Manifestazioni studentesche a Vienna: la quiete dopo la tempesta

Articolo pubblicato il 31 maggio 2010
Articolo pubblicato il 31 maggio 2010
Sei mesi dopo lo scoppio delle proteste degli studenti, gli interessati guardano al passato con sentimenti contrastanti e al futuro in modo critico.

«Protests...sorry, I don't....What do you mean?» La coppia di giapponesi davanti all’edificio principale dell’Università di Vienna mi guarda amichevolmente, ma con l’aria di non capire. Delle proteste e delle occupazioni che hanno bloccato le università viennesi non hanno mai sentito parlare. E in effetti, tutto sembra tornato come prima: studenti e docenti si precipitano da una lezione all’altra e si spintonano in aule strapiene. Anche i busti dei professori emeriti, nella corte interna, sono stati liberati dalle scritte e dai cappelli da carnevale. È dunque davvero tutto come sempre? Le grandi proteste degli studenti e dei docenti, che in poco tempo avevano scatenato reazioni anche al di fuori dell’Austria, sono svanite nel nulla senza lasciare conseguenze? Non del tutto…

L'auditorium dell'Università di Vienna nel 2009

Nostalgia del Che nel campus: dove sono finiti gli studenti?

Cominciamo la nostra ricerca di ciò che rimane della protesta nella sola aula del campus ad essere ancora “autogestita dagli studenti dell’Università di Vienna”. Nella cosiddetta BAula (“Befreite Aula“, cioè “aula liberata”) si trovano però solo una manciata di occupanti, che si presentano ossequiosamente l’un l’altro come “comandante” e “ufficiale”. Presto si scopre che tra loro non c’è neppure uno studente. Uno di loro si augura un colloquio con Winkler, il rettore dell’Università, in modo da spiegargli finalmente cosa pensano. Quali richieste, a livello di contenuti? «Non abbiamo richieste». Solo che i soldi che sono stati spesi per i molti interventi della polizia devono essere gentilmente restituiti. A quanto pare ai “Baula-liberatori” non importa nulla dei lunghi elenchi di rivendicazione che sono stati elaborati dagli studenti durante l’autunno scorso, nel corso di gruppi di lavoro interminabili.

«La riforma di Bologna puzza!»

Cambio di scena: un’ampia sala all’Istituto di Scienze Politiche, “conquistata” dagli studenti nell’ambito delle proteste. Gli striscioni alle pareti testimoniano quello che resta della campagna “Bologna Burns”, che in marzo aveva ottenuto grande risonanza presso i mass media: “Bologna puzza”, “Far saltare i vertici” o “PoWi brucia Bologna” (PoWi è l’abbreviazione di Politikwissenschaften, cioè Scienze Politiche). In molti invidierebbero questa sala, sostiene Tobias Boos, che studia qui già da tre anni e quindi ha vissuto direttamente l’occupazione fin dall’inizio. L’immagine di un movimento sorto dal nulla è senza dubbio discutibile, prosegue, perché ormai da diversi semestri continuavano ad esplodere proteste a causa dei gravi disservizi. Per Tobias, la mobilitazione di massa avvenuta in ottobre sarebbe riconducibile in primo luogo alla «stupida reazione dall’alto», cioè alle repressioni e alle provocazioni verbali del Rettorato e della politica. Tuttavia, confessa, a posteriori è rimasto deluso dalla mobilitazione a durata limitata che si è verificata a Vienna. I più non sono riusciti a conciliare una partecipazione prolungata con gli impegni personali. Il sistema del bachelor non si arresta neppure di fronte ai suoi critici più feroci.

Qui, all'Università di Vienna

Per questo l’influenza esercitata da associazioni non studentesche come BAula è, secondo Tobias, un’arma a doppio taglio. A causa delle divergenze d‘interessi infatti, non si è potuto prendere alcune decisioni che sarebbero state strategiche, e la legittimità delle rivendicazioni e delle risoluzioni è stata messa in discussione. D’altro canto però, grazie a BAula, è rimasto a disposizione degli studenti uno spazio dove poter realizzare le proprie idee e organizzare eventi.

Almeno ora ognuno è a conoscenza di questa situazione catastrofica

Un’altra particolarità della protesta di Vienna è rappresentata dall’efficace collaborazione di docenti e ricercatori. Questo anche grazie a Thomas Schmidinger, che in quanto lettore e presidente dell’associazione “IG externe LektorInnen und freie WissenschafterInnen“ (Sindacato Lettori e Lettrici esterni e Ricercatori indipendenti) fin dal principio ha espresso il suo sostegno agli occupanti dell’aula magna e criticato duramente gli inaccettabili disservizi delle università austriache. A quanto dice, in realtà una certa comprensione e – inconfessata - simpatia erano diffuse anche tra i docenti. Una simpatia che però si affievoliva man mano che si saliva nella scala gerarchica.

Schmidinger è rimasto subito affascinato dall’impegno degli studenti, e non lo disturbava neppure l’eterogeneità del movimento. «Mi sarei preoccupato se ci fosse stata fin dall’inizio una linea d’azione precisa, perché avrei temuto che dietro si nascondesse qualche gruppo politico di cui diffidare». La partecipazione dei docenti ha consentito di ottenere la tanto ricercata copertura dei media, e in questo modo di richiamare l’attenzione sulla precarietà della situazione a Vienna e più in generale sui disservizi delle università. Senza dubbio la forte presenza sui mezzi di comunicazione e il riscontro sorprendentemente positivo dei reportage dedicati a questa protesta sono tra i successi più eclatanti del movimento. In questo modo si sono potuti affrontare anche problemi politico-sociali come la mercificazione dell’istruzione o la precarizzazione dei posti di lavoro, che si è aggravata ulteriormente con la crisi.

Una nuova autoconsapevolezza da parte degli studenti?

Da Vienna a MadridPer quanto riguarda le rivendicazioni concrete di studenti e docenti, il bilancio appare al confronto abbastanza modesto. A quanto dice Schmidinger, ci sarebbero state soltanto «concessioni marginali senza reali conseguenze».

Tobias definisce l’atteggiamento delle università come «bugiardo fin dall’inizio». Sulla carta, quindi, rimane tutto immutato. Disillusione? Non per forza. «In fin dei conti, - afferma Tobias - il movimento ha pur sempre contribuito ad una politicizzazione degli studenti e ad aumentare la loro autoconspevolezza. L’importante è rafforzare le strutture nate durante le agitazioni, in modo da riuscire ad ottenere con le proprie forze una maggiore autonomia studentesca, se necessario anche contro il volere del Rettorato». In questo spera anche Thomas Schmidinger, che constata freddamente: «Perlomeno in futuro saremo temuti – e considerati – un po’ di più!».

Ma le proteste continuano...

Negli ultimi giorni l’atmosfera all’Università di Vienna è tornata a scaldarsi, dopo che il Rettorato ha fatto sgomberare definitivamente le aule occupate, incontrando la resistenza degli studenti, che, dal canto loro, hanno annunciato di voler interrompere le trattative cominciate con il Ministero dell’Istruzione e scendere di nuovo in piazza. Nelle prossime settimane si chiarirà se queste dichiarazioni e la breve occupazione dell’aula magna preannunciano un nuovo risveglio del movimento di protesta o sono solamente un segno della sua impotenza nei confronti del Rettorato e delle sue decisioni.

Si ringrazia per l'aiuto ilcafebabel-Team di Viennna.

Foto: nogotiable_me/flickr; Daniel Weber/flickr; Bertram Lang; Cau Napoli/flickr