Mais geneticamente modificato: in Austria non passerà?

Articolo pubblicato il 10 marzo 2009
Articolo pubblicato il 10 marzo 2009

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L’Austria mantiene il suo divieto di coltivazione del mais transgenico contro il tentativo della Commissione europea di farlo passare. Un passo contro l’Ue che diventa “europeista”.

Il Ministro austriaco dell’ambiente Nikolaus Berlakovich parla di un" successo incredibile", paragonandolo ad una vittoria dell’Austria agli europei di calcio. Sta di fatto, che al Consiglio dei Ministri Ue una maggioranza qualificata ha votato nell’interesse di Austria (e Ungheria) contro la proposta della Commissione di abrogare il divieto nazionale di coltivazione di due tipi di mais geneticamente modificati.

Entrambe le nazioni, così come la Francia e la Grecia, possono mantenere il divieto di coltivazione di mais transgenico all'interno del proprio territorio. La Commissione assume, solo apparentemente, il ruolo di un’autorità centrale manovrata dai lobbisti del geneticamente modificato. Obiettivamente, per l’Austria non avrebbe cambiato molto, anche se fossero stati sconfitti nella votazione. L'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) vede il libero scambio come obiettivo principale. Una causa vinta dai tre produttori principali di mais geneticamente modificato (Usa, Canada e Argentina) contro le restrizioni emanate all’interno dell’Ue sull'importazione e la coltivazione di mais geneticamente modificato, ha costretto la Commissione a prendere iniziative per l'abolizione delle restrizioni nei singoli Stati membri.

Le nazioni che hanno fatto causa hanno già minacciato di introdurre dazi, in caso di rifiuto

Nel 2005 e 2006 la Commissione ha già ottenuto per due volte un rifiuto dal Consiglio dei Ministri dell’Ambiente per l’abrogazione del divieto d’importazione austriaco per ©Ernest Morales - Neno°/flickrentrambi i tipi di mais geneticamente modificati: Mon810 (prodotto da Monsanto) e T25 (BayerCropsience). A maggio 2007 il Consiglio non ha più appoggiato il mantenimento del divieto di importazione, stavolta limitatamente ai generi alimentari e al foraggio, così resta solo la limitazione riguardante la coltivazione. Tale limitazione avrebbe dovuto adesso essere revocata dai ministri dell’Ambiente Ue poiché l'Austria, dopo reiterati controlli dell'Autorità per la sicurezza alimentare, non ha potuto dimostrare scientificamente ripercussioni negative sulla salute e sull’ambiente del mais geneticamente modificato. Questo divieto di coltivazione, tuttora in vigore, non avrebbe avuto un grande impatto anche nel caso di un esito positivo per la Commissione. Il Mon810 è l’unico a essere ammesso nell’intera Ue ed è ampiamente coltivato solo in Spagna. In Austria un accordo dei commercianti dei generi alimentari impedisce la vendita di tale tipologia di mais. Inoltre, la legge sull'ingegneria genetica prevede una separazione di spazi tra mais geneticamente modificato e tradizionale, per cui il mais geneticamente modificato non potrebbe essere coltivato in modo proficuo per via dell’agricoltura condotta su piccole aree. Perché il Governo austriaco avrebbe addirittura dovuto rischiare una costosa procedura per infrazione, invece di ammettere il Mon810 (che comunque non avrebbe cambiato lo stato delle cose) per la coltivazione? Qui entrano in gioco supposizioni, tra le quali quella di un’Austria che senza Ogm di fatto non esiste. Ciò è dovuto al fatto che 1,2 milioni di persone nel 1997 hanno promosso un'iniziativa popolare contro l’ingegneria genetica. Certamente gli agricoltori austriaci danno come mangime ai propri animali granaglie di soia geneticamente modificate. L'influente stampa scandalistica austriaca prende quest’argomento come appiglio per fustigare la politica della Commissione.

Persino il ministro Berlakovich (Övp, Partito Popolare Austriaco, di orientamento centrista e democristiano), tradizionalmente europeista, si pronuncia maliziosamente sullo stupore della Commissione dopo la sconfitta. Qui si sente il suo sollievo perché all’ultimo momento alla stampa scandalistica e ai populisti di destra, in forte crescita, è stato tolto un tema anti-Ue per la campagna elettorale. Intanto anche la Germania motiva il suo sostegno all’Austria con il fatto di non voler dare appoggio all’euroscetticismo latente nel Paese confinante. Così la sconfitta della Commissione ha potuto per lo meno essere un piccolo successo per un’Austria pro - Europa.

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