Manuel Möglich: la Germania è ovunque

Articolo pubblicato il 02 marzo 2016
Articolo pubblicato il 02 marzo 2016

Manuel Möglich è un volto noto. Giornalista sui generis, conduce due programmi sul primo canale tedesco, ZDF: Wild Germany, Heimwärts mit... (Verso casa con…) e Deutschland von außen (La Germania vista da fuori), ed il suo ultimo libro si intitola Deutschland überall: la Germania ovunque. Lo abbiamo incontrato allo Zeche Carl di Essen, per una chiacchierata: indovinate su cosa?

«Come è bella la Germania quando si è lontani e si pensa solo a lei!», è questa la citazione di Carl Zuckmayer stampata sull'ultimo libro di Manuel Möglich. Per scriverlo ha girato cinque continenti e cinque zone climatiche, praticamente tutto il mondo. Alla ricerca di ogni piccola traccia di Germania nei Paesi più lontani. In cosa si è imbattuto e come si trova nel Paese dove è nato e continua ad abitare (nonostante abbia viaggiato così tanto)? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui.

cafébabel: La Germania è ancora sospesa tra il Terzo Reich e il rilancio di Berlino, Capitale di tendenza in Europa?

Manuel Möglich: Per chi si trova a Berlino, il passato nazista del paese è oramai irrilevante. Posso dirlo perlomeno riguardo le persone che conosco. Ma trovo che Berlino non sia tanto rappresentativa per la Germania, perché è semplicemente una grande città a sé stante. Come New York. Rappresenta poco l’America, proprio come Berlino per la Germania. Si può dire che abbia visitato diverse tante città per presentare il mio libro Deutschland überall. Amburgo, Colonia, Essen eccetera sono parecchio diverse e rappresentano decisamente meglio la Germania di quanto non lo faccia Berlino. Quando all’estero incontri qualcuno, indifferentemente dall’età, parla sempre bene della Germania. E quando si allude al passato, risponde che non gli importa e che «bisogna pur sempre guardare avanti». Ero sempre quello che ha analizzato la storia e che ha detto: «È importante che, in futuro come in passato, ci si ricordi della storia, ed è fondamentale che lo facciano i giovani».

cafébabel: Qual è l’atteggiamento della Germania nei confronti del suo passato?

Manuel Möglich: Ho l’impressione che non sia più un tema esattamente centrale. E quando nel 2014 si sono tenuti i festeggiamenti per la vittoria dei Mondiali di calcio, davanti alla Porta di Brandeburgo, e alla vigilia lo Spiegel aveva stampato in copertina: "Die neue deutsche Leichtigkeit" (la nuova leggerezza tedesca, n.d.t.), ho pensato: «Va bene, forse questo libro non interesserà a nessuno». Ma subito dopo è stato chiaro che il senso di lacerazione interiore provato in relazione all’orgoglio nazionale, l’identità tedesca e il patriottismo, sono elementi ancora decisamente presenti. Non si sa ancora bene come comportarsi.

Il book-trailer di Deutschland überall, non ancora tradotto in italiano.

cafébabel: Nel tuo libro parli delle culture nel mondo che sono state influenzate da quella tedesca. Si può fare un parallelo tra i discendenti tedeschi? C’è un denominatore comune? 

Manuel Möglich: L’idea era quella di partire e di fare un reportage di viaggio o d’avventura lungo questo fil rouge. E precisamente di passare per quei posti che hanno un legame ben evidente con la Germania: che siano ex colonie come Namibia, Samoa o Tsingtao in Cina; oppure Paesi come Brasile, Repubblica Ceca, Romania o anche gli Stati Uniti. Mi è difficile dire se tutti i discendenti dei coloni di tutto il mondo abbiano gli stessi pensieri. Si differenziano già in base alla variante della lingua che parlano. Ma quello che unisce queste genti è la stessa visione della Germania attraverso uno sguardo esterno. Io credo che quando si guarda tutto da lontano, avvenga una specie di trasfigurazione che finisce per costruire un’idea stereotipata o idilliaca del Paese, dove la gente porta pantaloni di cuoio e il berrettino bavarese. Da un lato può sembrare romantico, ma dall’altro è inquietante.

cafébabel: Per te esiste una "germanicità" o qualcosa di "tipicamente tedesco"?

Manuel Möglich: È difficile. Si può tirare in ballo qualsiasi cliché: i tedeschi sono puntuali, i tedeschi lavorano bene… Se vivi in Germania sai che sono solo stupidaggini. Conosco molta gente che non è per nulla puntuale. Tipicamente tedesco a mio parere è l’identificarsi attraverso la lingua. È la mia unica lingua madre, se non riesco a comunicare, allora resta ben poco della "germanicità". 

cafébabel: Il titolo del tuo libro, Deutschland überall (la Germania ovunque), rimanda all’inno tedesco, Deutschland über alles. Il collegamento è voluto? 

Manuel Möglich: Nel libro c’è una storia in cui una donna in Brasile si entusiasma ascoltando l’inno tedesco. «Sono sessant’anni che cerco di abituare il mio orecchio all’inno brasiliano, ma quello tedesco resta di gran lunga il mio preferito». Il mio titolo sicuramente strizza l'occhio a Deutschland über alles (la Germania sopra a tutto, n.d.t.). Ma il titolo viene anche dal fatto che sono stato in cinque continenti e in sette paesi, e quindi un po’ dappertutto (in tedesco überall). Effettivamente avrei voluto che il titolo fosse appunto Deutschland über alles, barrando "es" alla fine. Ma all’editore è parso troppo audace. 

cafébabel: Ti sei mai trovato a disagio per il fatto di essere tedesco?

Manuel Möglich: Sì, decisamente. Penso sia già successo a molti. Ad esempio ero in vacanza con la mia ragazza, al tavolo accanto hanno sentito parlare tedesco e hanno pensato tra sé: «Dai, spostiamoci di un tavolo più in là». Difficilmente lo fanno con altre nazionalità. 

cafébabelTu viaggi molto. Hai già vissuto per lunghi periodi all’estero? Se sì, non hai mai immaginato di stabilirti altrove?

Manuel Möglich: Non ho mai vissuto veramente per lungo tempo all’estero. Durante l’università ho trascorso due mesi a Madrid, poi per il semestre estivo a New York. Sono soltanto istantanee. La voglia di restare c’è, ma poi spunta qualche motivo per cui non si può fare. Il mio lavoro è strettamente legato alla lingua tedesca.    

cafébabel: Se non vivessi in Germania, dove vorresti abitare?

Manuel Möglich: Un posto dove potrei davvero pensare di vivere è Vancouver. Insomma, nel mio mondo ideale è un posto dove uno può dire: «Qui puoi lavorare e guadagnarti il pane. Tutto è figo». Diverse cose fanno sì che adori questa città. Da un punto di vista culturale, c'è di tutto. La mentalità del canadese è molto piacevole e l’ambiente circostante è incredibile: in poco tempo raggiungi il mare o la montagna.

cafébabel: Tra gli artisti tedeschi chi ci consigli?

Manuel Möglich: Ultimamente non ho avuto modo di ascoltare i Tocotronic. Mi è piaciuto l’ultimo album, quelli precedenti invece mi hanno fatto schifo. Poi c’è una band pop-rock di Berlino che si chiama Chuckamuck. In realtà si capisce appena che cantano in tedesco. C’è della bella musica in Germania oltre alla techno, come i Kraftwerk e altri. Per quanto riguarda i film, ho più difficoltà. Devo confessarti che mi sono rifiutato di andare a vedere Oh Boyperché tutti lo descrivevano come «un film così bello». Mi è capitato poi di guardarlo in aereo e mi è piaciuta l’estetica e le sue idee; non hanno certo inventato la ruota, ma è comunque un film piacevole. Nell’arte, invece, trovo che le opere di Daniel Richter non siano male. 

cafébabel: Per chiudere, davvero vorresti essere un cavallo?

Manuel Möglich: No, è una bufala della stampa.

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Da leggere: Deutschland Überall, di Manuel Möglich (Rowohlt Verlag, 2015)