Martine: mamma per un'estate

Articolo pubblicato il 07 settembre 2016
Articolo pubblicato il 07 settembre 2016

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Quest’estate Martine si è messa alla prova come mamma e, tramite un progetto di assistenza spagnolo, si è occupata di un bambino rifugiato dal Sahara Occidentale.

Due mesi fa, quando Brahim stava per arrivare dalla città algerina Tindouf, Martine aveva le ginocchia tremanti dall’agitazione. È fine giugno e il bus da Pamplona che trasporta i bambini ha sei ore di ritardo. Quella mattina nel Sahara c’era stata una tempesta di sabbia. Tutte le altre famiglie, che attendono nella regione della Spagna del nord La Rioja, hanno già con loro altri bambini. “Ero veramente nervosa e pensavo - oh mio Dio, chi me l’ha fatto fare?"

Martine, mezza spagnola e mezza francese che vive a Parigi, ha deciso di non partire per l'ennesimo viaggio quest’estate. Da tempo aveva in mente di ospitare a casa sua in Spagna per alcune settimane un bambino da un campo rifugiati nel Sahara Occidentale. Il conflitto del Sahara Occidentale è ormai finito nel dimenticatoio in tutto il mondo. Da quando la Spagna ha rinunciato alla colonia nel 1975, il Marocco rivendica ancora oggi una grossa parte del territorio. 

Quando Martine lavorava al Parlamento Europeo, ha avuto la possibilità di andare a Tindouf per visitare un campo di rifugiati, che esiste da ormai 40 anni. Lì è venuta a conoscenza del programma d’assistenza spagnolo Vacaciones en Paz (Vacanze in libertà), tramite il quale quest’anno i 1000 bambini hanno potuto essere ospitati presso famiglie spagnole. Durante i primi giorni e le prime notti, lei e Brahim, 10 anni, hanno pian piano cominciato ad abituarsi l'uno all'altro. Dormirà nel letto o per terra? Adesso Martine e Brahim hanno trovato un buon accordo: “Quest’estate dormo come fai tu nel Sahara, mentre tu dormi come io dormo di solito a casa, nel letto.”

Mentre siamo su Skype, il padre di Martine prepara il pranzo. Il programma giornaliero, infatti, è rigido. Alle 13 in punto, quando il ragazzo torna dallo sport, si mangia. Poi c’è la pennichella dopo pranzo, durante il giorno le temperature vanno oltre i 40 gradi. La famiglia, che vive nella regione spagnola La Rioja, dà un grande aiuto a Martine. Infatti, non è per nulla semplice diventare mamma da un giorno all’altro, soprattutto senza preparazione. “Non sapevo che cosa mi sarebbe aspettato. Arriva il bambino ed è già abbastanza grande. Non si cresce insieme. Dopo 10 giorni ero fisicamente distrutta.”

Il suo ragazzo parla arabo, perciò è stato particolarmente d’aiuto all'inizio sia a Brahim sia alla famiglia di Martine. Il bambino ha quindi potuto comunicare nei momenti insicuri nella sua lingua madre. Brahim non vuole dire nulla solamente sulla situazione complicata della sua famiglia. “Per noi è uguale chi sono i tuoi genitori, ora noi siamo la tua famiglia spagnola, gli abbiamo quindi detto. E mi chiama la sua mamma spagnola”, dice Martine raggiante.

A tavola e in famiglia si parla solo spagnolo, questa regola è stata stabilita sin da subito. Il più bel momento in realtà è stata la semplice normalità, Martine ricorda quando Brahim andava a fare sport da solo. “Suonava quando tornava a casa per pranzo ed era così fiero e felice per essere riuscito a fare quei 200 metri da solo.” E naturalmente quando dopo due settimane ha imparato a nuotare.

 Se questo tipo di impegno è una cosa per tutti? “Bisogna essere aperti e pazienti, pronti, non proiettare sempre le proprie visioni del mondo sul bambino”, dice Martine. “Lui arriva con altre idee. Ad esempio, bisogna mangiare con una forchetta? È abituato a mangiare col pane e la maggior parte dei popoli sulla Terra lo fanno. Tuttavia mio padre ha insistito perché mangiasse con la forchetta. E poi gli ho chiesto: Papà, ma se tu vai in Sahara, mangi con la forchetta o con il pane? E ha risposto: Con la forchetta. Quindi gli ho detto: Allora non collabori al gioco. Perché questo significa che il tuo modello culturale è più importante di altri. E con questo io non sono d’accordo.” E Brahim ora mangia con la forchetta o con il pane? “Con entrambi. Dipende se ci sono o no gli spaghetti.”

___

Questo articolo è parte della nostra serie estiva 'The other side of summer'