Marchio Europa: nuova coesione grazie all’Eurofestival?

Articolo pubblicato il 10 giugno 2010
Articolo pubblicato il 10 giugno 2010
L’Europa? Un continente poco dinamico che sta invecchiando, che sta diventando sempre meno rilevante a livello globale e che, come se non bastasse, è ora costretto a combattere per difendere l’elemento che crea più legami: l’euro. Può l’Eurofestival creare unità dove in fondo unità non esiste?

La sfida più grande che deve affrontare la politica paneuropea è di trasmettere ai suoi cittadini l’idea che l’Europa è una comunità ricca di affinità, piuttosto che una società fatta di egoismi nazionali. Il “marchio Europa” è cosi difficile da comunicare proprio perché la sua realtà è permeata da diversi interessi nazionali. Per molti europei oramai l’Europa non è altro che un’amministrazione burocratica con sede a Bruxelles. Il marchio Europa si sta riducendo ad un pregiudizio negativo: un mucchio di gente agitata, strapagata e avulsa dalla realtà che affolla le sale plenarie.

La colpa è da attribuire al sistema stesso, che spesso ha confermato questi pregiudizi: l’Ue ha continuamente infranto tutte le regole per una buona gestione del marchio. Una gestione del marchio che funziona solo se si riesce a creare una vera comunità, che abbia idee concrete e condivise. Di certo non servono leggi astratte e votazioni su trattati comprensibili soltanto per i giuristi

Nel Trattato di Lisbona sono stati persino congelati ufficialmente alcuni dei pochi elementi unificanti dell’Ue, come l’inno e la bandiera

Regole, leggi e amministrazioni comuni sono senz’altro necessari per un’Europa funzionante. Ma in primo luogo ci deve essere un’idea comune. Forse quest’affermazione può sembrare ingenua o idealistica, ma è l’unica soluzione possibile per saldare questo complesso gigantesco garantendo un’unità efficace. Nessuno compra una Porsche semplicemente per andare da un luogo ad un altro. Un club calcistico non genera passione per il solo fatto di dare la possibilità di a 11 persone di correre su un prato. C’è sempre qualcosa di più, c’è sempre un’idea dietro.

Nel Trattato di Lisbona, ovvero dopo il fallimento della Costituzione Europea sono stati persino congelati ufficialmente alcuni dei pochi elementi unificanti dell’Ue, come l’inno e la bandiera. Il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies, quasi 100 anni fa, spiegava la differenza tra comunità e società, nella sua opera “Unterschied zwischen Gemeinschaft und Gesellschaft”. Secondo lui la società è qualcosa di astratto, costruito e non vincolante. La società è il risultato di diversi contratti. Lo dimostra anche l’uso linguistico: esistono società per azioni ma mai comunità per azioni. “Società” si trovano nelle amministrazioni pubbliche, negli stati moderni, nelle aziende, in altre parole, laddove alla base di un’organizzazione ci sia una struttura formale: «Società vuol dire ragione astratta».

L’energia sociale invece sta nella comunità, caratterizzata da vicinanza, fiducia e preferenze comuni. I membri di una comunità condividono uno stile di vita che percepiscono ed interpretano in modo simile. Soltanto in questa maniera si possono sviluppare identità e unità. Vere forze di coesione esistono solamente nella comunità, vera forza persuasiva può essere sviluppata soltanto in un contesto di coesione sociale. Certo, non si possono evitare né controversie né contrarietà, lo sa bene chiunque abbia una famiglia e degli amici. Quello che salda la comunità è il consenso globale.

Per far funzionare una società abbiamo inevitabilmente bisogno di una base collettiva. Un buon esempio di come creare comunità ce lo ha dato pochi giorni fa l’Eurofestival (ora si chiama ufficialmente Eurovision Song Contest, ma comunque noto come Grandprix de l‘Eurovision). Milioni di persone di tutta Europa celebrano un’idea comune: in questa gara pacifica cantanti provenienti da paesi soprattutto europei (l’idea nel frattempo è andata anche oltre i confini dell’Europa) competono per l’ambito premio. La nazione ospitante di quest’anno, la Norvegia, ha avuto una splendida idea realizzando un breve video che cattura in modo stupendo tutto lo spirito dell’Europa: unità nella diversità.

In Europa si balla insieme, ognuno a modo suo, ma seguendo tutti lo stesso ritmo. Qui si dimostra anche che tutto quello che è riconoscibile è unico, senza eccezione! Si percepisce e si memorizza solo quel che è concreto. Una costituzione rappresenta sempre e solo una costruzione astratta. Ballare davanti al variegato pubblico europeo invece è realtà vissuta! Mai ci siamo sentiti così tanto “Europa” come durante la serata dell’Eurofestival, anche se i tedeschi alla fine hanno avuto l’onore di festeggiare più di tutti gli altri. Qui è stato dimostrato come si crea un “marchio” nel senso di coesione sociale e come si percepisce un senso di appartenenza nonostante la competizione. Persino la vincitrice dell’Eurovision Songcontest 2010, Lena Meyer-Landrut, per un attimo è stata solo una piccola rotella di un immenso ingranaggio.

Un articolo di markenradar.com.

Foto: aktivioslo/flickr