Ma dove vai, bellezza in bicicletta? Presentata l’“Indagine sulle Piste Ciclabili a Roma”

Articolo pubblicato il 17 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 17 dicembre 2010

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Tempi duri per i ciclisti romani. Le piste ciclabili sono scarse. Nelle zone periferiche sono anche disastrate e necessiterebbero di interventi di manutenzione. La sosta selvaggia di auto o cassonetti della spazzatura ne rendono dei tratti impraticabili. Sono solo alcuni dei problemi denunciati nell’Indagine sulle Piste Ciclabili a Roma, presentata nella Capitale il 16 dicembre 2010.

Di Tiziana Sforza

C’è stato un tempo in cui la maggior parte dei romani si muoveva in bicicletta. Difficile da credere, vero? Eppure lo vediamo in “Ladri di biciclette”, capolavoro del cinema neorealista. Poi c’è stata la motorizzazione massiccia degli anni Sessanta e i romani hanno dimenticato l’antica passione per le due ruote. O meglio, la passione si è focalizzata sulle “due ruote a benzina”, tant’è che il motorino è considerato il mezzo migliore per circolare nella città eterna. Così la bici si è ridotta a mezzo di trasporto “residuale”, è usata  per lo più da immigrati squattrinati o da chi ne fa una bandiera dei propri ideali ambientalisti ed ecologisti. Insomma, la bici è una scelta “antagonista” e a tratti eccentrica. La maggior parte dei romani si ricorda di avere una bici in occasione delle “domeniche ecologiche” o nel tempo libero per fare attività fisica all’aria aperta. E invece dovrebbe essere considerato un modo pulito, silenzioso e rapido di spostarsi in città. Andare in bici, insomma, dovrebbe essere un “atteggiamento culturale” condiviso dai cittadini e sostenuto dagli amministratori come strumento per migliorare la gestione del traffico nei centri urbani.

Ma torniamo alla realtà. A Roma spetta la maglia nera europeo dell’indice di ciclabilità. E’ quanto emerge dall’“Indagine sulle Piste Ciclabili a Roma”, un progetto a cui hanno lavorato gratuitamente i Ciclomobilisti per l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma. I “Ciclomobilisti” sono un gruppo di ciclisti romani che utilizzano la bicicletta come mezzo di trasporto urbano preferito. Si ritrovano virtualmente su un forum, hanno un blog, un Twitter, una pagina Facebook dove si scambiano consigli per usare la bicicletta in modo più sicuro. Il 13 maggio 2010 hanno organizzato il primo “Bike-to-Work Day”: decine di ciclisti si sono ritrovati in alcuni punti di raccordo e sono arrivati insieme ai luoghi di lavoro.  

L’indagine ha posto l’accento sulle condizioni di realizzazione, manutenzione e contesto urbano di tutte le piste ciclabili su strada del comune di Roma. Quindici le variabili prese in considerazione: tipologia di pista, accessibilità, fondo stradale, protezione dei ciclisti, attraversamenti stradali, pedonali e carrabili, visibilità, segnaletica, intralci, sicurezza, servizi, utilità, lavori in corso, percorribilità durante l’intero anno, percezione complessiva. Emerge che uno dei motivi per cui a Roma si usa poco la bici è la scarsità di piste ciclabili. Oltre agli stessi ciclisti, lo confermano fonti istituzionali: il Piano quadro della Ciclabilità del Comune di Roma ammette che “l’assenza di una pianificazione specifica del sistema ciclabilità in relazione alle caratteristiche della domanda di trasporto (sostanzialmente radiocentrica) ha comportato la mancanza di un disegno d’insieme e di una gerarchizzazione delle piste. Lo stato dell’arte evidenzia quindi una forte frammentazione dei percorsi ciclabili e la conseguente assenza di una maglia funzionale alla domanda di mobilità”.

Dove pedalare a Roma?

Le piste ciclabili a Roma hanno allo stato attuale un’estensione di circa 115-120 km. Le più importanti sono le “dorsali” sulla banchina e le rive del Tevere (32,7 km), da Ponte Milvio all’Aniene (8,8 km), lungo la Colombo (10,1 km) e la Togliatti (5,5 km), il nuovo corridoio della mobilità Anagnina-Tor Vergata (17,7 km con tutte le diramazioni). Mancano però mappe ufficiali aggiornate con le ultime realizzazioni.

Altri problemi segnalati dall’indagine sono la segnaletica insufficiente (o rimossa in modo coatto) sulle piste ciclabili , gli attraversamenti pedonali e carrabili, gli intralci sulla pista e la scarsa presenza di servizi a disposizione dei ciclisti (ad esempio le colonnine SOS). L’associazione BiciRoma denuncia costantemente attraverso la sua newsletter la presenza di tronchi d’albero o altri oggetti ingombranti sulla pista ciclabile del Tevere o lo stato di abbandono in cui versano altre ciclabili della città. 

Nord Italia, il paradiso dei ciclisti

Allargando la lente a tutta l’Italia, l’indagine campionaria di Isfort – Osservatorio Audimob del 2007 mostra che in Emilia Romagna il 31% degli intervistati sono ciclisti abituali che utilizzano la bici almeno 3-4 volte a settimana. Buone percentuali si riscontrano nelle altre regioni del Nord-Est. Dati sconfortanti invece a Sud: in Campania, Sicilia, Basilicata e Molise troviamo il 3-4% di ciclisti abituali e circa l’80% di non utilizzatori. Il Lazio è ultima tra le regioni del Centro-Nord: i ciclisti abituali sono il 4,4%, mentre il 78,8% non utilizza mai o quasi mai la bici.

Nel 2009 Legambiente ha calcolato i “metri ciclabili equivalenti” per i capoluoghi italiani: ai primi posti svettano le città medie della pianura padana (Reggio Emilia, Lodi, Modena e Mantova). Le metropoli sono più ostili alle bici, a parte alcune città del Nord-Est, Torino e Firenze.

E in Europa?

Una indagine 2007 di Eurobarometro sui trasporti nei paesi europei ha fornito dati omogenei e confrontabili tra i paesi membri. Secondo gli intervistati, la bicicletta era il principale mezzo di trasporto usato per le attività quotidiane nei Paesi Bassi (40%) e in generale nei paesi nordici, Danimarca (23%), Ungheria (18%), Svezia (17%) e Germania (16%). In fondo alla classifica troviamo i paesi mediterranei. L’Italia - grazie alla già citata passione per l’uso della bicicletta radicata in quasi tutte le regioni del Nord -  aveva una percentuale del 5,4%, inferiore alla media europea (8,7%) ma comunque superiore rispetto a Regno Unito, Francia e Spagna.

Nonostante il clima mite che la caratterizza dovrebbe rendere Roma la regina delle biciclette, accade che Londra, Parigi, Berlino, Amsterdam o Copenhagen (in queste ultime due, si vedono in giro più bici che auto) la precedano abbondantemente nelle classifiche.

Le città del Nord Europa dedicano grande attenzione al tema della mobilità in bicicletta, considerato un indicatore della qualità della vita. Il freddo non rappresenta un problema per i nordici. Una massima dei ciclisti di Copenhagen è infatti “per la bicicletta non esiste un tempo non adatto, solo l'abbigliamento può essere non adatto”. Non a caso le biciclette usate a Copenhagen per gli spostamenti di tutti i giorni consentono di risparmiare 90mila tonnellate all'anno di CO2, secondo quanto emerse un anno fa nel corso degli eventi collaterali del Summit sul clima nella capitale danese.  

I londinesi sono fortunati poiché il loro sindaco, Boris Johnson, è un appassionato ciclista e ha rivoluzionato la mappa della viabilità considerando la ciclabilità parte integrante nella pianificazione e gestione della città. Nel 2010 sono stati avviati tre programmi per raggiungere tale scopo (il bike sharing su larga scala, 12 cycle superhighways per raggiungere in bici luoghi centrali; iniziative nei quartieri periferici per agire sulla mentalità dei londinesi) e  interventi specifici su singoli problemi. Una sezione del sito di Transport for London è interamente dedicata alla ciclabilità: consente di scaricare guide (anche per cellulare) e offre consigli per scegliere la bici giusta, allenarsi, andare sicuri, evitare i furti, curare la bici, eventi in calendario, link utili.

A Parigi la passione per le due ruote nasce sull’onda del bike sharing, la prima grande città ad avviare il servizio diventando punto di riferimento per le altre capitali europee. La capitale francese offre ai suoi ciclisti 11 itinerari ciclabili che attraversano territorio comunale, una rete di piste ciclabili, corsie preferenziali aperte alle bici, sentieri nei parchi, aree pedonali, zone 30 (massima velocità consentita ai veicoli) e strade a senso unico percorribili  contromano.

Barcellona ha puntato sulle campagne di “bicivismo” e sullo sviluppo di comunità di ciclisti (ad esempio “BiciCampus” tra gli studenti universitari). La “casa della bicicletta” e la Commissione comunale per la bicicletta hanno fatto dei progetti per la condivisione di norme e progetti. Annualmente sono condotte indagini sull’attitudine dei catalani nei confronti della bici (Baròmetre anual de la bicicleta). Il tema è preso così sul serio, che la città ha investito 1 milione di euro all’anno dal 2006 al 2010 per azioni che possano creare condizionamenti culturali positivi all’uso delle due ruote.