L'Unione europea verso un nuovo accordo globale sul clima

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2015

Nella serata del 28 gennaio il cammino da intraprendere verso un nuovo accordo internazionale sui cambiamenti climatici si stava  ancora discuttendo al Parlamento Europeo. Lo scopo era di arrivare ad una decisione comune all'interno dell'UE relativa ad un nuovo accordo sui cambiamenti climatici. I colloqui finali dovranno essere conclusi al vertice ONU sul clima COP21 a Parigi, nel dicembre 2015.

L'ambizioso obiettivo di Parigi è quello di giungere ad un nuovo accordo globale, giuridicamente vincolante per la lotta contro il cambiamento climatico aggravata dall'attività umana. Il Protocollo di Kyoto è scaduto nel 2012 e i nostri leader politici stanno preparando una nuova trattativa globale per la lotta contro l'aumento del livello del mare e la temperatura globale.

Stiamo consapevolmente assistendo ad un aumento del cambiamento climatico globale. Ci sono state manifestazioni di protesta, innumerevoli siti web che promuovono la sensibilizzazione e alcune città che si  impegnano nell'informarci sugli effetti nocivi dei cambiamenti climatici. Questa situazione ha un'elevata priorità nell'agenda politica Europea, nelle principali economie e nei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Gli obiettivi generali

È ambizioso il tentativo di raggiungere un accordo che sia giuridicamente vincolante per tutte le parti, compresi gli Stati Uniti e la Cina. L'obiettivo finale è quello di limitare l'aumento globale della temperatura ad un valore inferiore ai 2 °C rispetto al periodo preindustriale. L'UNIPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite) ha indicato che, per restare in un valore inferiore ai 2 °C, le emissioni globali devono essere ridotte del 40-70% entro il 2050 (rispetto al 2010).  L'obiettivo globale è quello di raggiungere emissioni pari a zero entro il 2100. Si tratta di una sfida enorme.

L'obiettivo primario è quello di raggiungere un accordo comune all'interno dell'UE. Nell'ottobre 2014, i leader europei hanno approvato la riduzione delle emissioni nazionali  del 40% nel 2030 (rispetto al 1990).  In linea con l'obiettivo di lungo termine, ovvero quello di ridurre le emissioni del 80-95% per l'anno 2050 - c'è da capire quale contributo dell'Unione europea sarà presentato al UNIPCC entro il primo trimestre di quest'anno.

Il convegno sul clima svoltosi a Lima lo scorso dicembre, doveva impostare un piano chiaro per mantenere aperte le trattative verso il raggiungimento di un accordo globale definitivo al vertice di Parigi del 2015. Il risultato lascia a desiderare e molte preoccupazioni restano ancora nell'aria. La principale preoccupazione per i paesi più poveri è naturalmente l'impatto finanziario e il sostegno dei paesi ricchi per l'attuazione dell'accordo.

Il dibattito al Parlamento Europeo

Il sentimento generale al dibattito tra i deputati del Parlamento, il Consiglio e la Commissione europea trasmetteva un senso d'urgenza da parte dell'UE. Zanda Kalinina-Luka ševica, una rappresentante della presidenza lettone del Consiglio Europeo ha dichiarato che il Consiglio si è impegnato a stimolare il dibattito e la presentazione della proposta  al UNIPCC entro 1° trimestre dell'anno 2015. Le speranze e aspettative da parte dell'UE  vengono poste  sulle  grandi economie affinché seguano l'esempio dell'Europa. La signora Kalinina-Luka ševica sottolinea che ci sono ancora molti ostacoli da superare e che la visione globale deve ancora emergere. Il Consiglio "Ambiente"   a marzo sarà la prima occasione per discutere la strategia e le previsioni dell'UE.

Il commissario per l'azione per il clima, Miguel Arias Cañete, ha il compito di proporre una legislazione per l'attuazione del piano UE 2030 sul clima e l'energia  e la guida  dei negoziati con il Parlamento europeo così come con i governi nazionali. Secondo il commissario Cañete le questioni fondamentali del futuro accordo sono: la mancanza di chiarezza sugli aspetti giuridici dell'accordo, la consolidazione di azioni concrete nei confronti del cambiamento climatico e dei finanziamenti nazionali per il raggiungimento degli obiettivi di ciascun paese.

Chiaramente queste sono le questioni fondamentali che giraro intorno a qualsiasi accordo e che per l'UE diventeranno una sfida nel 2015. 

Scontro tra gli stati membri dell'UE

Tra i numerosi deputati che hanno espresso solidarietà e cooperazione nei confronti dell'accordo europeo sui cambiamenti climatici ci sono anche delle voci dissenzienti. Sono stati particolarmente espliciti al Parlamento europeo gli eurodeputati polacchi Marek Jurek e Andrzej Duda dell'euroscettico ECR (Conservatori e Riformisti Europei). Hanno sottolineato che l'economia polacca  crollerà inevitabilmente a causa degli obiettivi d'emissione che sono stati stabiliti. Hanno parlato in nome dei paesi più poveri dell'est d'europa che saranno i più colpiti dai nuovi requisiti necessari per raggiungere gli obiettivi dell'UE. Gli stati membri che hanno l'industria pesante e meno soldi da investire in nuove tecnologie saranno in chiaro svantaggio. Secondo L'europarlamentare Andrzej Duda, l'economia dell'UE perderebbe ancor di più la competitività rispetto al resto del mondo  che  non è d'accordo con l'attuale riduzione dell'UE per i prossimi decenni.

Una delle preoccupazioni principali dei negoziati sul clima che si sta presentando da oltre 20 anni è la chiara suddivisione mondiale fra i paesi ricchi e quelli poveri. A questo riguardo, i pareri espressi dal Parlamento europeo non risultano nuovi. È chiaro che alcuni degli stati membri meno ricchi non riusciranno ad arrivare ai livelli imposti dal piano UE e quindi risentirebbero maggiormente le conseguenze. Il supporto verso gli stati membri più poveri dell'UE  dovrebbe essere chiaramente garantito e dichiarato.

Cosa succederà dopo?

Si è deciso che nel giro di 3 mesi, tutti i paesi, compresi gli stati membri dell'UE devono portare avanti i loro piani nazionali per forgiare un accordo. Senza chiare proposte non ci sarà nulla da discutere al vertice di Parigi. Con meno di 10 mesi c'è tantissimo lavoro da portare avanti. È un compito difficile e non ci sono garanzie che il resto del mondo lo seguirà. Per ottenere l'effetto desiderato, il nuovo accordo dovrebbe essere giuridicamente vincolante e sopratutto accettato da tutti.