Meet My Hood: Chapitre, Marsiglia

Articolo pubblicato il 05 aprile 2017
Articolo pubblicato il 05 aprile 2017

Nel pieno centro della Città Foceana, la Place des Réformés e i suoi dintorni accolgono molta gente dalla lingua lunga. A volte bisogna saper leggere tra le righe per comprendere la storia del Chapitre.

Sembra che sia meglio non attardarsi in questo quartiere di sera, eppure in pieno giorno il Chapitre ha il fascino di un piccolo villaggio. Come tutti i martedì mattina, dei fiori colorati, dei cactus nani dalle forme improbabili e delle piante aromatiche essenziali per la cucina mediterranea occupano la Place des Réformés. Ogni volta faccio sempre la stessa cosa: giro attorno della fontana, passo davanti alle terrazze piene della “Brasserie des Danaïdes” e del “Grand Bar du Chapitre” e mi lascio tentare da un bouquet di mimosa a tre euro o una pianta grassa a un euro. Poi qualcuno, un venditore, un passante, un cameriere, un senzatetto, un vicino, un illustre sconosciuto, comincia a parlarmi. È sistematico. «In effetti, si ha l’impressione che qui si conoscano tutti», ammette Mathieu continuando a parlare di annaffiatura con una cliente. «Qui la gente ama parlare. E non soltanto del tempo»,conferma Anne-Marie, che si è appena unita alla conversazione, incuriosita dalla nostra macchinetta fotografica.

Al Chapitre si incrociano persone di ogni tipo: i borghesi dall’alto del Boulevard Longchamp, gli studenti squattrinati alla ricerca di qualcosa da bere a prezzi abordabili, genitori con i passeggini, i Kurdi che manifestano, i giovani che meditano, gli operai che si riposano, i senzatetto accampati vicino al chiosco, i pensionati che fanno la spesa, i «veri» marsigliesi e quelli d’adozione che hanno voluto comprare casa in centro città. «È come un grande incrocio», spiega Stéphane, che vive qui da 15 anni. All’incrocio delle strade, in cinque/dieci minuti tutto è possibile: prendere un treno alla stazione Saint-Charles, fare acquisti sulla Canebière o tra gli scaffali di Noailles, incontrarsi con gli amici nel quartiere animato della Plaine et du Cour Ju e pure vedere il mare e gli alberi delle navi del Vieux-Port.

Tuttavia, sembra che il quartiere sia cambiato molto nel tempo. Come buona parte del centro città di Marsiglia, in questi ultimi anni le sue grandi arterie (la Canebière e il boulevard Longchamp) hanno avuto diritto a un lifting. Dal 2008 un moderno tram passa in mezzo agli immobili in stile Haussmann recentemente restaurati. «È cambiato tutto e anche le persone sono cambiate» è l’opinione di Néné, appoggiato coi gomiti al bancone del Grand Bar du Chapitre. «Prima c’era un mercatino di Natale, il presepe...», interviene la cameriera dietro il bancone.  «Adesso ci sono bar dappertutto...ma alla fine, non è male neanche così», riprende il suo cliente e amico prima di proporci di farci una birretta insieme. Altri sono addirittura felicissimi di aver voltato la pagina del vecchio Chapitre. «Sono solo dei vecchi scorbutici che rimpiangono un quartiere chic», rilancia Anne-Marie, contenta di dire la sua sul quartiere cosmopolita dove si è stabilita.

Già, sembra però che prima, qui, di notte «fosse tutta un’altra cosa». «Non avete mai visto la Rotonde dell’epoca, voi! Era un punto di riferimento per gli artisti, Rue du Coq, c’era solo quello», ricorda Néné, 40 anni in questo quartiere all’attivo e visibilmente nostalgico del vecchio Chapitre. Ormai appena cala la notte queste strade raccontano un’altra storia, quella delle prostitute e dei travestiti che occupano il marciapiede. Mi dicono, d’altronde, che non dovrei più rientrare da sola la sera. Jacqueline, capelli bianchi tinti di nero e borsa della spesa in mano, mi ha avvisata, conosce delle persone che hanno fatto «dei cattivi incontri». Ma continuo e passo là dove sono abituata a passare, per sentirmi meno sola nel buio. Laurie, studentessa che sta in questo quartiere da settembre 2015 e sulla terrazza del Longchamp Palace da 10 minuti, ha adottato la stessa tecnica. Le ragazze sono diventate anche delle «amiche». «Mi piace parlare con le prostitute ed è quando non ci sono che non mi sento al sicuro», constata prima di fare un tiro sulla sua sigaretta arrotolata a mano e di chiedere, cosciente che a volte si tramano affari loschi sotto casa sua: «Sai cos’è successo ieri al bar des Héros? Si pensa che il proprietario sia stato ucciso». 

Al Chapitre, una cosa è sicura: che stiate bevendo il Picon al Longchamp Palace o mangiando egiziano al Nour, che stiate aspettando il tram, il bus o la metro o che stiate facendo salire la tensione di una partit a di calcetto al Mounguy, o ancora che stiate cantando alla Casa Consolat, se vi prendete il tempo di ascoltarli, gli abitanti di questo posto avranno sempre una storia da raccontarvi.

Una parola dai vicini di casa

Quanto costa?

La gente

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Gli indirizzi nascosti nel reportage

Longchamp Palace (bar/ristorante), 22 boulevard Longchamp

Mounguy (bar), 10 rue Consolat

Casa Consolat (luogo associativo), 1 rue Consolat

Grand Bar du Chapitre (bar), 4 rue Consolat

Nour d'Egypte (centro culturale egiziano/ristorante), 10 rue Bernex

Fetouche (ristorante), 148 la Canebière

Green Bear Coffee (caffé), 123 la Canebière

Kiosque à musique, place Léon Blum

Pepinière Bonventre (fiorista), tutti i martedì e sabato mattina sulla Place des Réformés

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Questo articolo fa parte del nuovo progetto di Cafébabel: Meet My Hood. L'obiettivo è far scoprire i quartieri delle principali città europee. Partecipa anche tu, ovunque ti trovi!