Médine, il rapper che spaventa la Francia

Articolo pubblicato il 17 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 17 dicembre 2012
Dieci anni di carriera festeggiati quest'anno sono bastati a Médine per intimorire i francesi. Ma nel 2012, il rapper musulmano di origine algerina svela le sue nuove intenzioni e vi invita a scoprire ciò che si nasconde dietro lo slogan "Don’t Panik", divenuto un libro e un album. cafebabel.
com l’ha incontrato per scoprire qualcosa di più su uno dei rapper più talentuosi della scena contemporanea.

"Ho sofferto degli sguardi ma ho saputo agire nell'oscurità, sì , sono fiero di essere Made In…". Martedì, 16 ottobre. Mentre Médineesorta il pubblico parigino dell’Istituto del Mondo Arabo (IMA) a levare le braccia sul ritornello del suo nuovo pezzo, la platea sembra non avere alcuna voglia di ripetere le parole in coro. Il motivo? Lo showcase del rapper arriva dopo una conferenza di un'ora e mezza su… un libro. Il suo.

Non avere paura, vieni a scoprire chi è Médine

Médine ha appena pubblicato un libro scritto in collaborazione con un geopolitologo francese, Pascal Boniface. Intitolato "Don’t Panik" e redatto in forma "confidenziale", il libro di 400 pagine tratta, alla rinfusa, tematiche come l’islamofobia, i media, il rap, la Francia… Cosa rara per un MC. Ma, se questo già sorprende, è la profusione con la quale il rapper di origine algerina affronta gli impegni autunnali a lasciare stupefatti: un web-documentario, un EP, un libro e la preparazione d’un album previsto per l'inizio del 2013. Non crediate, però, che Médine si disperda. Questi progetti diversi tra loro per festeggiare i suoi 10 anni da rapper sono scolpiti con le stesse lettere : "Don’t Panik".

A guardarlo da vicino, Médine ha una certa presenza. Nei locali di Because Music – l'etichetta indie che lo promuove – è un tipo grande e grosso a stringervi la mano. Indossa un gilet nero e bianco così stretto che i suoi bicipiti sembrano soffocati dalla stoffa, ma abbastanza scollato da lasciar intravvedere la maglia bianca della nazionale francese di calcio. Il rapper di 29 anni parla chiaro, guardando dritto negli occhi. "Don’t Panik è uno slogan che mira a scardinare i falsi ideali", comincia. "Sta per: non abbiate paura, venite a scoprire chi siamo veramente". "Noi", i musulmani. In origine, lo slogan diceva "I’m Muslim, Don’t Panic" e lo si trovava sulle t-shirt o nei singoli, soprattutto a ridosso del raduno annuale dei musulmani, a Bourget. Oggi, con tre parole in meno, questa formula è divenuta una causa politica e anche gli studenti di Sciences-Po, a Parigi, hanno indossato la maglietta con lo slogan in occasione della visita di Marine Le Pen, lo scorso 5 marzo.

La gente si soffermava sulle copertine dei miei dischi, come si osserva per strada una donna coperta dal velo

"Mi sono reso conto che i temi del rap francese avrebbero potuto avere un'eco al di là dell'hip-hop", dice. "Ecco perché ho fatto un libro, per cambiare genere". Ammettiamolo, allo zoccolo duro dei francesi - il 53% che hanno votato Sarkozy nel 2007 ad esempio - Médine fa paura. "Un passo alla volta, mi sono concentrato sempre di più sull'impegno politico, per cercare di capire perché le mie identità fanno tanta paura alla Francia. Io sono uscito fuori dall'immigrazione, dei quartieri popolari, sono musulmano e rapper". Per capirci: quattro caratteristiche sufficienti a collocarlo nel Libro Nero. Censurato di volta in volta dal CSA (Consiglio superiore dell'audiovisivo, ndt), evitato dalle radio, considerato un rapper "comunitario", inutile sottolineare che l’algerino non è visto tanto di buon occhio. "Le fondamenta della mia vita riposano su dei valori che sono religiosi e, in Francia, il termine 'religioso' fa paura". 

Allo stesso tempo, Médine non si tira indietro davanti all'occasione di provocare. I suoi due primi album s’intitolano "11 septembre, récit du 11ème jour" (2004) e "Jihad, le plus grand combat est contre soi-même" (2005). La folta barba, portata con ostentazione, e titoli come "Ennemi d’État" facevano grondare di sudore la borghesia dei nomi composti. C'erano, forse, modi più sottili per scardinare gli ideali. Oggi perfettamente rasato, annuisce e comprende appieno che è una questione di delicatezza. "La provocazione permette di smuovere le cose, di privilegiare un metodo che può fornire delle risposte che altrimenti richiederebbero troppo tempo". La laicità, l'immigrazione, il razzismo sono argomenti che Médine ha sempre affrontato.

"Solo che la gente si soffermava sulle copertine dei miei dischi, come si osserva per strada una donna coperta dal velo". I lineamenti del suo libro danno l'immagine di un uomo che ha digerito le critiche. E i cinque pezzi del suo nuovo EP, "Made In", sono l'immagine di un rap che si è fatto spuntare la barba. Titoli come "Alger Pleure" o "Biopic" parlano meno di Islam e più di questioni d'identità. "Il mio rap non è religioso. Sfido chiunque a trovare un cenno di proselitismo nei miei pezzi", ha dichiarato all'Istituto del Mondo Arabo il mese scorso. In realtà, il rapper, originario di Le Havre (Normandia, ndr) richiama spesso la storia, da un lato per "non dire idiozie", dall'altro per servire una causa che non ha mostrato segni di cedimento in 10 anni di carriera.

Inoltre, quando gli chiediamo con chi vorrebbe collaborare al suo prossimo album, "Immortal Technique e Cat Stevens", risponde, ovvero, due artisti che si sono schierati a difesa della comunità musulmana. Ma anche due personaggi "che prendono una posizione: quella di riunire la gente intorno a un messaggio". Sì, che ci crediate o no, Médine non impone niente a nessuno. Si limita a suggerire, invitare. "Jihad era un'imposizione, mentre il titolo dell'album successivo, Don't Panik, è un invito". Sta a voi giudicare se le nuove intenzioni dell'Arabian Panther smetteranno di farvi riflettere. Ma sappiate una cosa, a volte l'allegoria nel rap serve a riassumere tutto e a tranquillizzare i cuori impauriti. Médine giura di essere uno sminatore scambiato per un attentatore. Hamdullah.

Foto: Illustrazione © Adrien Le Coarer; testo © pagina Facebook ufficiale di Médine; video: medine/YouTube