Matrimoni gay: favorevoli o contrari?

Articolo pubblicato il 14 marzo 2013
Articolo pubblicato il 14 marzo 2013

di Ramona Montanaro e Andrea Migliaccio In questi ultimi mesi la questione dei matrimoni omosessuali è stata al centro di un intenso dibattito. L’Europa è stata palcoscenico di numerosi passi in avanti verso un’eguaglianza delle coppie di fatto e quelle sposate.

L'ultima campagna elettorale italiana ha messo da parte la discussione sui matrimoni civili concentrandosi su argomenti più d'attualità, ma la questione dei diritti per le coppie gay resta sempre aperta. Quando l'Italia farà il passo decisivo per mettersi alla pari con altri Paesi europei su questi temi?

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è disciplinato da moltissimi paesi, ed il presupposto di questa tutela è il diritto alla sessualità di tutti gli individui. In Europa sono tantissimi gli Stati che tra matrimonio ed unioni civili registrate hanno permesso alle coppie gay di godere di pari diritti rispetto a quelle eterosessuali. Ultime in ordine di arrivo la Francia e l’Inghilterra. In entrambi gli Stati le Unioni civili sono legali: per la Francia dal 1999 con l’introduzione dei PACS, che eguaglia nei diritti civili le coppie gay alle etero; in Inghilterra, invece, dal 2005. Tuttavia però i governi sono ancora al lavoro per discutere un disegno di legge che possa legalizzare  il matrimonio tra persone omosessuali. 

I diritti per le coppie dello stesso sesso in Francia sono in piena fase di aggiornamento. Il governo del presidente Hollande ha presentato infatti un disegno di legge che prevede per le coppie omosessuali residenti nel Paese di potersi sposare e, avendo pari diritti delle coppie etero, di poter adottare dei figli. Il progetto non prevede però l’“assente onnipresente”, così come l’ha definita Libèration, ossia la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), l’unico appiglio rimasto alla destra francese per riscuotere consensi. L’iniziativa è stata un cavallo di battaglia della scorsa campagna elettorale dell’attuale maggioranza, che non vuole perdere gradimento tra i suoi elettori. E così il governo è intenzionato a chiudere la questione al più presto con sedute dell’Assemblea anche di notte, dove i banchi sono diventati dei letti non troppo comodi mentre il Senato affronterà il tema il 2 aprile.

Questo è un passo avanti che la Francia vuol fare sul fronte dei diritti. L’attuale legislazione prevede dei diritti in materia d’imposte, donazioni, successioni con i Pacs già dal 1999, nel pieno del governo Jospin, l’ultimo socialista primo ministro prima di questa presidenza. La Francia diventerebbe così il nono Paese in Europa dove sono possibili matrimoni tra persone dello stesso sesso dopo Olanda, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda e Danimarca.

La società civile è spaccata, a prescindere dall’appartenenza a colori politici diversi. Parigi ha visto in strada due manifestazioni a favore della legge a gennaio con migliaia di cittadini per strada, e una dei “contro” che contava però più sostenitori delle prime. La Chiesa anche qui è fermamente contro il “mariage pour tous” appoggiato nella campagna anche da quotidiani cattolici come La Croix. E i partiti, a loro volta, sono divisi con la maggioranza e tutta la sinistra a favore, mentre i moderati e la destra sono contro il disegno di legge. Con qualche eccezione però, come la defezione del deputato ed ex misistro dell’Union pour un Mouvement Populaire (UMP) Benoist Apparu, che facendo il suo coming out si è dichiarato favorevole. In piena crisi economica e con la guerra in Mali, la Francia si apre dunque su un fronte importante per una legge a favore dei diritti degli omosessuali.

Discorso simile per l’Inghilterra. Il Marriage Bill è passato alla Camera dei Comuni con 400 voti a favore e 175 contrari, e dovrà essere discusso ed approvato anche alla Camera dei Lords. Con questo provvedimento dal 2014 le coppie omosessuali potranno sposarsi, anche in luoghi di culto, lasciando alle singole confessioni se celebrarli o meno. Con l’approvazione di questa legge, fortemente voluta dal premier  David Cameron, l’Inghilterra sarebbe l’undicesima nazione ad avere le unioni legali tra persone dello stesso sesso. Sebbene si tratti di due disegni di legge in fase di approvazione, entrambi gli Stati hanno comunque previsto, già da moltissimi anni, delle forme di tutela per le coppie di fatto, etero ed omosessuali.

Additato come gay, un ragazzo di 15 anni si è suicidato lo scorso novembre a Roma. I compagni di classe lo prendevano in giro come il "ragazzo dai vestiti rosa" e lui non ce l'ha fatta a resistere ancora.

Lo Stato italiano, invece, non ha previsto nessun istituto a favore delle coppie di fatto. A niente sono  servite le diverse proposte di legge: nel 2006, con il Governo Prodi, fu presentato un disegno di legge simile ai PACS francesi; nel 2007 furono proposti i Di.Co; ed infine nel 2008 i DiDoRe del Governo Berlusconi, ma di fatto nessuno di questi progetti ha avuto approvazione dal Parlamento italiano.

Attraverso un sondaggio effettuato dalla redazione de L’Europeo Napoletano è emerso che la volontà del Parlamento italiano rispetto ai matrimoni omosessuali non rispecchia l’idea di una parte della popolazione. Al questionario ha risposto un campione di 200 persone, che di certo non può rispecchiare l’opinione nazional popolare, ma che può dare un’idea di cosa pensino gli intervistati relativamente alle “mancate tutele” di coppie gay ed etero di fatto.

Delle persone che hanno partecipato al sondaggio il 94% era etero, e solo il 6% omosessuale. La fascia d’età a cui erano rivolte le domande andava dai 18 anni in su. La maggior parte dei partecipanti sono compresi tra i 18 e i 30 anni, ma non sono mancate persone più adulte (4% maggiori di 50 anni). I dati che sono emersi da questo studio sono diversi. È stato rilevato che la maggioranza è d’accordo ai matrimoni gay con circa l’87% dei SI contro il 12% dei NO. Stesso discorso anche per le adozioni dei bambini: la percentuale scende al 60%, ma resta comunque forte rispetto al 26.8% dei contrari.

Alla domanda:” Secondo lei, quanto la Chiesa cattolica condizioni lo Stato italiano nella scelta di approvare i matrimoni tra omosessuali?”, nessuno ha risposto che tale istituzione non condizioni affatto la scelta. Anzi al contrario il 72.2% ritiene che ostacoli molto l’approvazione, ed addirittura il 18.6% ritiene che sia l’unico vero motivo.

"Un segno del diavolo e un attacco devastante ai piani di Dio", queste furono le parole dell'ex Arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, ora Papa Francesco. La Chiesa sembra quindi destinata a continuare la politica anti gay del vecchio pontefice Ratzinger.

Tra le domande ce n’erano alcune specifiche proprio sui diritti civili. L’85% dei partecipanti conoscono le differenze giuridiche tra le coppie sposate e quelle conviventi, dato rafforzato dall’86.6% dei favorevoli alle estensioni dei diritti civili anche per le unioni di fatto.

C’è quindi un dato importante da sottolineare, ovvero che coloro che hanno risposto al questionario “Matrimoni gay. Favorevoli o contrari?”, non sono degli sprovveduti, ma persone che sono a conoscenza di quali sono le differenze giuridiche tra una coppia sposata ed una no. Sanno quali sono i diritti civili che vogliono ottenere le coppie di fatto, e quali i limiti di questa legislatura. 

A questo punto è forse lecito chiedersi quando lo Stato italiano deciderà di mettersi al passo coi tempi europei.