Megaupload nella rete del ragno

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 25 gennaio 2012
In seguito a un procedimento giudiziario avviato dagli Stati Uniti, il sito di condivisione Megaupload è stato chiuso. Tra copyright e terza guerra mondiale, riflessioni a tutto tondo di un babeliano.

Stupore e rabbia animano gli utenti della Rete: Megaupload è down! [se siete nati su un altro pianeta e navigate oggi per la prima volta su Internet, sappiate che Megaupload è il sito di condivisione di file più popolare del Web, conosciuto soprattutto per la sua piattaforma streaming, Megavideo]. La scomparsa di uno dei siti con più utenti della Rete è la conseguenza di un procedimento giudiziario condotto congiuntamente dall’FBI e dal Ministero di Giustizia americano contro il colosso Megaupload. Parallelamente, sette dirigenti del sito sono stati posti sotto inchiesta, mentre il fondatore, il tedesco KimSchmitz (alias Kim Dotcom) è stato addirittura arrestato in Nuova Zelanda insieme ad altri due dirigenti dell’azienda. Accusato di aver ideato un sistema per trarre profitti dalla pirateria, Kim rischia ben 60 anni di prigione.

La brutale sospensione di un servizio tanto popolare quanto controverso, ha subito scatenato l’ira degli Anonymous, un gruppo di hackers fautore della libertà e dell’anonimato sul web, tanto che il forum IRC sul quale i “pirati” coordinano la loro vendetta è stato in fibrillazione. In poche ore, decine di siti sono risultati inaccessibili: quello dell’FBI, del dipartimento della Giustizia, siti di musica e cinema, oltre che alcune vittime collaterali come Hadopi.fr, l’autorità francese impegnata nella lotta contro la diffusione delle opere pirata.

Un buon uso della pirateria

Che idea farsi della vicenda? Il problema può essere affrontato in diversi modi. C’è il metodo semplice, mediatico, efficace, binario, quello che valuta ciò che è successo ieri come l’inizio della terza guerra mondiale e oppone due fazioni ben distinte: da un lato gli utenti bramosi di libertà e condivisione, e dall’altro imprese e governi decisi a limitare l’anonimato, considerato un pericoloso strumento di sovversione e una minaccia per l’industria culturale. C’è però anche un’altra realtà, più complessa e meno accattivante. Siamo assistendo infatti ad una lotta tra imprese il cui business di riferimento è agli antipodi – industria culturale americana da un lato e Megaupload dall’altro – e che sfruttano la legislazione e la giustizia per ottenere guadagni; ma la questione del copyright e del finanziamento delle opere culturali con l’avvento di internet è diventata sempre più complessa. Per chi vuole approfondire questo tema, consiglio di procurarsi un libro molto interessante di Florent Latrive, giornalista di Libération Sul buon uso della pirateria”.

La vera sorpresa è stato il metodo impiegato dalle forze di polizia. Per quale ragione la giustizia americana è riuscita a bloccare così facilmente un sito ospitato non negli Stati Uniti, ma a Hong-Kong? Ebbene, l’autorità incaricata di gestire e attribuire i nomi dei domini è, per l'appunto, americana! Attaccando il sito all’origine, eliminandone l’indirizzo, si impedisce di fatto agli utenti di ogni parte del mondo di ritrovarlo e di accedervi, e il tutto, mentre i proprietari di Megaupload sono ancora presunti innocenti, non essendo ancora stata provato alcun reato a loro carico. In questo contesto poi, a dispetto di una mobilitazione mondiale contro SOPA e PIPA, l’America sembra addirittura espandere la sua minacciosa “tela di ragno”, proponendo in questi giorni due nuovi progetti di legge giudicati liberticidi, mirati a facilitare la cancellazione di siti che non rispettano i diritti d’autore.

Foto di copertina: (cc) Ricard Clupés/flickr ; Video: Magaupload song : misterKimDotcom/youtube (cc); (cc) Russiatoday/youtube