Meglio Internet o un campo di fagioli? Storie di albanesi di ritorno dalla Grecia

Articolo pubblicato il 03 luglio 2012
Articolo pubblicato il 03 luglio 2012
Sono sempre più numerosi gli albanesi che abbandonano una Grecia dilaniata dalla crisi per tornare nella patria nativa; proprio come Ndricim e Vladimir, impegnati nella difficile realizzazione di un Internet Café a Elbasan. Ma ricominciare non è semplice, perché anche in Albania è arrivata la crisi economica.

Ndricim e Vladimir sono seduti al tramonto davanti ad un Internet Café ancora in costruzione. Il palazzo di un piano ai confini della città albanese Elbasan è la loro nuova esistenza. Hanno investito gran parte dei loro risparmi in questo locale, che tuttavia attira pochi visitatori. Sono passati sei mesi da quando i due fratelli sono tornati in Albania, lasciando una Grecia prostrata dalla crisi.

Nel 1991, poco dopo la svolta, i due fratelli – proprio come altre centinaia di albanesi - si sono incamminati in direzione dell'amata Grecia. Dopo dieci giorni di marcia hanno attraversato il confine montagnoso. Si sono integrati subito nella comunità locale albanese, la più numerosa nella Grecia contemporanea.

Ora Vladimir ha 41 anni, Ndricim 38. Seduti su sedie di plastica sotto il sole della sera, ripensano con nostalgia agli inizi difficili in Grecia: “All'inizio ci andava male. Dormivamo fuori, perché non si affittava ad emigranti poveri. Poi però ce la siamo cavata, ci eravamo guadagnati un'esistenza normale. Avevamo una casa, un lavoro, una macchina, i bambini andavano a scuola. Ci siamo abituati a vivere senza paura. Pensavamo di avere delle prospettive”. Ndricim e Vladimir vivevano a Spata, un sobborgo ateniese in cui rimbomba il frastuono dell'aeroporto. Ndricim ha collaborato come operaio di cemento armato nella costruzione dell'aeroporto, mentre Vladimir ha lavorato con successo in una ditta costruttrice, per poi entrare in un'impresa di assicurazioni.

Secondo i dati dell'emittente albanese News 24, solo quest'anno circa 1.200 emigranti albanesi sono tornati in patria dalla Grecia. La crisi si delinea gradualmente, raccontano i due fratelli. Si parte da una riduzione nell'orario di lavoro, per poi proseguire con una massiccia diminuzione degli stipendi; e alla fine Vladimir non poteva più pagarsi l'affitto della sua abitazione ateniese. Sua moglie ha iniziato a lavorare illegalmente, confezionava telefonini e pasta in buste – per uno stipendio di tre euro all'ora. Quando Vladimir non ha più visto alcuna via d'uscita, ha deciso di tornare in patria. “I miei figli erano fortemente contrari, sono cresciuti con la cultura greca e hanno frequentato le scuole locali. In Albania ci vanno solo per far visita ai nonni, in vacanza, ma non per restarci”. I suoi figli hanno tutt'ora difficoltà ad integrarsi. A scuola i problemi si complicano, perché lì si parla solo albanese, mentre i figli di Vladimir continuano a parlare in greco tra di loro. Non è la prima volta che l'insegnante ha citato in giudizio i genitori per impedire che si parli greco in una scuola albanese.

Porte chiuse alle spalle

Mentre lavoravano ancora in Grecia, Vladimir e Ndricim hanno iniziato a costruire le loro case a Elbasan. Una casa di proprietà per la vecchiaia e per i loro figli: questo era il sogno di molti emigranti. Era il tempo in cui i guadagni erano sicuri e si sperava che anche l'economia albanese potesse svilupparsi positivamente. Poi però i soldi sono spariti. Solo il piano superiore della casa di Ndricim è stato ultimato, da Vladimir solo quello inferiore. E molti emigranti si trovano a vivere nelle stesse condizioni dei due fratelli, in case non completate.

Siamo tornati dalla Grecia con l'idea cdi fare qualcosa in Albania. Ma qui non c'è lavoro

Già dai primi giorni in Albania i due fratelli hanno accumulato delusioni. Il governo albanese, con il presidente del consiglio Sali Berisha, aveva riposto alte aspettative nei confronti degli emigranti. Si aspettava il ritorno degli investimenti in Albania, grazie al denaro guadagnato all'estero. Di fatto molti emigranti, che hanno perso la fiducia nel sistema bancario greco, hanno depositato i loro soldi in Albania – fino a maggio 2012 sono stati depositati almeno 510 milioni di euro circa. Tuttavia, a causa della grave situazione economica, molti hanno utilizzato questi soldi semplicemente per sopravvivere. Nel frattempo, gli immigrati di ritorno maggiormente qualificati sono stati impiegati nel mercato del lavoro albanese, rimpiazzando gli albanesi meno qualificati. Lo scorso anno Ndricim ha lavorato soltanto due mesi. “Abbiamo vissuto soltanto dei nostri risparmi”, racconta. Ora è stato assunto illegalmente a Elbasan, in una ditta costruttrice: guadagna soltanto una piccolissima parte di ciò che guadagnava in Grecia.

Internet e fagioli

In particolare, un problema grave per l'economia albanese è rappresentato dalla drammatica disoccupazione giovanile, un fenomeno in rapida crescita. Con una percentuale del 13%, tuttavia, il tasso di disoccupazione albanese resta comunque più basso di quello della vicina Grecia, con il suo 21%. Ma la crisi in Grecia si ripercuote sempre più anche sull'Albania. Prima le aziende greche investivano nelle deboli infrastrutture del Paese. Ora i cantieri restano inutilizzati. Nel Paese manca sempre la corrente, le strade vengono sviluppate malamente. Alimenti ed energia diventano sempre più costosi. Dall'inizio dell'anno, e per la prima volta da due anni a questa parte, sono diminuite anche le esportazioni, dirette soprattutto verso l'Italia (altra nazione gravemente colpita dalla crisi). Chiari indizi di una recessione minacciosa.

I due fratelli si sono attivati per evitare di slittare nella povertà. Nel suo villaggio, in un ettaro di terra accanto al suo Internet Cafè, Vladimir ora coltiva fagioli; nessuno, però, gli può garantire che verranno venduti al bazar.

Ndricim tornerebbe in Grecia in qualsiasi momento: “Tornerei subito ad Atene se il mio datore di lavoro mi chiamasse. Lì ricevo da50a60 euroal giorno, qui solo15. In realtà, non ha senso rimanere qui”. Soltanto ai suoi figli non imporrebbe un altro spostamento, “perché non si gioca con la vita dei bambini”.

Il sole è quasi tramontato, Vladimir si stappa ancora una bottiglia di birra. Domani continueranno con i lavori di costruzione dell'Internet Cafè. Non gli rimane altro da fare.

L'autore di questo articolo, Eckehard Pistrick, è corrispondente del network berlinese per l'Europa orientale n-ost

Foto di copertina di (cc) jiuck;nel testo:  (cc) muchYorick; Elbasan (cc) santacroce/  flickr