Manifiesta 2016: cronaca del festival della solidarietà

Articolo pubblicato il 22 settembre 2016
Articolo pubblicato il 22 settembre 2016

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Cafébabel si è recato a Bredene Aan Zee per la settima edizione di Manifiesta, il festival della solidarietà, organizzato da "Solidaire" e "Médecine pour le Peuple". Per assistere all'evento, 19000 spettatori hanno sfidato la pioggia e tinto il cielo di allegria.

Se una tale atmosfera diventasse un'abitudine, il Mondo sarebbe bello. Sorrisi e apertura mentale, impegno e energie positive: tre giorni di dibattiti e scambi d'idee animati da decine d'organizzazioni sociali e sindacali, nonché dai dipendenti di Caterpillar o d’Axa.

In programma terrorismo,  TTIP, clima et America latina

«19 000 persone che apportano un messaggio d'unità e speranza, non di paura e divisione», dichiara al pubblico Peter Mertens, Presidente del Partito dei Lavoratori del Belgio. Un messaggio di capitale importanza, allorché resta palpabile l'atmosfera di tensione causata dagli attentati di marzo.

Abbiamo parlato proprio del terrorismo con Radia Nasraoui (che CaféBabel ha intervistato per voi), avvocata tunisina, accanita oppositrice della tortura ed esperta in Diritti Umani. È stato affrontato anche il tema del ruolo della società civile nel suo complesso, nel corso dei dibattiti dedicati al TTIP/CETA, al femminismo, alla giustizia, al clima, al diritto allo sciopero, nonché all'America latina. La figlia d’Ernesto Che Guevara, Aleida, invitata a partecipare a quest'ultimo dibattito, è intervenuta per affermare che «i cubani non hanno mai smesso di godersi la vita. Gli europei dovrebbero imparare da loro».

Un'attenzione particolare va inoltre alla proiezione del film Merci Patron di François Ruffin, anch'egli intervistato da CaféBabel, che ha provocato qualche risata in sala.

« Make music, don’t make war »

Ciononostante, il festival non è iniziato nel migliore dei modi, a causa della cancellazione all'ultimo minuto del concerto di Manu Chao, per il quale centinaia di spettatori si sono recati a Bredene venerdì sera. I concerti hanno comunque soddisfatto le aspettative del pubblico, a cui è stato oferto il dinamismo di Kery James, l’energia di Manu Chao, esibitosi alla fine sabato sera, così come il ritmo degli Asian Doub Foundation, il cui sloga su scena, «Make music, don’t make war», ha riassunto in una sola frase lo spirito del festival: pacifismo, solidarietà, tolleranza e integrazione.

Lo spirito del festival è stato incarnato alla perfezione da un baby rapper, intervenuto durante il concerto di Kery James, in un cambio della guardia tra padri e figli, nella battaglia per un Mondo migliore. Una grande festa collettiva per giovani e bambini, famiglie e coppie, attivisti e appassionati di musica. Ma anche un festival bilingue, che si svolge nelle  Fiandre e attira molti francofoni.

«Se dobbiamo dichiarare lo stato di emergenza, allora che sia uno stato di emergenza sociale»

Domenica pomeriggio si è prodotto il momento migliore del festival, che ha riunito tutte le energie. Dopo aver danzato per i diritti delle donne, Rafeed Ziadah, icona della resistenza palestinese, ha infervorato il pubblico e un forte «Free Palestine» si è innalzato verso il cielo belga. Questo è successo prima della consegna del Prix Solidaire 2016 (Premio Solidale, ndt) a Kristof Clericks, in nome di tutti i giornalisti responsabili delle rivelazioni dei Panama Papers.

«Sì, Sig. de Weverse in questo paese dobbiamo dichiarare lo stato d'emergenza, allora che sia uno stato d'emergenza sociale», ha esclamato Peter Mertens e ha aggiunto: «Uno stato d'emergenza per i giovani che non hanno un posto dove andare, per chi non ne può più di stare sulle liste d'attesa, per i babmbini che vanno a scuola con un portamerenda vuoto, per le famiglie che cercano un alloggio economico, per tutti quelli che sono cacciati da un posto all'altro».

Gioia, apertura mentale e speranza di cambiamento

Il mare alle spalle, decine di tende sparpagliate e una spiaggia piena di spettatori la domenica mattina, ecco com'è la cartolino di questo evento gioioso e gratificante. «C'erano persone di tutte le età, conviviali e con uno stato d'animo che raramente trovi quando passeggi per strada» ci ha raccontato un giovane congolese. «Molte attività diverse, concerti, dibattiti e numerosi chioschi d'associazioni che promuovevano ognuna la propria causa», dichiara una ragazza franco-italiana, prima di aggiungere: «È fighissimo». L’immagine finale : dei giovani palestinesi che improvvisano una danza tradizionale, circondati da spettatori che li osservano con un'aria felice, battendo le mani.

Tre giorni importanti per l'anima dell'umanità, durante i quali non abbiamo smesso di credere in un cambiamento globale, un cambiamento di cui abbiamo tutti bisogno. Per i nostri figli, per il nostro futuro.