Mekvle: vi mostro con le immagini come si fa a essere georgiano 

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2017
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2017

Un nuovo tassello si aggiunge alla serie "Energia.0" di Urban Apnea edizioni. Maurilio Mangano fa vivere un Natale diverso dagli altri, conducendo il lettore per mano a conoscere una realtà che solo la forza della letteratura può fare scoprire, il tutto semplicemente guardando il mondo con gli occhi di Mekvle. Sinossi a cura di Ruska Jorjoliani

“Com’è possibile essere persiano?” si domandava Montesquieu nel Settecento, avendo in mente la società parigina del tempo avvinghiata al proprio etnocentrismo. “Com’è possibile essere georgiano?” si chiede l’autore del racconto “Mekvle”, un giovane europeo del Ventunesimo secolo, cresciuto in un mondo alquanto diverso dal piccolo paese caucasico che si accinge a raccontare. "Ora ve lo mostro con delle immagini" - è la risposta, pacata e disincantata, dell’autore.

Si squaderna in questo modo una fenomenologia del quotidiano. Vengono inseguite, catturate e messe a fuoco, quasi si trattasse di una macchina da presa neorealista, immagini di luoghi e persone. Entrano ed escono di scena donne, uomini e bambini più o meno consapevoli di essere incastrati “tra passato e presente della fermata della Storia”. Scorrono labirinti di dedali e portinerie abbandonate, strutture e ponti di ferro fatiscenti, animali imbalsamati, caraffe di vino e spezzatini di cacciagione, libagioni sulle tombe degli avi. È un paese dilaniato dalle guerre, in balia delle onde impetuose della Storia, aggrappato ai riti del quotidiano come a una zattera (un banchetto su una zattera in mezzo al fiume Mtkvari è stato spesso raffigurato da vari pittori georgiani del Novecento, tra cui il celebre Lado Gudiashvili).

È una sorta di naufragio con spettatore, in cui, però, lo spettatore stesso è uno dei naufraghi, banchetta e brinda al loro fianco, cercando di varcare la zona d’ombra che è fatta di fragilità ma anche di resistenza emotiva alla pura disperazione. Il racconto, d’altronde, è calato in un varco temporale che segna l’inizio di un nuovo anno, nella continua ricerca di una “traccia buona” che giustifichi più che altro la domanda: “Com’è possibile essere un uomo?”. La risposta, forse, è nei variopinti laccetti che i georgiani, e non soltanto loro, appendono sull’albero dei desideri.

Ruska Jorjiolani 

Il racconto è scaricabile gratis a questo link.