Mai dire Lenin

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2014

Du­ran­te le pro­te­ste con­tro il go­ver­no ucraino del di­cem­bre 2013, i di­mo­stran­ti hanno ab­bat­tu­to la sta­tua di Lenin a Kiev a colpi di mar­tel­lo. A Char­kiv, hanno pro­po­sto di can­cel­la­re il la­sci­to di Lenin ri­no­mi­nan­do via Lenin in "via Len­non". Ma anche no­van­t'an­ni dopo la sua morte, l'eco di Lenin si fa an­co­ra sen­ti­re nella Fe­de­ra­zio­ne Russa.

In Russia, Lenin è ovunque. La sua memoria vive ancora nelle lezioni di "kitsch politico" rappresentate dal culto della personalità di Putin, nel sacrificio delle libertà civili per il progresso dello Stato, nelle colossali riproduzioni in cemento in quasi tutte le piazze, nei nomi delle strade di ogni città e nei negozi di souvenir. In modo ancora più perverso, continua a "sopravvivere" in una specie di parodia della vita, sospesa in una cassa di fronte al Cremlino. I ritocchi infiniti alla sua salma, ormai più cera che carne, sono una dimostrazione del rifiuto russo di lasciar morire Lenin.

Settant'anni fa, durante la seconda guerra mondiale, la salma di Lenin fu trasferita in Siberia, in fuga dagli stessi tedeschi che gli avevano garantito un passaggio sicuro per la Russia nel 1917. La speranza allora era che avrebbe deragliato gli sforzi bellici della Russia con una rivoluzione. Così, dopo aver servito la causa dei tedeschi nella prima guerra mondiale, passò la seconda a nascondersi da loro nell'Accademia dell'Agricoltura di Tyumen. Viaggiando verso est fino alla Siberia, Lenin diventa sempre più grande e stranamente sempre più onnipresente. Anche i villaggi più remoti e in rovina, con strade non asfaltate e una manciata di casette, hanno quasi sempre una via dedicata a lui. Si vedono cartelli con "Via Lenin" inchiodati a ruderi di baracche di legno nella Buriazia e su pile di mattoni in precario equilibrio vicino a Baikal.

Ulan-Ude, la capitale della Buriazia vicino al lago Baikal, vanta la statua della testa di Lenin più grande al mondo. A quanto pare fu collocata lì come punizione per la resistenza dei buriati contro i bolscevichi. Gli scultori locali pare si siano presi la soddisfazione di scolpire i suoi tratti con un tocco orientale, come per colonizzare a loro volta il conquistatore comunista. Per quanto enorme, nessuna statua di Lenin può rendere giustizia alla vastità dell'impatto che ebbe sul nostro pianeta. È difficile immaginare come sarebbe stato il mondo senza Lenin a guidare la rivoluzione bolscevica. Non avremmo avuto un secolo di comunismo, né la vittoria contro la Germania nazista, né un mezzo secolo di guerra fredda tra comunisti e capitalisti.

Anche se nessuno sente la mancanza delle crudeli realtà dell'Unione Sovietica, alcuni sembrano avere nostalgia della patina ideologica che le ricopriva. Lo stesso Vladimir Putin ha definito il collasso dell'Unione Sovietica "la più grande tragedia geopolitica" del XX secolo. A volte sembra che la gente abbia nostalgia di qualcosa in cui credere. La memoria umana è collettiva e abbiamo una capacità impressionante di esaltare il lato positivo e sopprimere i problemi del passato.

NOstalgia rivoluzionaria

In una banca a Ekaterinburg sono stato testimone di una potente dimostrazione di questa nostalgia per l'ideologia socialista del passato e del risentimento per la frammentazione sociale del presente. C'era un uomo in un completo luccicante d'argento, con le cuciture intarsiate di falsi diamanti e una cravatta di lustrini. Nella sua livrea risplendente trasudava tutt'altro che classe, dandosi tante arie da sembrare un pavone venuto dallo spazio. A un certo punto prese un microfono e con un gesto grandioso e plateale sollevò, a sorpresa, un telo per mostrare un'enorme cesta. Annunciava l'estrazione di premi ai clienti stupefatti – tre scontrose vecchiette in cappotti sgualciti (più il sottoscritto). Con toni melodrammatici dichiarò l'estrazione aperta a tutti i clienti che avevano sottoscritto prestiti superiori ai 500.000 rubli (11.000 euro). Di certo non era il caso di nessuno dei presenti. Il tizio continuò poi a gongolare illustrando la sua grande estrazione a premi a cui nessuno però poteva partecipare. Le tre vecchiette si mostrarono sempre più contariate, brontolando e dandosi strattoni ai cappotti consunti per esprimere il loro disgusto. Alla fine una di loro scoppiò in uno sfogo dal fervore rivoluzionario: "Nell'Unione Sovietica tutti potevano partecipare all'estrazione a premi! Tutti! 500.000 rubli… Ma che sfacciataggine! Ecchecavolo!".

È facile capire il motivo della loro rabbia verso il tizio in lustrini che sventolava sotto i loro occhi la loro condizione di escluse. È una rabbia che rispecchia quella di ampie fasce della popolazione per la loro esclusione dalla politica. Per tornare al tema del Lenin eterno, le sue parole nel 1917 suonano ancora vere nella Russia di oggi: "Agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni tanto, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento".