Marco Travaglio: «Non sarà il Parlamento europeo a mettere in difficoltà Berlusconi»

Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
«Cavaliere, dove ha preso i soldi?» è questa la domanda – che non ha mai trovato risposta – rivolta a Silvio Berlusconi, nel 2001, da Marco Travaglio ne L’odore dei soldi (scritto con Elio Vetri, Editori Riuniti). A una settimana dalle elezioni europee gli abbiamo rivolto tre domande.

Marco Travaglio è un giornalista italiano assunto agli onori della cronaca quando, a due mesi dalle elezioni politiche del 2001, fu invitato alla trasmissione televisiva della RAI Satyricon, condotta dal comico Daniele Luttazzi per presentare L’odore dei soldi. La reazione fu immediata. Denunce e querele per diffamazione provenienti da Berlusconi e soci, per milioni di euro, caddero a pioggia su entrambi. Dopo poco Luttazzi perse il posto e il programma fu inizialmente cancellato. Archiviate le denunce con l’assoluzione per entrambi, la vicenda legale si è conclusa nel 2006. Da allora Travaglio è diventato un simbolo di libertà di espressione e giornalismo libero. Recentemente è stato premiato dall’associazione dei giornalisti tedeschi, l’DJV, per la libertà di stampa. Nella motivazione lo hanno definito come: «Un collega coraggioso e attento, che si impegna contro tutti gli ostacoli per difendere la libertà di stampa in Italia. Travaglio denuncia continuamente e pubblicamente i tentativi dei politici italiani, e soprattutto di Silvio Berlusconi, di influenzare i media a loro piacimento impedendo un'informazione indipendente. La sua critica ha anche lo scopo di incoraggiare i colleghi italiani a non autocensurarsi e a non farsi intimidire dal potere». Gli abbiamo fatto tre domande.

Marco, come spiegheresti l’anomalia italiana a un ragazzo europeo?

«Direi che in Italia esiste una libertà di stampa solo sulla carta, ma nella realtà le cose sono ben diverse. In televisione è praticamente assente. Esiste ancora un interstizio di stampa libera sui giornali. Il risultato è un potere senza controllo, che trasforma la democrazia in un regime che può diventare autoritario. Un autoritarismo inedito. Il caso italiano viene molto sottovalutato a livello internazionale, ma è un modello che potrebbe fare gola a qualche altro paese. Esiste il rischio del contagio».

Il “modello Berlusconi” può fare scuola in Europa?

«È più difficile che in Europa, rispetto all’Italia, si affermi un modello del geneTravaglio è autore di numerosi libri sulla corruzzione in Politica e sulla mafia. Ha collaborato a La Repubblica, L'Espresso, il Giornale e, tra gli altri, Micromega. re. Negli altri paesi europei esistono delle leggi per proteggere le istituzioni dall’arrivo di un personaggio del genere. Non si è mai visto, da nessuna parte, che uno vada a fare politica per sfuggire ai processi. Anche perché, comunque, chi fa politica, se commette dei reati, viene immediatamente processato. Negli altri paesi d’Europa non esiste un Lodo Alfano (la legge che mette al riparo le prime quattro cariche dello Stato, tra cui quella del Primo Ministro, da qualunque accusa, ndr). Ci sono poi, delle leggi anti-trust che impediscono la concentrazione, nelle stesse mani, della proprietà dei mezzi televisivi e degli altri media. Se “uno così” vuole entrare in politica deve prima spogliarsi di tutte le sue attività. Questo significa, per prima cosa, vendere il suo giornale e le sue televisioni, incassare i soldi, monetizzare. È molto difficile che in altri paesi possa capitare: fin’ora l’unico esempio assimilabile al nostro è quello di Thaksin Shinawatra, in Thailandia, però i thailandesi, che sono più svegli di noi italiani, sono già riusciti a cacciarlo a pedate».

Credi che le istituzione comunitarie e il Parlamento europeo, in attesa delle elezioni, possono servire a migliorare la situazione italiana?

«No, non credo. Anche perché nel Parlamento europeo hanno la maggioranza i Popolari Europei, di cui Berlusconi è uno degli azionisti di maggioranza. Gli hanno già perdonato molto. Non sarà il Pe che metterà in difficoltà Berlusconi. Se sgarriamo sui conti pubblici, magari ci sgridano, ma se violiamo le più elementari leggi sulla concorrenza, libertà di stampa o sulla democrazia interna, quelli i parlamentari europei li considerano fatti nostri».

L'autore di questo articolo fa parte della redazione locale di cafebabel.com di Torino. Qui il loro blog.