Matrimonio gay: la Svizzera rischia di fare marcia indietro

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 04 febbraio 2016

Sulla stampa svizzera si è appena iniziato a parlarne: una proposta del Partito popolare democratico vorrebbe rendere illegale il matrimonio omosessuale con una modifica alla Costituzione elvetica. La stessa carta costituzionale che vieta ogni discriminazione basata sullo "stile di vita". La situazione è intricata e si lotta contro il tempo: il voto è previsto il 28 febbraio.

Al tavolino di un caffè nel quinto arrondissement di Parigi, Charlotte, 22 anni, sta bevendo il suo espresso, «bello ristretto», come piace a lei. Due anni fa è arrivata a Parigi per proseguire i suoi studi in lingue moderne. Perché in Francia? «Sono lesbica. Avevo voglia di vivere la mia vita lontana dallo sguardo della mia famiglia». Nonostante i suoi genitori abbiano accettato la sua omosessualità, Charlotte aveva voglia «come ogni giovane ragazza» di scoprire se stessa, lontana dall'ambiente protetto a cui era abituata.

Ricorda di aver seguito i dibattiti sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Francia nel 2013: «I discorsi erano di una violenza inaudita». Il 2013 è anche l’anno in cui il Partito popolare democratico svizzero (Parti démocrate-chrétien in francese, PDC) lancia una proposta di iniziativa popolare: "Per la coppia e la famiglia – No alla penalizzazione del matrimonio", che sarà votata il 28 febbraio 2016. Quest'iniziativa ha come obiettivo quello di mettere fine alle disparità di trattamento fiscale che penalizzano alcune coppie sposate e le coppie di fatto. Ma allo stesso tempo vuole inserire nella Costituzione una definizione di matrimonio che includa solo l'unione tra un uomo e una donna. 

Charlotte è infuriata e si chiede se tornerà mai a vivere nel suo Paese d'origine: «C’è un problema fiscale che indubbiamente bisogna risolvere, ma loro vogliono escludere dal matrimonio le coppie di lesbiche, gay e trans. Ed è grave, perché se sarà introdotto nella Costituzione, addio ai miei diritti».

La penalizzazione fiscale fa digrignare i denti alle coppie sposate o registrate (con i patti di convivenza civile) dopo il 2007, quelle interessate da tale normativa. In Svizzera, infatti le coppie sposate e le coppie di fatto più agiate (con redditi superiori a 190mila franchi svizzeri, n.d.r.) pagano più imposte e ricevono pensioni più basse rispetto alle coppie conviventi. Questa è la principale ragione evocata dal PDC per promovere la sua iniziativa che riguarda 80mila coppie, cioè il 2,5% della popolazione elvetica. Ma per raggiungere questo obiettivo, il PDC propone anche di inserire nella Costituzione la seguente definizione: «Il matrimonio è l’unione duratura tra un uomo e una donna», escludendo di fatto le coppie dello stesso sesso.

I cittadini "caduti in trappola"

Finora l'appuntamento con il voto del 28 febbraio è passato pressoché inosservato, nonostante i moniti delle associazioni LGBTI contro la definizione di matrimonio contenuta nel testo dell’iniziativa. Ma un sondaggio GFS per la SSR (Società svizzera di radiotelevisione, n.d.r.) pubblicato venerdì 22 gennaio 2016, mostra l’entusiasmo degli svizzeri per l’iniziativa del PDC.

Per Didier Bonny, membro dell’associazione Pro Aequalitate, questo sondaggio ha risvegliato la coscienza politica: «Quando si legge il titolo dell’iniziativa, è evidente che venga voglia di votare a favore. Ma scavando più a fondo, si riscontra un problema di natura discriminatoria ed anche finanziaria, perché quest’iniziativa costerà cara alla Svizzera». Didier Bonny l’ha del resto ricordato in un articolo comparso sul sito dell’associazione 360: l’iniziativa costerà 4 miliardi l’anno, dei quali due miliardi sottratti alle casse degli enti pubblici. 

I risultati del sondaggio hanno preoccupato l'intera classe politica al punto da unire la destra e la sinistra. Didier Bonny spiega che «il Partito socialista svizzero e i Verdi sostengono la comunità LGBTI, e lo stesso fanno il Partito liberale radicale (PLR) e i Verdi liberali, che sono partiti di destra». I partiti sostengono l’idea della tassazione individuale invece di quella collettiva, ma ribadiscono anche il loro "No" alla discriminazione verso le coppie dello stesso sesso. Il 27 gennaio è stata organizzata una conferenza stampa congiunta, per fare un appello al voto contro l’iniziativa del PDC. Didier Bonny si chiede, qualora l’esito del voto risultasse negativo, se «la gente avrà votato per il matrimonio egualitario, per la tassazione individuale, oppure per entrambi?». Ma per l'esponente dell’associazione Pro Aequalitate, l’importante resta che i cittadini respingano la proposta, poco importano le motivazioni.

È anche per informare al meglio i cittadini sulle implicazioni del testo presentato dal PDC, che il 29 agosto 2015 è stata fondata l’associazione Pro Aequalitate. Il suo scopo: promuovere tutte le iniziative legate alla questione LGBTI. L’associazione ha iniziato un road tour, chiamato "Avanziamo insieme", facendo campagna per il "No" all’iniziativa del PDC. Farà il giro della Svizzera per incontrare i cittadini ed informarli sui contenuti del testo. La tournée è iniziata l’11 gennaio 2016 nella Svizzera orientale. Dopo una tappa a Berna il 30 gennaio, il road tour continuerà a Bienne (4/02), a Neuchâtel  (11/02), a Losanna (13/02), per terminare a Ginevra il 20 febbraio, 8 giorni prima del voto.

Una prima mondiale

Se l’iniziativa del PDC avesse successo, entrerebbe in conflitto con l’articolo 8 della Costituzione elvetica, che proibisce le discriminazioni, tra cui quelle basate sullo «stile di vita». Ricordiamo che una legge sulle unioni civili (denominata PEPS, l’equivalente dei PACS in Francia ma con più diritti, esclusivi, per le coppie omosessuali, n.d.r.) è entrata in vigore nel 2007, dopo essere stata approvata nel 2005 tramite un referendum: il 58% dei voti era favorevole. In quel momento la Svizzera è diventata il primo Paese al mondo a riconoscere, con una votazione popolare, le coppie omosessuali. 

Il 1° settembre 2015, la Commissione giuridica del Consiglio di Stato ha dato il suo avallo, con 7 voti a favore, 5 contrari e un’astensione, all’apertura del matrimonio civile per le coppie omosessualiCondannata anche da Amnesty International, quest'ultima iniziativa popolare potrebbe invece chiudere le porte del matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Se i cittadini voteranno a favore dell’iniziativa del PDC, la Svizzera sarà «il primo Paese dell’Europa occidentale ad adottare una misura che proibirà il matrimonio egualitario», fa notare Didier Bonny.