Matrix in Iraq

Articolo pubblicato il 06 giugno 2005
Articolo pubblicato il 06 giugno 2005

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Le informazioni che ci arrivano dall’Iraq mostrano un’immagine distorta della realtà. Manipolazione, attacchi ai giornalisti...governi ed eserciti fanno il possible per non farci sapere che cosa realmente succede.

La guerra mediatica in Iraq non è cominciata a marzo 2003 con il bombardamento di

Bagdad: era già in atto prima per spaventare, attraverso le manipolazioni, l’opinione pubblica mondiale e favorire così l’approvazione di una guerra unilaterale che non aveva il consenso dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Sospetti confermati

Ora sappiamo ciò che prima potevamo solamente sospettare: le armi di distruzione di massa non sono mai esistite, non solo non c’era nessuna relazione tra Saddam Hussein e Al-Quaeda, ma in realtà i pericolosi centri di ricerca e fabbricazione di armi di distruzione di massa erano, nella maggioranza dei casi, capanne di pastori e centri di produzione di funghi. Nemmeno il tacchino mostrato da Bush ai mezzi di comunicazione nel Giorno del Ringraziamento era vero, si trattava di una volgare imitazione di plastica...

Per quanto possa pesare ai dirigenti nordamericani, la nuova società dell’informazione rende sempre più difficile seguire il motto diGoebbels, ministro della propaganda nazista: «una bugia ripetuta mille volte diventa verità». L’apparizione di nuovi media arabi, con tagli diversi, e il sorgere di nuove forme di comunicazione hanno facilitato l’arrivo di più informazione rendendo possibile, per la prima volta, la formazione di un’opinione pubblica libera dal “matrix mediatico” propagandistico creato dagli Stati Uniti.

Al Jazeera ci apre gli occhi

La televisione araba Al Jazeera ha trasmesso immagini censurate dal governo statunitense e ha messo a nudo le contraddizioni delle informazioni diffuse sulle azioni militari. Tra le altre cose, ricordiamo l’attacco degli Stati Uniti contro un campo di addestramento di terroristi nell’ovest dell’Iraq, che venne denunciato da Al Jazeera come un massacro durante un ricevimento di nozze, facendo 42 vittime, tra cui quattordici bambini e undici donne.

Al Jazeera è diventata il punto di riferimento informativo anche per gli occidentali, togliendo la scena alle agenzie di stampa statunitensi, e specialmente alla televisione “ufficiale” della prima Guerra del Golfo, la CNN.

L’apparizione di nuovi mezzi di comunicazione ha permesso anche la fuga di informazioni come nel caso dei vergognosi abusi di Guantanamo e del carcere di Abu Ghraib. Le spaventose foto di prigionieri iracheni torturati da soldati statunitensi hanno messo in discussione la definizione di questa guerra come una guerra di liberazione del popolo iracheno.

Notizie false

Un altro esempio di confusione mediatica è la ritrattazione da parte della rivista Newsweek, nel maggio scorso, delle proprie informazioni a proposito della profanazione del Corano nella base statunitense di Guantanamo. La rettificazione è avvenuta in seguito alle violente proteste di tutto il mondo arabo e specialmente in Afghanistan, dove sono morte sedici persone.

Un caso simile si era presentato un anno fa anche sul giornale Daily Mirror che, dopo aver pubblicato delle foto di presunti abusi condotti dalle forze britanniche sui prigionieri iracheni, rettificò considerandole false, fatto seguito dalla denuncia contro il suo direttore.

Anche i gruppi ribelli hanno utilizzato i mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie per diffondere il terrore tra le forze americane e quelle alleate con il governo di transizione iracheno. Superando la censura del governo americano abbiamo assistito con orrore all’esecuzione di persone sequestrate, allo squartamento di cadaveri di soldati americani morti in un’imboscata, mentre gli Usa auto-censurano le immagini delle bare dei soldati che ritornano morti dall’Iraq.

I mezzi di comunicazione hanno quindi un ruolo fondamentale in questa abominevole guerra, e i giornalisti sono l’obiettivo numero uno, come dimostra il fatto che quasi 60 giornalisti sono stati assassinati dall’inizio della guerra, la maggioranza iracheni, e altri ventionove sono quelli sequestrati.

Oggi non è più possibile sostenere il detto di Socrate: «so solamente di non sapere», volendo sfuggire così all’orrore di questa guerra. Bisogna porre fine a questo matrix infernale che attraverso la propaganda, la manipolazione e il fanatismo, fa dell’Oriente e Occidente dei nemici. Per quest, abbiamo bisogno di giornalisti indipendenti che sul terreno siano capaci di raccontare cosa sta succedendo e di chiamare il tacchino «tacchino» e la plastica «plastica». La lotta contro il terrorismo internazionale non può essere il nuovo matrix che deforma la realtà e aliena la nostra società. Bisogna uscire da questa spirale di bugie e confusione.

Non permettiamo ai mezzi di comunicazione di convertirsi in armi di intossicazione di massa, bisogna rimanere critici e in allerta.