“Ma la vera partita si gioca nelle capitali”

Articolo pubblicato il 17 novembre 2003
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Articolo pubblicato il 17 novembre 2003

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Anne David, presidente del CEDAG (comitato europeo delle associazioni di interesse generale) e specialista del mondo associativo europeo ci racconta tutto sullo Statuto dell’Associazione Europea (SAE).

Cafè babel ha intervistato Anne David per fare il punto sullo Statuto dell’Associazione Europea (SAE). Amministratrice Delegata della FONDA (l’associazione che si batte per la promozione della vita associativa), Presidente del CEDAG (Comitato europeo delle associazioni di interesse generale) laboratorio di idee con sede a Bruxelles. Anne David è, a livello europeo, uno dei maggiori esperti delle problematiche associative.

Cafè babel: Cosa intende, signora David, per Statuto dell’Associazione Europea?

Anne David: Lo Statuto dell’Associazione Europea non esiste ancora. E’ solo una proposta di regolamento della Commissione Europea, discussa all’interno del gruppo di lavoro “Diritto delle società” della Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. Si tratta quindi di un dibattito tra gli Stati membri. Nel caso in cui il progetto venga approvato dal Consiglio, passerà in Parlamento e molto probabilmente si applicherà la procedura di codecisione.

Si tratta di uno statuto giuridico, facoltativo per le associazioni, di un attributo della cittadinanza europea e di uno strumento per esercitare la libera prestazione di servizi e la libera creazione sul territorio dell’Unione di associazioni che intraprendano attività economiche per raggiungere degli scopi puramente sociali e a cui vengono garantiti gli stessi diritti di altri agenti economici. Questo statuto risulterà utile anche per l’esercizio di attività transfrontaliere.

A 15 anni dalla pubblicazione del “rapporto Fontaine”, lo Statuto dell’Associazione Europea, nonostante gli sforzi del CEDAG, non è stato ancora realizzato. Saprebbe identificare i principali avversari di questa campagna? Ci sono dei governi o delle istituzioni che vi si oppongono in maniera più o meno esplicita?

E’ tutto nelle mani delle presidenze dell’Unione, che possono mettere il progetto all’ordine del giorno. E’ stato il caso della Danimarca e poi della Grecia. Al contrario, la presidenza italiana non ha mostrato interesse e sicuramente anche le presidenze future (Irlanda e Paesi Bassi) avranno lo stesso atteggiamento. Non ci resta che attendere il primo trimestre del 2005, quando toccherà alla presidenza lussemburghese…

E’ vero pure che diversi Paesi membri hanno manifestato il loro disaccordo, insistendo sulla necessità di precisare il campo d’applicazione dello statuto e, in particolare, la definizione dell’AE che appare nell’art. 1 del progetto, prima di aprire il dibattito sull’esigenza di disporre di un tale strumento.

Il CEDAG svolge un compito fondamentale: si occupa di presentare delle proposte ai suoi membri, provenienti da diversi Paesi della Comunità e che possono, così, riferire ai rispettivi governi. Non lo ripetiamo abbastanza: la strada per Bruxelles, passa per le nostre capitali.

E quali sono i vostri principali alleati politici?

Innanzitutto la Commissione che, dopo aver elaborato lo statuto della società europea, quello della cooperativa europea, adesso prepara lo statuto dell’associazione europea. In seguito si parlerà anche di statuto per la mutua europea.

Da molto tempo il Parlamento europeo appoggia il progetto grazie all’intergruppo dell’economia sociale la cui azione è volta alla sensibilizzazione dei deputati sulle specificità dei nostri settori. Ma dovrà essere ricostituito dopo le elezioni del 2004.

Infine, anche il governo francese ed in particolare la Delegazione dell’economia sociale sono dalla nostra parte. Quest’ultima ha organizzato delle riunioni di lavoro con tutti i ministeri interessati, invitando le associazioni a partecipare.

A volte si accusano le associazioni di avere un’organizzazione interna non sempre democratica. Fino a che punto uno statuto europeo dovrebbe costringere un’associazione ad assumere una struttura interna democratica?

Il progetto di statuto dell’associazione europea definisce, nell’art. 4, le modalità di convocazione, di ponderazione dei voti, d’ammissione, le minoranze di blocco… Su questi elementi, lo statuto è sicuramente più rigido della legislazione francese nela quale l’associazione è un contratto di diritto privato in cui le parti sono libere di organizzarsi.

Noi chiediamo uno statuto che contribuisca a sviluppare il concetto di cittadinanza europea e il sentimento di appartenenza ad una comunità.