Manifestazioni contro la corruzione in Francia: un soffio di primavera

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 23 febbraio 2017

Domenica scorsa centinaia di francesi si sono riuniti nelle maggiori città del paese per denunciare la corruzione dei loro politici. Accompagnata da Nuit Debout, la manifestazione di Parigi ha gettato luce sugli scandali Fillon, Le Pen e compagnia bella. Con una leggera aria primaverile.

E' difficile trovare un precedente, a memoria d'uomo. Un gruppo di protesta contro la corruzione dei politici è ancora qualcosa di insolito qui, in Francia. Lanciato su facebook, l'evento non ha riscosso molto successo inizialmente: qualche giorno dopo solo circa 71 utenti avevano messo il pollice in su. Aiutati non poco dalle rivelazioni a cascata sul caso di François Fillon e di Marine Le Pen e dal sostegno logistico di Nuit Debout, gli organizzatori hanno potuto contare in poco tempo su nuovi partecipanti.

Si sono radunati in centinaia a Place de la République lo scorso 19 febbraio. Un po' meno nelle altre città francesi coinvolte come Rennes, Tolosa, Lione, Angers o Saint-Omer. A Parigi, un certo senso di familiarità soffiava sulla piazza che, un tempo, aveva fatto sorgere un'idea abbozzata di "primavera francese". Nuit Debout è esposta su lettere di cartone sotto l'assemblea. In tribuna l'organizzatore dell'evento - Vincent Galtier - inaugura "L'Assemblea Generale": « I cittadini non ne possono più di non essere ascoltati, di non essere rispettati ».

Molti hanno puntato il dito contro la presunta inazione della società civile francese davanti ai recenti scandali di corruzione che toccano i suoi eletti. Molto discusso dai media, il caso di François Fillon - sul quale gravano sospetti di incarichi fittizi - non avrebbe (ancora) subìto l'indignazione popolare che merita. Secondo un recente sondaggio, l'88% dei francesi pensa che il candidato alle presidenziali per il partito Les Républicains (I Repubblicani, ndt) non si ritirerà. Un primo risultato dopo due mesi dal primo tour che si può leggere come una forma di rassegnazione davanti all'ostinazione di un uomo deciso ad andare avanti fino alla fine. Costi quel che costi. 

Ieri ed oggi due dei seggi del Front National (Fronte Nazionale, ndt) sono stati perquisiti nell'Esagono francese. L'operazione è stata effettuata nel corso di un'altra indagine per incarichi fittizi. Un rapporto dell'Organismo Antifrode dell'Unione Europea (OLAF) rivela che Marine Le Pen avrebbe assunto due assistenti che non hanno mai fatto un resoconto del proprio lavoro al Parlamento Europeo. Mentre la giustizia francese segue il suo corso, non c'è bisogno di un'inchiesta per stimare l'eco che questo fatto ha suscitato nell'opinione pubblica. Mentre il FN parla di  «un'operazione mediatica», i francesi non capiscono ancora bene cosa avrebbe a che fare l'Europa con la campagna elettorale. 

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Non si può negare che il rapporto dell'Unione Europea abbia aperto una vera e propria inchiesta giudiziaria in Francia. Un'inchiesta preliminare in cui i reati farebbero impallidire un narcotrafficante: il FN è sospettato di abuso d'ufficio, di dissimulazione di abuso di ufficio, di frode organizzata, di lavoro fasullo, di falso e di falso ideologico.

Tra le centinaia di persone sedute in piazza, alcuni brandiscono delle padelle, mentre altri sventolano cartelloni su cui si legge: « Marine le Trump » o « Parigi vuole l'abolizione dei privilegi ». Il tempo passa. E' il momento di Jean-Christophe, membro del « tessuto associativo sportivo », che ricorda che « la corruzione non è una questione di singoli  individui ma un problema del sistema ». « Fa parte delle regole del gioco », proclama. Un rappresentante del comune di Puteaux mette in guardia contro le « mele marce » che farebbero « il gioco dei populisti ». Si augura però che « la trasparenza diventi una priorità della campagna elettorale ». Timidi applausi.

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Non siamo solo contro la corruzione ma anche contro i privilegi, grida Jean-Baptise Rédé o « Voltuan », molto conosciuto nelle manifestazioni per i suoi cartelloni colorati. « Lo sapete che i parlamentari non pagano il biglietto in prima classe ? Che non pagano nemmeno i loro occhiali ? E' la stessa storia da decenni. Stiamo stufi », esclama. Dietro di lui, una ragazza indiana si prepara per cantare una canzone satirica in onore di Pénélope Fillon, la moglie di François, sospettata di aver occupato un posto fittizio di assistente parlamentare che ha dato inizio al « Penelopegate ». Tra due interventi in tribuna un gruppo di giovani si chiede dove sono finite le informazioni su Emmanuel Macron,  sospettato in un libro di aver fatto ricorso alle agevolazioni del ministero dell'Economia per lanciare il suo movimento En Marche mentre lavorava ancora nel governo.

Segue il primo riferimento culturale della giornata. Una giovane consiglia la lettura di Nuovi cani da guardia di Serge Halimi, un libro sulla connivenza tra politica, media, i poteri del denaro, e « persino i sindacati ». La corruzione sistemica? Un modo per dire che la democrazia rappresentativa alla francese non funziona, secondo il giovane Corentin. « Non rappresenta nient'altro che i politici corrotti, spiega. Bisogna instaurare una democrazia diretta. I cittadini di oggi sono i padroni, noi siamo gli schiavi. »

Tutto d'un tratto, in questa atmosfera di sincero cameratismo comincia filtrare un po' di blues nostalgico. Come se tutta Place de la République si fosse resa conto in un istante che questa campagna presidenziale si è trasformata in un vaudeville politico. Il running gag dei politici francesi è talmente esclusivo che la gente lascia andare un sospiro. Come per incoraggiare un pubblico che non si decide ad applaudire, Voltuan invoca l'Europa, e nello specifico questi Rumeni che a milioni stanno cercando veramente di buttare i loro politici corrotti in galera. Una ragazza preferisce menzionare un altro esempio europeo che ha fatto storia: « In Islanda, la scoperta di una scandalo di stato ha fatto finire i politici in galera ». Ripete : « In galera ! »

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