Matteo Garrone: il cuore, la testa e il pene

Articolo pubblicato il 10 luglio 2015

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Giganti, re, mostri, principesse, incantesimi: l'ultimo Peter Jackson ? Niente affatto! Il regista di Gomorra ci fa scoprire un nuovo tipo di... Reality !

Matteo Garrone e il Festival di Cannes vivono una lunga storia d'amore. Dopo i Grand Prix per Gomorra (2008) e Reality (2012), nel 2015 questo neo-neorealista che ha fatto innamorare i più accaniti nostalgici della «ciné-vérité», e che non passerà alla storia grazie della sua capacità affabulatoria (spesso gli si fanno domande senza ricevere la minima risposta), fa il suo come-back sulla croisette. I critici radical-chic di sinistra avranno certamente un infarto, perché questa volta Matteo ha usato un cast hollywoodiano – orrore, il capitale! Tant'è che il film non si esprime più con i suoni gutturali della banlieue napoletana, ma in lingua inglese – buon Dio! Ciliegina sulla torta: s'intitola Tale of Tales ed è tratto d aun'antologia di racconti napoletani, scritti da Giambattista Basile nel XVII secolo. Immagini digitali, location sontuose tra la Sicilia e la Puglia. Come previsto, l’attenzioen della conferenza stampa di Cannes si è concentrata sul cambio dis tile del regista romano piuttosto che sul film in sé. Risposta falsamente sibillina di Garrone (sospettiamo una cattiva arringa da parte sua) : «Dovete guardare questo film non con il cervello ma con il cuore, lasciatevi trasportare».

Accettiamo la sfida. Alla fine questo articolo difenderà il film di Garrone meglio di quanto non abbia fatto lui stesso.

Per comprendere Il racconto dei racconti bisogna supporre un'inversione di prospettiva e adottare la chiave dell'allegoria: del correlativo oggettivo, come direbbe T.S. Eliot, che ristabilirebbe immediatamente la connessione con la realtà, in apparenz amancante nel film.

Tre regni dai nomi disneyani – chissenefrega – con dei sovrani dominati da manie. La regina di Selvascura (Salma Hayek) è ossessionata dal desiderio di diventare madre al punto da sacrificare il marito, mangiare il cuore sanguinante di un mostro marino e impedire al figlio, quando è rimasta incita e il bambino è cresciuto, di frequentare liberamente il suo amico. Questo amore soffocante, mostruoso, non ricorda l'iper-protezione egoista e morbosa di certi genitori dal cuore deforme e ipertrofico che privano i figli di ogni libertà? 

Il re di Altomonte (Toby Jones) preferisce allevare in segreto una pulce che ascoltare sinceramente la figlia. Alla morte della pulce – che raggiunge le dimensioni di un pony – il re accetta di far sposare l'insistente principessa organizzando un torneo. Il vincitore destinato a sposare la giovane è un gigante spaventoso che trascina a forza la principessa tra le montagne. La testarda principessa mette in atto mille stratagemmi per sfuggire alla tirannia del marito, non senza numerosi sacrifici. La testa del gigante sarà la ricompensa che la figlia del re riporterà al padre in segno di reciproca redenzione. Quanti padri moderni perdono la testa per schede e cellulari all'ultimo grido? Forse non ci sono anche giganti-pedofili pronti a mille inganni per rapire i vostri figli?

Vincent Cassel intempreta – non lontano dal suo vero personaggio – il sovrano di Roccaforte, ossessionato dal sesso e dalla voluttà. La sua unica preoccupazione: il culo. Caduto nella trappola di due vecchie zitelle, ne sposa una che, per effetto di un sortilegio, si trasforma in una magnifica creatura.

Il conte di Roccaforte, immerso nel leitmotiv della vanitas, è quello che sintetizza meglio la dimensione pittorica e cromatica – tra Caravaggio e  Rembrandt – che Garrone dispiega nel suo gran spettacolo. Anche la contemporaneità di questo episodio è ben più eclatante: quante donne  sono pronte a mille trucchi per riguadagnare la giovinezza perduta, con il magico aiuto di creme, botox e terapie? Quanti erotomani navigano sul web, su Tinder e Meetic, alla ricerca di un'oasi rinfrescante per il loro torrido membro?

Così la metamorfosi è sia contenuto sia forma: questo Tale of Tales ha un legame innegabile con la realtà, forse nascosto. In ogni caso, il film ci invita a conoscere meglio il reale e a farne esperienza attraverso le diverse vie della percezione. Testa, cuore o pene?