loro abitudini».

Mentre iniziamo il piatto del giorno accompagnato da un bicchiere di Château Chasse-Spleen, il mio invitato evoca la sua infanzia, tra la Francia, l’Algeria e la Germania, al seguito delle tribolazioni del padre militare.

Germanofilo nell’anima, frequenta Sciences-Po (la prestigiosa facoltà di Scienze Politiche di Parigi) e la facoltà di giurisprudenza, prima di iniziare la carriera come manager presso Christian Dior, McKinsey e Vivendi. A trentotto anni, la folgorazione: sarà la politica. E nient’altro. «Ho realizzato che mi mancava qualche cosa, desideravo da tempo occuparmi degli altri, dell’interesse pubblico», mi dice. «Dopo una lunga maturazione, mi sono sentito pronto ad accettare i rischi e i casi del mestiere politico». Sindaco per la seconda volta di Maisons-Alfort, Michel Herbillon entra nell’arena parlamentare nel 1997. E se è cosciente dei rapporti tumultuosi che intercorrono tra i francesi e i loro eletti e della crisi di fiducia globale verso l’élite dirigente, preferisce relativizzare. «Se le persone hanno in genere un’opinione negativa dei politici, la carica di sindaco é un mandato a termine: si può facilmente giudicare il lavoro svolto. Per quel che riguarda le questioni europee, i cittadini hanno sete di conoscenza ma si sentono persi», sostiene Herbillon.

Ignoranza = rigetto

Lo scorso giugno, su richiesta del Primo Ministro francese Dominique de Villepin, Herbillon scrisse un rapporto analizzando una delle cause del No francese al referendum: l’assenza di una comunicazione efficace sulla Res europea, come il Generale De Gaulle avrebbe amato definire le istituzioni comunitarie. In questo documento intitolato La frattura europea, Herbillon fa una constatazione lucida e schiacciante: non esiste alcuna pedagogia dell’Europa al giorno d’oggi. «Diventa quindi questione primaria uscire dall’Europa istituzionale e barbosa e farla scendere nelle strade», insiste l’autore. Altra critica, quella emessa nei confronti della terminologia made in Bruxelles. «Perché continuare a usare il linguaggio tecnico comunitario che suscita incomprensione tra la gente? Chi sa che cos’è la strategia di Lisbona?».

E aggiunge: «Il rapporto tra l’Europa e l’opinione pubblica é stato solo un susseguirsi di occasioni mancate». Se l’allargamento ad Est e i lavori della convenzione hanno moderatamene appassionato i francesi, la pillola dell’euro è stata invece digerita piuttosto bene, grazie a una mobilitazione senza precedenti della società. Ma per Michel Herbillon, «non si possono compensare cinquant’anni di silenzio sull’Europa con tre mesi di campagna europea. Tutti gli attori del sistema sono oggi inefficienti: per gli eletti, l’Europa é un capro espiatorio; i media reclamano che la sua attualità non fa vendere; l’istruzione pubblica si rifiuta di fornire una formazione sul tema comunitario, considerandola alla stregua della propaganda. L’ora degli incantesimi é finita, bisogna agire affinché la popolazione si riappropri del progetto europeo».

Eurofolies o Chi vuol esser miliardario?

Da questo deficit globale, Herbillon ricava quaranta proposte concrete per informare meglio i francesi. E anche gli altri. «Questa ignoranza sulle questioni europee non è un’eccezione francese. Basta guardare il tasso d’astensione crescente alle elezioni europee». Tra le misure concrete , semplici e poco costose proposte dal nostro deputato, figurano, tra le altre, il rimodellamento delle funzioni del ministro degli affari europei, l’europeizzazione dei gabinetti ministeriali con delle cariche attribuite ai profili europei e la promozione dell’Europa attraverso la fiction o lo spettacolo. «Perché non lanciare un Chi vuol esser miliardario con delle domande europee, propone. Il successo di un film come L’appartamento spagnolo ha fatto di piú per il programma Erasmus che qualsiasi altra campagna di comunicazione», ricorda. Oppure «diffondere il gemellaggio elettronico tra le scuole in Europa e assumere dei “corrispondenti” europei. Inoltre, sarebbe interessante insistere sulla visibilità dei simboli europei»>, incalza. Imporre la doppia bandiera sugli edifici pubblici, creare un timbro europeo o rendere la giornata del 9 maggio popolare e non cerimoniale attraverso la creazione di Eurofolies, festival di manifestazioni culturali e artistiche sull’Europa»: perché l’Ue possa essere trasmessa in prima serata.