Lussemburgo: gli stranieri alle urne?

Articolo pubblicato il 05 maggio 2009
Articolo pubblicato il 05 maggio 2009

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Quasi la metà della popolazione del Lussemburgo è costituita da immigrati, ed il multiculturalismo è la filosofia della capitale, dove i due terzi degli abitanti sono stranieri. Secondo le statistiche, dal 2015 nel Granducato si conteranno più immigrati che lussemburghesi di nascita. Gli immigrati che da cinque anni hanno dimora fissa in Lussemburgo possono già votare alle comunali.
Gli stranieri che vivono in Lussemburgo dovrebbero aver il diritto di partecipare anche alle legislative? Le risposte di sei

giovani.

Timon, 24 anni, lussemburghese

©cafebabel.com«Sì, perché i lussemburghesi votano sempre e solo partiti che non vogliono modificare la Costituzione. Così non ci sono mai cambiamenti ed inoltre viene impedito agli stranieri di poter ricoprire cariche pubbliche e di avere uno stipendio di 3000 euro. È ingiusto».

Dan, 23 anni, lussemburghese

©cafebabel.com«Certo, dobbiamo fare di tutto affinché gli stranieri s’integrino meglio. Per farsi una propria opinione politica devono integrarsi automaticamente».

Emilie, 20 anni, francese

©cafebabel.com«Sarebbe molto positivo: così gli stranieri parteciperebbero di più alla vita del Paese. Ma, prima di capire come funziona, devono averci già vissuto per un certo periodo».

Clif, 25 anni, lussemburghese

©cafebabel.com«Gli straneri dovrebbero aver il diritto di votare, ma non di essere votati, altrimenti i lussemburghesi, se è vero che presto saranno una minoranza nel proprio Paese, rischierebbero di non aver più nessun rappresentante».

Philip, 27 anni, svedese

©cafebabel.com«No, se tutti potessero votare ci sarebbero fin troppi elettori, quindi non potrebbe più esserci dialogo».

Dharamveer, 26 anni, indiano

©cafebabel.com«No, a meno che non si dia agli stranieri anche il diritto di candidarsi. Allora però dovrebbero vivere almeno 10 anni nel Paese per integrarsi bene nella società. Due o tre anni, infatti, non bastano».