Metti 5 giornalisti, le Presidenziali e un blog

Articolo pubblicato il 16 aprile 2007
Articolo pubblicato il 16 aprile 2007

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Libération e cafebabel.com insieme per offrire un'analisi della campagna elettorale francese vista dall'Europa. Ecco una selezione dei post.

«Una settimana fa a Parigi ho casualmente incontrato Jacques Chirac. Ho voluto chiedergli se si sarebbe presentato in tribunale dopo la scadenza del suo mandato presidenziale, per chiarire un caso di supposta corruzione quando era sindaco di Parigi. Prima di finire la frase, quattro sbirri mi hanno tappato la bocca e mi hanno portato in un angolo della strada: “Tornatene al tuo paese se non sei contento”, mi hanno intimato. Costa caro criticare i potenti in Francia». Sono le parole di Tobias Troll, trentaduenne tedesco, uno dei partecipanti al blog che il quotidiano francese Libération e cafebabel.com – giornali con una forte vocazione europea – hanno attivato da febbraio perché i giovani giornalisti europei possano offrire la loro analisi della campagna elettorale francese. Un’iniziativa che ha messo in evidenza le similitudini e le originalità della politica francese rispetto a quella dei suoi vicini comunitari.

Prodi e Bayrou

Riuscirà Ségolène Royal a sorprendere come Zapatero ha fatto in Spagna? Sempre nel blog in questione lo spagnolo Alex Vicente analizza: «entrambi appartengono alla nuova generazione di leader politici che hanno voglia di accettare il liberismo ma correggendone le disfunzioni, attraverso un patto socialdemocratico e di trasformare i propri partiti senza rinunciare alla fede socialista e senza rinnegare la vecchia guardia della loro formazione». Su quest’ultimo aspetto non la vede allo stesso modo Anna Karla, tedesca, per la quale la Royal «non vuole ascoltare gli elefanti del partito socialista, al contrario della Cancelliera Angela Merkel, sempre circondata di uomini sotto la sua ombra».

Sorprende la forza del centrista Bayrou, qualcosa di impensabile in Spagna, dove il centro ha avuto rilevanza solo dopo la morte del dittatore Franco, «quando era necessario che la sinistra e la destra si alleassero» per rafforzare la coesione del Paese intorno alla democrazia, continua Vicente. Per il giornalista spagnolo è difficile dire che Bayrou sia contrario al sistema: «il leader dell'Udf è stato ministro di Balladur e di Juppé, conservatori. Come mai ci ha messo tanto a rendersi conto che il bipartitismo non funziona bene?».

Adriano Farano, direttore di cafebabel.com, invece, compara la strategia di Bayrou con quella dell’attuale primo ministro italiano, Romano Prodi. «Entrambi provengono dai circoli democristiani, sono europeisti convinti e hanno saputo uscire dagli ancoraggi politici tradizionali». «Detto questo le somiglianze finiscono qui»: se Prodi già fatica a governare con la sinistra, figuriamoci come finirebbe Bayrou che vuole riunire «i migliori di destra e sinistra».

Anna Karla sottolinea la deriva populista del discorso del conservatore Sarkozy, ma elogia il fatto di «aver convinto elettori dell’ultranazionalista Le Pen a votare per lui». Evitare gli estremismi è vitale agli occhi di un tedesco, «un timore produttivo nuovo in uno scenario elettorale francese» suggerisce.

Le proposte

«In Italia è impensabile vedere Piero Angela o Sveva Sagramola, presentatori di programmi televisivi sull’ambiente, lanciare un’iniziativa politica come quella di Nicolas Hulot» – presentatore francese del programma Ushuaia – per collocare l’ecologia nel cuore della campagna, segnala Farano.

Tobías Troll, da parte sua, avvalora la proposta della socialista Royal per l’obbligatorietà dei corsi prescolari, «mentre in Germania il maschilismo dominante critica la proposta di una delle sue ministre di creare 500.000 posti di asili da qui al 2013. Così si spiega come mai la natalità è così alta in Francia e così bassa in Germania», conclude.

Da parte sua, Bayrou ha proposto la soppressione dell’elitaria Scuola Nazionale d’Amministrazione (Ena), dalla quale proviene la maggior parte dei politici del paese gallico. «Mi piace la Germania perché un operaio può diventare imprenditore». Questa è la frase che Anna Karla recupera di Bayrou, consapevole del fatto che il cancelliere tedesco Schröder era stato operaio edile in gioventù.

Sarkozy, sempre in testa ai sondaggi, è quello che raccoglie il maggior numero di critiche. Alex Vicente lo accusa di essere «maschilista» per aver dato dell’isterica alla sua rivale socialista Royal. Tobias Troll deplora che il candidato della destra cerchi di dare più potere al Capo di Stato, «mentre in Germania nessuno si interessa alle elezioni presidenziali anche se ci si interessa alle parlamentari». Questo si, gli insulti tra candidati non impauriscono l’internauta italiano: in confronto al “coglioni” che Berlusconi usò per definire gli elettori di Prodi, i termini “ignobile”, “bugiardo” e “usurpatore” dei candidati francesi volano basso.

Tuttavia, quello che più sorprende gli europei è il nazionalismo sciovinista del linguaggio dei candidati francesi. Intonare la Marsigliese nei comizi elettorali o parlare del francese come «una maniera propria di essere e di pensare» dista molto, per il tedesco Tobias Troll, dal «patriottismo costituzionale affine ai valori della democrazia politica» ideato dal pensatore tedesco Jürgen Habermas (HaberMas, non haberlas), e raccolto, tra gli altri, dal dirigente spagnolo Rodríguez Zapatero.