Manuel Bellone, spirito rock, anima folk

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 12 gennaio 2017

Da Palermo al country, blues e folk della tradizione americana. Dopo il suo primo EP del 2013 Lost Every Night Alone, nella primavera del 2015 Manuel Bellone ha pubblicato Light From The Grave, album autoprodotto che descrive emozioni e stati d'animo e che ha promosso in Italia e in giro per il Nord Europa. [Intervista]

A 13 anni il suo primo approccio con la musica è stato con un flauto traverso, ma lo strumento non era proprio fatto su misura con lui, così è passato alla chitarra. E, dal noioso solfeggio alle lezioni in oratorio, la Canzone del Sole che Manuel Bellone suonava da piccolo si è trasformata nel punk rock dei Ramones sbranato dalle ritmiche dei Rolling Stones.

Classe 1988, nato a Merano e trasferitosi poi a Palermo, a 12 anni, insieme alla famiglia, Manuel impara ad ascoltare e amare la musica grazie agli ascolti del nonno: folk, gipsy e la tradizionale musica d’Oltreoceano. Oggi, da solista, ha pubblicato Lost Every Night Alone, un Ep di lancio. L’anno scorso invece è stato rilasciato il suo primo disco full lenght: Light From The Grave, che gli ha permesso di intraprendere già ben tre tour in Europa ricchi di date e incontri. Adesso, sta lavorando ad alcuni nuovi brani in collaborazione con il suo compagno d'avventura, il palermitano Vincent Hank, con il quale ha mosso i primi passi nella band del liceo, i Licks. 

"A 13 anni, prendevo lezioni, ma la tecnica in se mi annoiava. Oggi, credo di aver un rapporto più passionale con la musica e con la chitarra specialmente, anche se rimpiango un po' di non aver imparato quella tecnica: leggere la musica è indubbiamente utile, ti apre nuovi orizzonti, più padronanza hai di uno strumento e più conoscenza hai, meglio è", confessa Manuel.  

Dal rock svedese dei migliori Hellacopters, alla grinta, grezza e super punk dei Ramones, Manuel rimane abbagliato dalla musica, ma tutto è cominciato appunto con i Licks, un'esperienza nata a liceo e proseguita su palchi via via più pretigiosi, con un punto di riferimento: i Rolling Stones. Vinceranno il premio Edison Change The Music nel 2010 e suoneranno in apertura ad artisti come Max Gazzè. Fino alla svolta, il 2013, quando Manuel sceglie di concentrarsi su se stesso ed intraprende così una carriera solista.

"In generale la musica da cui traggo ispirazione e che ascolto – racconta Manuel - è il rock. Dentro questo enorme calderone butto dentro di tutto, dal blues al punk, ma lo stile che più si avvicina a ciò che sto scrivendo adesso è quello americano del folk e del country, come Ryan Adams, tralasciando roba più nuova come i Mumford & Sons", aggiunge. E sembrano passati secoli dai tempi delle prime esperienze giovanili. "Ne parlavo proprio l’altro giorno con Mattia, il bassista che vive a Roma. Mi è capitato di andare a vedere una band di ragazzini in un locale palermitano e notavo con quanta grinta strimpellavano sui loro strumenti senza rendersi conto del resto. Ecco forse quel fuoco, noi, lo abbiamo un po’ perso. È cambiato il metodo, ma anche il motivo di trasmissione: tendiamo a riflettere un po’ di più e vogliamo trasmettere qualcosa di più importante, con meno leggerezza", racconata ancora. 

In effetti, la maggior parte delle sue canzoni descrivono degli stati d’animo, raccontano momenti. Per Manuel è un bisogno: narrare la sua storia attraverso i testi dei suoi brani, caratterizzati da una scelta musicale che si lega alle emozioni trasmesse. "Il nuovo disco sarà uno progetto che sto portando a termine con il mio compagno d’avventura e di vecchia data, Vincent Hank – prosegue - Abbiamo ritrovato dei pezzi vecchissimi su un vecchio pc fisso. Erano dei brani registrati nella cameretta di casa sua quando avevamo 17 o 18 anni: così abbiamo scelto di unire le robe vecchie con quelle nuove e di registrare tutto da soli. Da una cosa piccola ne è nata una molto più grande che ci sta prendendo un po’ di tempo, anche perchè ci stiamo facendo aiutare dal nostro bassista che vive a Roma e la distanza non aiuta". Chilometri che invece i ragazzi hanno percorso negli ultimi mesi per tour alla vecchia maniera, che, per la promozione di Light From The Grave, li ha portati prima in giro per l'Italia e poi in diverse tappe in giro per l'Europa tra Inghilterra, Germania, Austria, Francia, Polonia, Danimarca, Svezia e Norvegia.

"Anche il prossimo disco sarà autoprodotto, poi per carità qualora mi arrivasse una buona proposta potrei anche valutarla. Al giorno d’oggi abbiamo i mezzi per far tutto da soli, ormai soprattutto nella musica elettronica sono tutti produttori di se stessi: con 60 euro compri una scheda audio, con altri 60 compri un microfono e il gioco è fatto. Bisognerebbe però avere un po’ di buon gusto una cosa è fondamentale – conclude Manuel- e soprattutto darsi una mano, aiutarsi tra musicisti, l’amicizia tra musicisti è la cosa più importante nel nostro campo".