Ma la Nuova Europa dice no alla linea Zapatero su Cuba

Articolo pubblicato il 14 marzo 2007
Articolo pubblicato il 14 marzo 2007

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Il premier spagnolo è l'artefice della sospensione delle sanzioni contro L'Avana. Ma i nuovi membri Ue, ex comunisti, storcono il naso. E contrattaccano.

La posizione di Bruxelles nei confronti de L’Avana è rimasta praticamente invariata dal 31 gennaio 2005, quando l’Ue ha sospeso le sanzioni diplomatiche nei confronti di Cuba, applicate da giugno 2003.

Tali sanzioni erano state decise in reazione all’incarcerazione sull’isola di 75 oppositori al regime di Fidel Castro. E la sentenza di condanna a morte di 3 temerari che avevano provato a dirottare un traghetto in servizio sulla linea L’Avana - Miami. Dopo la liberazione di alcuni dissidenti, l’Unione ha annullato il congelamento dei rapporti con Cuba, su proposta del premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, grande portavoce "del dialogo costruttivo" tra Bruxelles e L’Avana.

«Castro non vuole dialogare con noi»

Il dialogo costruttivo, così predisposto, si è però scontrato con l’indignazione del Ministro degli Esteri ceco Cyril Svoboda , sostenuto dai diplomatici polacchi e tedeschi: «I veri amici sono in grado di discutere anche di temi che generano tensione, quali diritti umani, persecuzioni, arresti. Fidel Castro non vuole parlare con noi. Per questo è a lui che bisogna chiedere perché i nostri rapporti sono cattivi». 

Fa eco a Svoboda l’ex presidente ceco, fondatore dell'Unione per le Libertà a Cuba, Vaclav Havel, che si oppone alla politica finora tenuta dall’Unione nei confronti del regime cubano: «Oggi l’Unione Europea balla al ritmo della musica di Castro. Invece l’Ue esiste proprio per difendere i propri valori di libertà, e non per sacrificarli sull'altare di una coesistenza armoniosa con i dittatori. La presa di posizione pacifica contro il male è il miglior contributo ai fondamenti spirituali, morali e politici dell’Europa Unita».

Opinioni, queste, condivise dai diplomatici dell’ex blocco orientale che ben ricordano la realtà della dittatura comunista. Sono proprio loro a protestare a voce più alta durante l’incontro in Lussemburgo del giugno 2006, quando il Consiglio dell’Ue ha discusso sul futuro dei rapporti dell’Unione con Cuba. In particolare, il 13 giugno l’Unione ha ammonito Fidel Castro perché trattiene in prigione 330 oppositori. Ma non se l’è sentita di ripristinare le sanzioni imposte contro L’Avana 3 anni prima. E ha addirittura annunciato il prolungamento della loro sospensione fino al giugno del 2007.

I rapporti con Cuba? «necessari e utili» per l'Ue

Nonostante l’opposizione espressa dai rappresentanti di Repubblica Ceca, Polonia, Svezia e Olanda, in Lussemburgo ha vinto ancora una volta l’opzione più mite lanciata dagli spagnoli. Zapatero, distanziandosi dalla posizione filoamericana, e quindi anticastrista, del suo predecessore José María Aznar, ha vinto l’ennesima scaramuccia diplomatica nella battaglia su Cuba.

Nonostante l’enorme coinvolgimento personale nella questione cubana del Commissario dell’Unione per lo Sviluppo, il belga Louis Michel, per il quale le relazioni tra l’Unione e Cuba sono «assolutamente necessarie e utili», l’Ue risulta addirittura irritante a causa della sua passività. A dire il vero, il 9 novembre 2006 l’Assemblea Generale dell’Onu ha condannato l’embargo commerciale americano imposto a Cuba, ma le è mancata la sufficiente volontà politica per chiedere al regime di Castro la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti umani.

Metti l'ex presidente polacco Kwaniewski a Cuba con Havel

Un’iniziativa interessante è quella di Aleksander Kwaniewski, ex Presidente della Polonia, che vuole tornare alla grande politica dopo il tentativo fallito di ottenere il posto di segretario generale dell’Onu. Kwaniewski vorrebbe organizzare, tra maggio e giugno 2007, una tavola rotonda a Cuba, alla quale sarebbero invitati i rappresentanti dell’opposizione cubana e importanti personalità del mondo politico, come Vaclav Havel, Joschka Fischer e Colin Powell. «È un’iniziativa che si trova ad uno stadio iniziale ma siamo ancora lontani dal renderla concreta. Si tratta di un’idea che richiede discussioni a porte chiuse, non davanti ai media», come ha recentemente dichiarato Kwaniewski. Intanto i dissidenti aspettano.

Foto Commissione Europea e Palacio de la Moncloa