Maja Lasić: un'ex rifugiata in campagna elettorale a Berlino

Articolo pubblicato il 13 settembre 2016
Articolo pubblicato il 13 settembre 2016

Fuggire dalla guerra e trovare rifugio in Germania, oggi come ieri. Lo sa bene Maja Lasić, fuggita dalla Jugoslavia in fiamme negli anni '90. A 37 anni, per la sua prima campagna elettorale a Berlino, la giovane social-democratica si batte perché il sistema educativo tedesco sia utilizzato come viatico per favorire l'integrazione dei giovani appena arrivati.

I capelli ancora bagnati, l'asciugamano sulle spalle, i due giovani escono dalla piscina del parco Humboldthain, a Berlino. Sono affascinati dalla ruota della lotteria, a spicchi rossi e bianchi, e su essa campeggia la scritta "Venite a tentare la fortuna". I due se ne andranno con un ghiacciolo: quantomeno la visita allo stand improvvisato dell'SPD sarà stata fruttuosa. Appena arrivata vicino ai compagni militanti , Maja Lasić prende in mano una pila di volantini e si dirige verso gli abitanti del quartiere venuti a prendere il sole. Il passo sicuro, l’orecchio teso, Maja fa dell'informazione il suo cavallo di battaglia. «Ah bene, le elezioni ? Pensavo fossero già passate» risponde un giovane seduto su una panchina. Il pubblico sembra poco motivato ed interessato a questo scrutinio regionale che avrà luogo il 18 settembre a Berlino, ma la determinazione non manca alla candidata dell'SPD. Una qualità da sempre presente in lei, che non si è tirata indietro davanti alle sfide che le si sono presentate fin dalla giovinezza.

La scuola per la vita

Per molti europei la città di Mostar, in Bosnia, fa solo pensare al conflitto che ha devastato i Balcani negli anni '90. Oggi invece è un centro che cerca di ritrovare il suo splendore passato, oltre ad essere la città natale di Maja Lasić, che non dimentica le conseguenze del conflitto sulla sua vita all'epoca di giovane studentessa. «L’embargo faceva parte del nostro quotidiano. Mi ricordo ad esempio come dovevo fare la coda per comprare un litro di latte. E del fatto che, a volte, tornavo senza. Mi ricordo anche del clima che stravolse all'improvviso la nostra classe. Ogni bambino sapeva perfettamente chi era in quale campo, le fazioni venivano costituite a partire dai parco giochi» racconta.

Maja si ricorda benissimo di quell'estate del 1993. Il padre, un diplomatico, si trovava già a Bonn, all'epoca capitale della Germania. Partita da Belgrado per andarlo a trovare, non vi fece più ritorno. «Dovevo rimanere per due mesi. In fin dei conti quello è stato il mio esilio, non lo avrei mai immaginato quando sono arrivata. Non ho avuto l'occasione di dire addio a nessuno». Maja ottenne in seguito lo status di rifugiato, ma non può ignorare il ruolo giocato in quel periodo dalla scuola per favorire l'integrazione dei piccoli in Germania. «Il messaggio dei miei genitori era chiaro: dovevo riuscirci. Allora ebbi la fortuna di essere inserita in una classe di preparazione al liceo. Fu necessario per me che apprendessi la lingua mentre iniziavo già a preparare la maturità, ma ebbi dei professori che mi aiutarono moltissimo». Un'esperienza che risulta evidente ancora oggi nella motivazione politica della giovane social-democratica.

Maja Lasić venne così avviata ad una carriera universitaria che le permise di viaggiare per la Germania. Dopo Bonn e Bielefeld, i suoi studi la portarono a Münster e Stoccarda. Con un dottorato in biochimica in tasca entrò poi nel settore farmaceutico a Rosenheim. «Ho visto evolversi questo settore. La mia carriera era ben tracciata, da un avanzamento di ruolo all'altro. Il denaro non sarebbe mai stato un problema». Ma a 30 anni le cose sembrano andare fin troppo bene  e le crisi di mezza età rischiano di divenire ormai delle crisi di terza età. Chi sono ? Dove vado ? E come per molti europei in questo caso, la risposta è semplicemente una: Berlino. Il programma educativo Teach First, allora al debutto in Germania, le offrì quindi la possibilità d'insegnare due anni in una scuola disagiata nel quartiere di Wedding. Una rivelazione.

"So di cosa parlo"

La sua attenzione politica si era rivolta fino ad allora soprattutto alla regione dei Balcani, ma la volontà di voler cambiare le condizioni del sistema educativo locale le fece compiere il salto, e per questo si impegnò nel 2010 per il partito social-democratico tedesco, ancor prima di acquisire la nazionalità tedesca. Dopo una campagna interna di alcuni mesi si ritrovò quindi fra i protagonisti politici locali, in quanto candidata dell'SPD per la circoscrizione di Wedding. Nel momento in cui la questione dell'integrazione dei rifugiati divenne il principale tema politico, Maja acquisì consapevolezza dell'utilità della propria storia: «Siamo giunti ormai al punto in cui dobbiamo trovare una soluzione per l'integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro e nel nostro sistema educativo. Per quanto riguarda gli adulti è chiaro che alcuni otterranno solo degli inpieghi che sono inferiori alla loro qualifica originaria. Altri sono poco o non qualificati affatto» spiega.

Continua: «Ma è dove ci sono ancora delle chance, è per i bambini nelle scuole che voglio concentrare i miei sforzi. Quando sento dire dagli abitanti del quartiere frasi come: "La stragrande maggioranza di essi avranno un'influenza negativa sul Paese" rispondo sempre loro che questo non corrisponde a verità. Abbiamo già avuto dei movimenti migratori in passato, e questo non ha in alcun modo rovinato il Paese. D'altro canto, posso anche dire a coloro che arrivano: "Non sarà facile. E so di cosa parlo"». La determinazione, ancora una volta, è tutto. Nel parco Humboldthain, a Berlino, Maja Lasić continua a distribuire volantini a passo svelto. Nè la stanchezza di una lunga campagna, nè il debole interesse dei cittadini, nè l'ascesa della destra populista anche nell'alternativa capitale tedesca, possono rallentarla.