Malta: l'accoglienza non abita più qui

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2004
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Articolo pubblicato il 14 febbraio 2004

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Pe molti è solo un'isoletta sperduta nel Mediterraneo. Ma per migliaia di immigrati è la nuova frontiera Sud dell'Europa. Dove l'ospitalità è un'optional.

Con l’allargamento le frontiere esterne dell’Unione Europea si spingeranno verso est e sud. E il confine meridionale estremo dell’Unione coinciderà con Malta. In pratica ciò significa che dal maggio 2003, per raggiungere il territorio europeo, gli immigrati non dovranno più viaggiare fino alle coste italiane.

Rapporti e pratiche

Nel 2002 un rapporto della Commissione Europea elogiava il rispetto dei diritti umani e delle minoranze da parte di Malta, ed esprimeva soddisfazione per i progressi realizzati nel campo della giustizia e degli affari interni. Malta sarebbe ormai allineata agli standard comunitari relativi a controlli transfrontalieri, legge sul diritto di asilo, centri di ricezione e presenza di un Commissario per i rifugiati. L’unico commento negativo nel rapporto riguardava il numero dei componenti dello staff del Commissario per i rifugiati, ufficio responsabile per le richieste di asilo, da rinforzare.

Il regime di coloro che cercano asilo a Malta è disciplinato dal Refugees Act 2000, legge che ha istituito la figura del Commissario per i rifugiati, responsabile del trattamento delle richieste di asilo, sia la Commissione di Appello per i rifugiati (Refugee Appeals Board ndt) come organo di seconda istanza a cui rimettere le decisioni del Commissario. La legge descrive anche la procedura per il trattamento delle richieste di asilo e elenca i diritti attribuiti ai rifugiati e a quanti richiedano asilo. Tutto ciò suona veramente bene, ma emerge un problema da questo idilliaco panorama: la legge non provvede ad assicurare a chi cerca asilo la possibilità di avere nella pratica accesso ai diritti loro concessi.

Crisi di risorse umane

Anzitutto la legge statuisce che una persona che faccia domanda d’asilo a Malta dovrebbe rivolgersi al Commissario il quale proporrà al richiedente un colloquio entro una settimana. In realtà invece i richiedenti aspettano mesi prima di esser chiamati per il colloquio. Molti di questi arrivano in barconi in numero folto, e fanno domanda di asilo il giorno stesso. Il che si traduce per il Commissario in un’immediata cascata di domande, senza che vi sia uno staff sufficiente a contenere questi influssi improvvisi. Chi paga alla fine il prezzo di questi inconvenienti amministrativi naturalmente è la gente in cerca di asilo. Insomma, Malta non disattende nessun obbligo internazionale, ma è ben possibile che l’assurda lentezza richiesta dal procedimento innanzi al Commissario per i rifugiati, sia in contrasto con il diritto a un procedimento dovuto.

Ai rifugiati e a quanti in cerca di asilo dovrebbero esser garantita istruzione e servizi sanitari gratuiti a Malta. Eppure, considerando che i rifugiati sono autorizzati a lavorare, non viene fornita loro alcuna assistenza sociale. In pratica, quindi, coloro che cercano asilo devono vivere con la carità del popolo maltese e delle predominanti organizzazioni della Chiesa. La posizione del governo a riguardo è comprensibile, poiché il loro status non è ancora stato determinato, ma negare alla gente il diritto di vivere è senza senso.

Infine, benché la legge abbia istituito una Commissione di Appello, in questi ultimi pochi anni, nessun appello è stato accolto. Il Commissario per i rifugiati fa il suo lavoro in modo meticoloso ed è rispettato da chiunque lavori dentro al sistema, ma sarà realmente infallibile?

Asylum shopping

Malta e insieme l’UE allargata, non dovrebbero considerarsi soddisfatte con quanto è stato realizzato da un’applicazione troppo stretta delle misure delle Convenzioni di Schengen e Dublino. Certamente è vero che quest’ultime forniscono misure di sicurezza interna negli interessi dell’Unione, e che limitano la proliferazione dell’“asylum shopping” (consentire domande diverse in differenti stati) e di “refugee-in-orbit” (nei quali nessuno stato si assume delle responsabilità nel prender in esame domande di asilo), ma non fanno neanche nulla per armonizzare le regole di procedura sostanziali riguardo all’asilo e alla tempistica necessaria per la definizione dello status di rifugiato all’interno degli stati membri.

Il fatto che a ciascun Stato membro sia consentita una discrezionalità nello stabilire i criteri per la definizione dello status di rifugiato riflette la fiducia reciproca in fatto di legislazioni sul diritto di asilo, ma un tale sistema può solo incoraggiare quanti ne sono in cerca a provare ed indirizzare le proprie domande nel territorio del paese dal più generoso sistema legislativo. E’ vero che tutti gli stati membri, e tutti i paesi in via d’adesione all’UE sono legati dagli obblighi sorti dalla Convenzione di Ginevra (1951) e dal suo Protocollo (1967) senza riserve geografiche. Tuttavia si rende ormai necessaria una maggiore armonizzazione. Non ci vuole tantissima immaginazione per intuire come i governi nazionali reagiranno nel caso in cui coloro che sono in cerca di asilo mettessero in atto una routine tale da inviare le loro domande nei paesi dalle legislazioni più favorevoli – quest’ultimi infatti cercherebbero di restringere l’accesso al loro sistema, rifiutando così l’accesso anche per quanti era stata prevista una prima accoglienza.

Non sarà facile raggiungere un accordo sui criteri comuni in fatto di asilo all’interno dell’Unione, specialmente successivamente all’allargamento. Fino ad allora, l’Unione potrebbe dar luogo ad una serie di criteri in modo da determinare uno status unico di rifugiato e di predisporre un apparato di supervisione a livello europeo con funzioni di monitoraggio del comportamento degli Stati membri. I paesi che non si adeguano a tali criteri potrebbero esser multati. Questo sistema non sarebbe di certo nuovo nell’Unione poiché la non conformità con la regolamentazione ambientale comporta già delle multe.

Darei personalmente maggiori poteri a un Comitato speciale in modo da far partire questo modello. Dopotutto, le leggi sul diritto di asilo governano la gente, ma della gente vulnerabile, che ha bisogno di soluzioni oggi, non domani.