Maxime Verner, la buona coscienza della gioventù francese

Articolo pubblicato il 06 luglio 2012
Articolo pubblicato il 06 luglio 2012
Questo ventiduenne di origini lionesi stava per diventare il più giovane candidato presidente nella storia francese. Nel suo curriculum vanta una laurea in comunicazione, un'associazione a diffusione nazionale e una proposta di legge divenuta realtà. Se ne sentirete parlare ancora tra vent'anni, non dite che non vi abbiamo avvertito.

Segnatevi questo nome, Maxime Verner, perché fra qualche anno sentirete ancora parlare di lui. Non ancora ventenne, aveva già fatto cambiare la legge sull’eleggibilità di presidente, deputati e senatori in Francia. Per un soffio non è diventato, nel 2012, il più giovane candidato presidente nella storia francese. Ha scritto un libro, per le edizioni Max Milo, intitolato “Giovani di tutte le età, uniamoci!”, contenente 89 proposte per la gioventù del 2012 (“ma è un programma che sarà valido anche nei prossimi anni”, afferma con sicumera). A chi gli chiede cosa sia per lui la gioventù, quali siano i suoi limiti temporali, fisici e intellettuali, risponde parafrasando Albert Camus: “la gioventù è la totale generosità verso l’avvenire”.

Quattro milioni di possibili candidati in più

Il personaggio è di quelli che parlano a raffica, senza dare l’impressione di essersi preparato il discorso allo specchio. Lo incontriamo in un caldo pomeriggio d’inizio estate ai tavolini del bar MV di Montparnasse, a Parigi. A distanza ravvicinata, possiamo fare la conta dei brufoli che ha sul viso. Ha solo 22 anni, Maxime, e sta per finire la laurea specialistica in comunicazione. “Vengo da un ambiente famigliare modesto, dalla periferia di Lione. Non mi hanno fatto le grandi scuole, ma l’esperienza nella vita associativa e politica”.

"La gioventù sarà la grande mobilizzazione di massa del XXI secolo", Maxime Verner

Arrivato a Parigi a 18 anni, appena ottenuto il diploma, ha seguito i corsi dell’Università di Saint Denis e creato l’associazione “Candidato a 18 anni”. Prima, l’età per essere eletto deputato in Francia era fissata a 23 anni, e 30 per i senatori. Verner ha ottenuto il sostegno di Jean-Cristophe Lagarde (Nouveau Centre), Valérie Rosso-Debord (UMP), Gaëtan Gorce, e François Hollande (PS), che hanno portato in Parlamento la sua proposta. Il 5 aprile del 2011 la legge sull’eleggibilità viene votata dal Parlamento, abbassando a 18 anni la candidatura alle elezioni legislative, europee e presidenziali, e a 24 quella per il Senato. Il risultato pratico? “Quattro milioni di possibili candidati in più”, dichiara Maxime, convinto che questo favorirà il riavvicinamento dei giovani alla vita politica.

Dobbiamo ammetterlo: prima della nostra intervista, avevamo il dubbio che questo “grande successo” non fosse altro che una manovra populista del governo allora in carica, abile a sfruttare un’iniziativa spontanea per prendersi tutto il merito di un cambiamento storico.

La sfida a Marion Maréchal-Le Pen

E’ davvero uno scherzo del destino che la prima deputata ad aver beneficiato di questa legge sia stata Marion Maréchal-Le Pen”, dice invece Maxime. Marion, nata come lui nel 1989, è la nipote di Marine Le Pen, ed è la più giovane deputata nella storia francese, eletta all’Assemblea Nazionale il 17 giugno 2012 nella terza circoscrizione del Vaucluse. Un’elezione che non sarebbe stata possibile fino a qualche anno fa, senza la legge proposta da Maxime. “Voglio sfidarla a un dibattito – dichiara– Voglio che ammetta pubblicamente di considerare la gioventù solo come un risentimento, un modo per essere ‘contro tutto e tutti’”. Niente di più sbagliato, per il nostro giovane uomo: “se è così, allora siamo fottuti. Noi abbiamo il dovere di pensare a un avvenire migliore”.

"Voglio che la giovane Le Pen ammetta pubblicamente di considerare la gioventù solo come un risentimento"

Astro nascente o politico consumato? In un’ora e mezza di conversazione non riusciamo a fargli dire una frase “scorretta” che sia una. L’inquadramento politico? “Sono un progressista”. Che cosa gli ha impedito di ottenere le 500 firme necessarie a candidarsi alle presidenziali? “I sindaci erano entusiasti del nostro progetto, ma cisono mancati i mezzi, è stata una campagna basata solo sulla solidarietà e sull’aiuto volontario dei giovani attorno a me”. Sua madre è di origini armene. Che cosa pensa della legge contro il negazionismo del genocidio? “E’ inutile, basta insegnarlo correttamente nelle scuole”. Gli indignados hanno perso la loro battaglia? “No, perché sono scesi in piazza per chiedere a gran voce la trasparenza. La loro è stata una mobilitazione post-it, venuta dal web e di per sé stessa temporanea. Ma le ragioni della protesta sono ancora valide”. Si candiderà ancora nel 2017? “Ci sono così tante cose da fare prima. A settembre fonderò un’impresa di mediazione, per aiutare le organizzazioni che assumono i giovani a comunicare meglio con loro. Si chiamerà Hesychia”.

Alla nostre domande a raffica, si difende o schiva il colpo con la velocità di un pugile. “La gioventù sarà la grande mobilizzazione di massa del XXI secolo”, ha scritto nel suo libro, ma nei suoi occhi non appaiono masse sterminate come quelle che hanno occupato Puerta del Sol a Madrid o Piazza Tahrir al Cairo. Il ragazzo è colto, ha studiato a Galatasaray (Istanbul) per un semestre (“sono stato il primo della mia famiglia a tornare in Turchia”) e rimane lontano dai facili populismi.

Aiutare i giovani a diventare socialmente attivi

La presenza su Internet e i social network è diffusa ma poco invadente, gli articoli sulla sua pagina ufficiale sono aggiornati con cadenza settimanale, a volte addirittura mensile: “puntiamo tutto sulla comunicazione interna. L’associazione che ho fondato e di cui sono presidente, Jeunes de France, conta quasi mille membri, tra Francia metropolitana e territori d’Oltremare”. Il loro lavoro si concentra nell’aiutare i giovani che vogliono diventare socialmente attivi (aprire un’associazione, candidarsi in politica) a superare le prime difficoltà e non perdere l’entusiasmo.

Dobbiamo far passare l’idea che la felicità si crea solo collettivamente, e che il successo sia qualcosa di collettivo, non solo personale”. A vederlo parlare così, sorridente e per nulla demotivato, viene quasi voglia di credergli.

Foto di Maxime Verner: © Jacopo Franchi. Video di maximeverner/youtube e BuzeeNews/youtube.