MEDITERRANEO, LET’S DO IT!: IN AZIONE CONTRO I RIFIUTI

Articolo pubblicato il 18 maggio 2014
Articolo pubblicato il 18 maggio 2014

Con l’arrivo dell’estate il mare, i fiumi, le spiagge diventano un approdo sicuro per scappare dall’afa di cemento della città. Ma la realtà spesso delude con uno scenario inaspettato. La bellezza delle nostre coste viene sfasciata da rifiuti di ogni tipo. I problemi allora sono due: la poca attenzione, genesi di quei rifiuti e l’indifferenza nei restanti mesi in cui del mare ce ne dimentichiamo.

Al ripulire le spiaggie con Let’s Do It!Mediterranean c’era anche Cafébabel Napoli. Il 10 e 11 maggio l’iniziativa di volontariato di pulizia del Mediterraneo ha coinvolto diverse spiagge italiane dove sono arrivati quasi 1200 volontari, raccogliendo circa 1500 sacchi di rifiuti. Le azioni, promosse tra Campania, Lazio e Sardegna, hanno visto la partecipazione di 100 associazioni.  Con i ragazzi di CleaNap, associazione che si occupa di tematiche ambientali della città partenopea, abbiamo partecipato alla pulizia della costa alla Rotonda Diaz. Cinquanta volontari, dei sacchi e dei retini sono bastati per restituire la dignità ad una piccola insenatura di circa venti metri deturpata da di rifiuti di ogni tipo. Emiliana Mellone, coordinatrice di CleaNap, ci parla dell’esperienza dell’associazione. 

"L’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania non è un’emergenza, ma una questione strutturale, che implica tantissime variabili che un normale cittadino non immagina neanche", ci racconta l'attivista. "Volevamo dare un segnale forte di orgoglio e amore per la nostra città e dimostrare che Napoli non è solo Gomorra, ma ha una faccia pulita, persone che si mettono in gioco e si 'sporcano' le mani in prima persona, che non delegano, che vanno oltre i luoghi comuni”, rivendica con orgoglio.

Un mare di ostacoli 

Tuttavia, sono molti gli ostacoli che i ragazzi impegnati alla diffusione e alla sensibilizzazione riguardo le tematiche ambientali, devono affrontare ogni giorno. “Proviamo a fare del nostro meglio, contribuendo in parte a rendere la nostra città più vivibile e non è facile. Dobbiamo far i conti con la “vita reale”, che va oltre il volontariato: ci sono il lavoro, lo studio e le preoccupazioni per il futuro.

E se chiediamo loro cosa li spinga ad andare avanti, risponde con orgoglio e convinzione: “abbiamo deciso di restare qui per ora e cercheremo sempre di fare il possibile per la nostra città”. Un impegno che va oltre “altri ostacoli come la lentezza, le complicazioni o in alcuni casi la sordità della burocrazia e delle amministrazioni a recepire gli stimoli che proviamo a dare”. E un successo in termini di partecipazione, che, tuttavia, non può essere considerato tale in termini di risultati: il dato reale è, infatti, quello di un disastro, di cui si rende conto solo in estate

Non Solo il Mediterraneo

Vincenzo Capasso, coordinatore di Let’s Do It!Italy, la rete italiana che raccoglie le organizzazioni locali impegnate per l’ambiente, ci parla invece degli esiti di tutte le iniziative della penisola: “hanno partecipato 1200 persone che davvero ci tengono. È un piacere sapere che esistono cittadini disposti a dare una mano per risolvere un problema che non riguarda solo loro in prima persona, persino nei giorni di festività”. Ma Let’s Do It!Mediterranean ha coinvolto anche altri paesi del Mediterraneo: quasi 500 azioni in tutta l’area Med. “I Paesi che hanno raccolto di più fino a questo momento sono stati Malta e la Libia. A Malta sono state fatte più di 35 azioni, molte grazie alle immersioni dei sub. Azioni sono state fatte anche in Grecia e Egitto, e aspettiamo ancora Tunisia e Croazia, che ancora non hanno fornito i dati” continua Vincenzo.

Il problema, tuttavia, non riguarda solo i paesi del Mediterraneo: una differenza tra il Nord d’Europa e il Sud non c’è. O meglio, si tratta di una questione in realtà molto più generalizzata di quanto si possa credere: anche quei Paesi che non hanno il mare, come per esempio la Romania, hanno difficoltà nello sversamento dei rifiuti, in questo caso all’interno del Danubio. In Estonia per esempio, dov’è nato il movimento Let’s Do It!, l’inquinamento delle coste era un problema tangibile, ma dopo diversi anni di impegno è stato risolto e il paese risulta uno dei più tutelati dal di vista ambientale. “Il problema del Mediterraneo è quello di essere considerato come uno sversatoio, come se tutti paesi che vi si affacciano avessero a portata di mano una discarica”, conclude Vincenzo.

Mare Nostrum

Alla Rotonda Diaz c’erano volontari di ogni età, genere e nazionalità. "Credo che a molti di noi manchi proprio il contatto con le tematiche ambientali". Sono queste le parole di Luca Capasso, uno i più giovani ci ha parlato dell’approccio della sua generazione all'ambiente. "In un contesto del genere è necessario che azioni come questa siano sempre più frequenti e coinvolgenti", prosegue il giovane volontario. "Nei posti dove l'educazione all'ambiente latita bisogna contare sulle iniziative delle numerose associazioni e sull'attivismo diretto di quei cittadini che preferiscono creare una possibile soluzione”. Un modo per poter chiamare davvero il Mediterraneo, "mare nostrum", mare dei cittadini.