Meydan Tv, critica all'Azerbaigian da Berlino

Articolo pubblicato il 30 luglio 2013
Articolo pubblicato il 30 luglio 2013

Dallo scorso maggio, il dissidente azero Emin Milli, in esilio a Berlino, conduce il programma d'opposizione Meydan TV, un primo passo verso un dibattito democratico e indipendente sull'Azerbaigian. Il regime autoritario di Ilham Alijew, tuttavia, da già segni di irritazione. 

Emin Milli conduce un programma clandestino nel vero senso della parola: con una squadra di dieci giornalisti e blogger, il dissidente azero, una volta alla settimana, trasmette un reportage critico nei confronti del governo da una cantina berlinese in disuso, adibita a studio televisivo. L'idea di fondo è già implicita nel suo nome: "Meydan" vuol dire "posto" o "spazio". Proprio a questo punta Meydan TV - a essere un luogo di scambio di idee, alla critica, al dialogo, seppure difficile, tra armeni e azeri.

"Noi parliamo di temi e tabù che altrimenti non verrebbero mai affrontati in Azerbaigian", sostiene il fondatore Milli. Ogni settimana Milli e il suo moderatore Hibeb Müntezir, acclamato blogger nel suo paese d'origine, si dedicano a uno dei temi che vengono ignorati dalla televisione statale in Azerbaigian.

Gesundheitspolitik, Korruption, der Bergkarabachkonflikt mit Armenien: Bei Meydan TV kommen Probleme zur Sprache, die die aserbaidschanische Gesellschaft unmittelbar betreffen, anderswo jedoch kein Gehör finden. In dieser Qualität könne das nur aus dem Exil funktionieren, glaubt Milli. Sein Berliner Team pflegt enge Kontakte zu einem Netzwerk aus Bürgern und Journalisten in Baku, die zu jeder Sendung das Bild- und Videomaterial liefern.

L'importanza del sostegno

"Il sostegno dall'esterno per noi è importantissimo", dice Milli. "Da un lato per tutelare, almeno in parte, i nostri corrispondenti in Azerbaigian - anche se per fortuna lì ci sono persone che sono disposte ad andare in prigione per difendere i propri ideali di libertà e democrazia. E anche se non condivide le nostre opinioni, il governo dovrebbe almeno evitare di ostacolare questo sostegno".

Emin Milli conosce bene la mancanza di scrupoli del regime autoritario di Ilham Alijew. Nel 2009, è stato condannato a due anni di carcere per via delle sue dichiarazioni contro il governo. "Ho lavorato per anni in organizzazioni internazionali, cercando di cambiare la situazione politica. Ma i fondi vanno ai progetti che non fanno vera opposizione. I movimenti democratici della nuova generazione ottengono sovvenzioni minime". L'esilio a Berlino arricchisce le opportunità di creare una comunicazione libera e indipendente. 

Nonostante tutto i produttori di Meydan TV non si considerano voci politiche. "Non siamo un'emittente di propaganda", chiarisce Milli. "La nostra squadra è formata da persone che hanno diverse opinioni politiche. Tra di noi ci sono laici, religiosi, conservatori, liberali. Non è questo il nostro scopo. Quello che vogliamo è uno spazio in cui i cittadini possano dire che cosa non funziona nel sistema e in quali riforme confidano".

Segnali di disturbo e insulti

Il governo azero si sente chiaramente attaccato da Meydan TV. In un reportage sull'emittente televisiva un moderatore della televisione statale ha insultato i produttori definendoli traditori e nemici dello stato. Le trasmissioni di Meydan, mandate in onda per via satellitare, vengono puntualmente interrotte da segnali di disturbo. Per Emin Milli questa è la conferma che il suo progetto sta andando nella direzione giusta: "Questo è un segno che il regime dopo tutto ci stima". 

La critica di Milli tuttavia non si rivolge solo contro il regime autocratico azero. "L'Azerbaigian è una dittatura di successo - perché viene appoggiata dall'Occidente". Particolarmente vergognoso secondo Milli è la bocciatura da parte dell'assemblea parlamentare del Consiglio Europeo di una deliberazione dell'inizio di quest'anno, in cui veniva richiesta la liberazione dei prigionieri politici in Azerbaigian. "Qui abbiamo a che fare con un patto diplomatico tra l'Azerbaigian e l'Occidente", sostiene Milli. Anche i politici tedeschi hanno le loro colpe. "Per questo stiamo pensando a un reportage su Hans-Dietrich Genscher e la sua vicinanza alla famiglia dittatoriale Alijew".