Marius Tincu mette il diritto europeo nel rugby

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 10 febbraio 2009

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Il giocatore romeno del Perpignan si è ribellato ad una sanzione disciplinare perché in contrasto con il diritto europeo al lavoro. L’European Rugby Club, come associazione privata, di fatto, attraverso le sanzioni intacca il diritto del lavoratore sul mercato europeo. Analisi.

Gli appassionati di rugby conoscono bene il nome di Marius Tincu, tallonatore del Perpignan, una delle squadre più forti del campionato di rugby francese. I cori dei tifosi, i colori della maglia, e il motto «Sempre Endavant» (Sempre davanti), rimandano in continuazione all’identità catalana della squadra. Marius Tincu potrebbe essere tuttavia all’origine di cambiamenti importanti nel diritto del lavoro europeo e il suo caso diventare un precedente per la giurisprudenza europea. In seguito alla partita di Coppa Europa, disputatasi tra il Perpignan e i gallesi del Swansea Ospreys, il diciotto ottobre scorso, l’Erc (European Rugby Club, organismo che gestisce le partite tra i club europei) ha giudicato Marius Tincu colpevole di aggressione nei confronti di un altro giocatore. L’Erc ha deciso di comminare a Tincus una squalifica di diciotto settimane per aver conficcato le dita negli occhi di un suo avversario.

Una strategia di difesa europea

La difesa di Tincu ha subito puntato il dito contro il carattere supposSpinning Things / Flickrtamente infondato della sanzione. I membri del comitato disciplinare dell’Erc non hanno, infatti, fornito alcuna prova video a sostegno delle accuse nei confronti di Tincu. Nell’emettere il giudizio finale, inoltre, hanno preso in considerazione unicamente le accuse della squadra avversaria. I difensori di Tincu hanno gridato all’ingiustizia sin dal primo momento. Rifiutati dalla commissione d’appello dell’Erc, gli avvocati del Perpignan hanno deciso di adottare una strategia di difesa “europea”. Il rugby è per definizione uno sport di contatto, nonché uno sport da combattimento collettivo: i falli lasciano quasi sempre marche visibili sul corpo, e le azioni brutali difficilmente restano impunite, al contrario, sono sottoposte a pesanti sanzioni. Secondo una regola specifica del rugby un giocatore, una volta squalificato in una data partita, perde il diritto a giocare in tutte le altre competizioni per l’intera durata della sospensione. La Lega nazionale di rugby (Lnr) ha imposto al Perpignan il divieto di fare giocare Tincu per tutta la durata delle diciotto settimane previste dalla sanzione.

Se una sanzione tocca il diritto al lavoro

y.caradec / FlickrMettendo in dubbio la fondatezza della decisione iniziale, il Perpignan ha chiesto un avviso consultivo al Comitato Nazionale Olimpico e Sportivo francese (Cnosf), organismo che gestisce le novantasette federazioni sportive in Francia. Quest’ultimo ha sorprendentemente concesso a Tincu la possibilità di partecipare al campionato francese: «Conseguentemente, in considerazione dei rischi concreti di un annullamento contrattuale in caso di giudizio amministrativo, proponiamo alla Lrn di riqualificare il giocatore Marius Tincu a partire da oggi stesso». Il regolamento dell’Erc – che non è una federazione sportiva, ma un’impresa di diritto privato – sembra di fatto andare contro al diritto europeo, ostacolando il libero accesso di un europeo al mercato del lavoro. Da quel momento Tincu gioca regolarmente nel campionato francese, sfidando le autorità europee di Rugby. La situazione è degenerata a tal punto che gli organismi mondiali del rugby (International Rugby Board) hanno aperto un’inchiesta per capire come restaurare l’ordine nel mondo della “palla ovale”. In un comunicato ha sottolineato che «l’applicazione universale delle sanzioni è un elemento chiave nel sistema di sanzioni specifiche del rugby, che venne sviluppato per tenere conto delle peculiarità di questo sport, e resta attuale secondo le regole della Irb applicate nel mondo intero». Sul dossier la discussione rimane aperta.

La dottrina Bosman

Gli amanti del calcio si ricorderanno senza dubbio di un caso simile avvenuto in ambito calcistico: l’arresto di Bosman. Nel 1995 il giocatore belga aveva contestato il divieto di giocare in Francia, che gli era stato imposto. La Corte di Giustizia delle Comunità europee aveva dato ragione a Bosman, giudicando il regolamento della Uefa – che stabiliva le quote dei giocatori in relazione alla nazionalità – contrario alle disposizioni del trattato di Roma sulla libera circolazione di lavoratori tra i Paesi membri. Il provvedimento aprì all’epoca le frontiere del calcio, lasciando alle squadre la libertà di reclutare stranieri senza limiti prestabiliti. Il caso Tincu potrebbe avere delle ripercussioni simili, e potrebbe mettere fine di fatto al principio di non dissociazione delle sanzioni nel mondo del rugby, elemento importante nell’identità di questo sport. Sfidando i regolamenti rugbisti nei tribunali, Tincu lascerà indubbiamente un segno sul diritto lavorativo nell’Unione europea. Allo stesso tempo, un’eventuale vittoria contribuirebbe ad avvicinare il rugby agli sport diventati professionali molto tempo prima dello “sport da bestioni giocato da gentleman”. Il connubio tra diritto ed etica non sempre è felice. Se i suoi avvocati arriveranno fino in fondo all’azione intrapresa, Tincu potrebbe diventare eroe della Catalogna, celebrità in Francia, e un caso giudiziario senza precedenti in Europa.